
Settimana intensa per Israele che cercando di uscire dall’empasse politica e portare avanti il suo progetto di espandere i confini proteggendoli. Parliamo di confini con Siria, Libano mentre all’interno del paese si parla di espansione degli insediamenti dei coloni nelle zone della Cisgiordania.
Una cosa è certa: il 72% degli immobili di Gaza, secondo immagini satellitari è completamente distrutto. E se le espansioni sono state più o meno definite, cinque comuni nelle colline del Libano, area del Golan e zone limitrofe finta Quneitra, Daraa e intorno agli amici drusi di As Suwaida; meno chiara è la questione interna con Gaza e la Cisgiordania. La Cisgiordania la momento registra vendite di terreni da parte di Israele ai coloni dove un tempo vivevano i palestinesi.
Una delegazione israeliana è partita il 10 marzo per il Qatar per far avanzare i negoziati, senza il ministro Ron Dermer, mentre Hamas segnala segnali positivi nei negoziati. Tutto questo accadeva quando il ministro dell’Energia israeliano Eli Cohen emetteva la decisione di interrompere la fornitura di elettricità a Gaza. L’11 marzo Khalid Mashal, leader di Hamas: “Il pericolo non è più limitato a Gaza e alla Cisgiordania, ma si estende fino a includere Egitto, Giordania e Arabia Saudita, ed è questo che i leader hanno intuito”. Sono i paesi che hanno tenuto un vertice sulla sicurezza nella regione l’11 marzo ad Amman.
E ancora Khalid Mashal: “La nazione araba ha intuito il pericolo, ma non è abbastanza. Dobbiamo fare di più. Diciamo ai leader della nazione e dell’Egitto che se non fosse stato per il 6 ottobre (la guerra del 1973), non avrebbero riconquistato il Sinai, e se non fosse stato per un 7 ottobre, non avremmo riconquistato la Palestina”.
L’inviato statunitense Adam Boehler ha dichiarato che un accordo su Gaza potrebbe essere finalizzato entro poche settimane per garantire il rilascio di tutti i prigionieri, compresi gli americani.
Il presidente del Comitato per la sicurezza nazionale della Knesset ha sottolineato l’obiettivo di Israele di affermare il pieno controllo su Damasco e impedire a qualsiasi forza militare di emergere in Siria dopo la caduta di Assad. Insomma la Turchia da paese alleato che durante la guerra ad Hamas ha fatto arrivare cibo e altro in Israele ora rischia di essere troppo scomoda.
Il Capo di Stato Maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha visitato la zona cuscinetto di sicurezza in Siria e ha tenuto una valutazione della sicurezza con i comandanti militari e ha nominato il generale Effie Defrin come nuovo portavoce militare, in sostituzione di Daniel Hagari. Adesso per lo Stato Maggiore con la nomina di Defrin gli uomini sono al loro posto e si può riprendere la guerra ad Hamas anche a costo di perdere i prigionieri.
Il primo Ministro israeliano Netanyahu e il capo di stato maggiore dell’esercito Eyal Zamir hanno discusso della ripresa delle operazioni a Gaza, con Zamir che ha rivisto i piani per attacchi aerei intensificati, un’offensiva terrestre ampliata, nuove evacuazioni nel nord di Gaza e la mobilitazione dei riservisti.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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