#ISRAELHAMASWAR. Israele, Hamas e Iran tra dialogo e preparativi per imminenti attacchi

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Tra le minacce di una vendetta Iraniana e una risposta di Israele non meno intimidatoria, il dialogo è andato avanti. Secondo il Giornalista libanese Khalil Nasrallah: “La dichiarazione congiunta di Qatar, Egitto e Stati Uniti rilasciata all’alba del 9 agosto, discute di un accordo di cessate il fuoco che è sul tavolo, con solo i dettagli di attuazione che devono essere finalizzati. Invita entrambe le parti a riprendere i colloqui il 15 agosto a Doha o al Cairo per affrontare le lacune rimanenti. In seguito, i funzionari israeliani confermano che “Tel Aviv” era a conoscenza della dichiarazione in anticipo. Successivamente, una dichiarazione dell’ufficio del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu afferma che invierà una squadra di negoziazione nel luogo concordato per definire i termini e il quadro dell’accordo”.

In seguito, un alto funzionario dell’amministrazione statunitense conferma l’accordo su “accordi e proposte temporanei” e indica che le questioni rimanenti riguardano l’attuazione dell’accordo. Egli nota che “qualsiasi escalation iraniana potrebbe minare le speranze di un accordo di cessate il fuoco a Gaza”, ma aggiunge: “La dichiarazione non è correlata alla situazione regionale, e se ha un impatto sull’Iran, è una buona cosa”.

L’Iran dunque sta aspettando la risposta di Israele che sarà certamente negativa, e a quel punto Teheran sarà costretta a rispondere. Nel frattempo Hezbollah, Hamas e Houthi continuano i loro attacchi. E Israele pure. Se Israele, miracolosamente, dovesse accettare l’accordo, l’Iran farà un atto dimostrativo e nulla di più.

L’esercito israeliano nel frattempo si prepara al peggio, si sta preparando a costruire una tendopoli nel deserto del Negev per accogliere gli sfollati in caso di una grande guerra.

Non solo: secondo fonti libanesi, se i preparativi di lancio di Hezbollah vengono rilevati in Israele in anticipo, l’IDF intende agire per sventare l’attacco in anticipo e colpire i lanciatori prima che sparino. Ma d’altro canto, si stanno anche preparando alla possibilità che non ci siano informazioni sull’operazione in anticipo.

L’apparato di sicurezza israeliano ritiene che lanciare un “attacco preventivo” contro Hezbollah non sia la cosa giusta in questo momento: le condizioni sono molto subottimali. La legittimità internazionale è ai minimi storici, l’elemento sorpresa è carente e Hezbollah è ben preparato. L’IDF è impegnato a combattere nella Striscia di Gaza con personale limitato disponibile per un altro fronte.

La risposta israeliana all’Iran e a Hezbollah dipenderà, in larga misura, da due parametri: l’entità dei danni e le vittime in Israele. Anche l’intensità dell’attacco (la quantità di potenza di fuoco utilizzata) e il numero di obiettivi colpiti con successo rientrano nei parametri di cui sopra.

In Israele affermano che giudicheranno gli eventi in base a ciò che accade realmente e decideranno di conseguenza una rappresaglia. Il ministro della Difesa Gallant ha parlato nei giorni scorsi con una serie di funzionari internazionali: il segretario alla Difesa americano Austin e i ministri della Difesa britannico, italiano e tedesco.

C’è uno sforzo per riunire quanti più partner internazionali possibile per formare una coalizione internazionale, in termini di supporto, appoggio e persino azione per aiutare a difendere Israele.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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