#ISRAELHAMASWAR. Iraq, tensioni in Kurdistan. Inviato USA dovrà tutelare le minoranze. Siria e Libano nel mirino di Israele. Continua avanzata emiratina in Yemen

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Israele ha approvato un budget di 725 milioni di dollari per la propaganda per il 2026 per migliorare la propria immagine internazionale e rendere il mondo più favorevole a Israele. Mentre da Gaza il Ministero della Salute di Gaza ha annunciato che 373 palestinesi sono stati uccisi e 970 feriti a seguito della violazione da parte di Israele dell’accordo di cessate il fuoco, in vigore da ottobre.

Israele ha denunciato violazioni da parete di Hamas che hanno causato gli attacchi di questi giorni.

Nel suo messaggio alla Conferenza di Istanbul su “Pace e società democratica”, il presidente del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani ha espresso il suo pieno sostegno al nuovo processo in corso di attuazione in Turchia. Nel suo messaggio, Barzani ha definito la visione del Presidente Erdogan “storica e audace” e si è congratulato con Abdullah Öcalan e Devlet Bahçeli per il loro contributo alla pace. L’Iraq negli ultimi giorni nella regione del Kurdistan ha registrato scontri tra Herki e Peshmerga. La nomina di Mark Savaya, un imprenditore caldeo-assiro-iracheno-americano, a Inviato Speciale del Presidente degli Stati Uniti per l’Iraq nel novembre 2025 è stata vista come qualcosa di più di una semplice mossa diplomatica. È avvenuta in un momento di crescenti tensioni tra Washington e i gruppi di resistenza, con l’Iraq alle porte delle elezioni parlamentari. Gli analisti la considerano parte della più ampia strategia dell’amministrazione Trump per ridefinire il ruolo dell’Iraq nell’ordine regionale e limitare l’influenza iraniana. A Savaya, oltre alla sua posizione simbolica di rappresentante delle minoranze cristiane, è stata affidata una missione multiforme: ricostruire le relazioni tra Baghdad e Washington, rafforzare gli investimenti e la presenza economica degli Stati Uniti e rimodellare la struttura di sicurezza dell’Iraq in linea con gli interessi occidentali.

Il presidente siriano Ahmed al-Sharaa ha incontrato nei giorni scorsi l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad a Doha. Mentre iI comandante dell’esercito turco Selçuk Bayırkoğlu si è incontrato a Damasco con il ministro della Difesa siriano Murahf Abu Kasra e il comandante dell’esercito siriano Ali Nur ad-Din a-Nassan. E sempre in materia di tensioni la 76ª Divisione dell’Esercito siriano è stata schierata sul fronte di Tishreen e l’86ª Divisione sul fronte di Deir ez-Zor. In previsione di possibili scontri con i curdi. Le truppe turche sono entrate nella Siria settentrionale attraverso tre diverse rotte: Afrin, Ras al-Ayn e il nord di Aleppo. Si ritiene che siano diretti verso la città di Manbij, controllata dai curdi. In precedenza, la Turchia aveva riferito che Ankara avrebbe concesso ai curdi 30 giorni per completare il processo di integrazione nelle forze di sicurezza governative a Damasco.

Importanti sviluppi si stanno verificando in Yemen. Le forze del Consiglio di Transizione Meridionale, sostenute dagli Emirati Arabi Uniti, sono avanzate verso est, conquistando aree controllate dal Consiglio di Governo Presidenziale yemenita, sostenuto dall’Arabia Saudita, e ora stanno avanzando verso nord. Una delegazione saudita è stata inviata per negoziare il ritiro del Consiglio di Transizione Meridionale. Si registra l’ingresso delle forze militari saudite nella regione di Khachram, in Yemen, a causa delle tensioni con le forze yemenite sostenute dagli Emirati Arabi Uniti.

Registrata una serie di attacchi aerei israeliani in Libano: Iqleem al-Tuffah. Almeno 8 attacchi aerei nel sud del Libano registrati nella giornata dell’ì8 dicembre. Le IDF affermano di aver preso di mira i campi di addestramento di Hezbollah e varie infrastrutture.

Anche nella giornata del 9 dicembre gli attacchi Israeliani sono stati molto intensinel Libano meridionale, a nord del fiume Litani. Demolite diverse case civili nella città di Khiyam. Sul Libano, il capo del Pentagono deve presentare un rapporto entro giugno sui progressi dell’esercito libanese nel disarmo di Hezbollah e sulle opzioni per sospendere gli aiuti militari se si ritiene che “non siano disposti ad agire”. Il Libano ha disarmato l’intera area del Litani meridionale ed è entrato in aree in cui non era mai entrato, distruggendo i tentativi che ha richiesto 20 anni di costruzione. Ma Stati Uniti e Israele non sono ancora soddisfatti.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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