#ISRAELHAMASWAR. Il Papa discute con Herzog di Gaza. Mandela Jr siunusce alla Sumud Flotilla. Eliminazioni mirate a Gaza e Siria 

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Il 4 settembre, Papa Leone XIII ha discusso della “tragica situazione a Gaza” durante un incontro con il presidente israeliano Isaac Herzog e ha chiesto un cessate il fuoco permanente nell’enclave palestinese, ha affermato il Vaticano.

Il pontefice ha anche chiesto il rilascio degli ostaggi rimasti prigionieri del gruppo militante palestinese Hamas, si legge nella dichiarazione ufficiale, e ha ribadito il sostegno del Vaticano a una soluzione a due stati per il decennale conflitto israelo-palestinese.

“Si auspicava una rapida ripresa dei negoziati… per garantire il rilascio di tutti gli ostaggi, raggiungere urgentemente un cessate il fuoco permanente, facilitare l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari nelle aree più colpite e garantire il pieno rispetto del diritto umanitario”, si legge nella dichiarazione.

Herzog aveva precedentemente ringraziato Leone XIII per l’incontro di giovedì in un post su X, e aveva affermato di aver ricevuto un “caloroso benvenuto” in Vaticano. “I leader religiosi e tutti coloro che scelgono la via della pace devono unirsi nel chiedere l’immediato rilascio degli ostaggi come primo ed essenziale passo verso un futuro migliore per l’intera regione”, ha affermato il presidente israeliano.

Nel comunicato si fa riferimento anche a quanto sta accadendo in Cisgiordania e all’importante questione della città di Gerusalemme. Prima di concludere, il comunicato dell’Ufficio Stampa vaticano ha osservato che “Nel corso dei colloqui, si è raggiunto un accordo sul valore storico delle relazioni tra la Santa Sede e Israele”.

Herzog ha successivamente incontrato il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, e l’Arcivescovo Paul R. Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali.

Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar: “Emmanuel Macron non potrà recarsi in Israele finché la Francia persisterà nelle sue azioni anti-israeliane”, facendo riferimento alla volontà francese di voler riconoscere lo stato di Palestina.

Il governo di Netanyahu è irritato dalla volontà del Belgio di riconoscere formalmente uno stato palestinese. Il Primo Ministro belga Bart De Wever “vuole nutrire il coccodrillo terrorista prima che divori il Belgio”, ha scritto l’ufficio del Primo Ministro israeliano sul suo account ufficiale X. “Israele continuerà a difendersi”, ha affermato.

Il 3 settembre, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è scagliato contro il suo omologo belga, definendolo “un leader debole che cerca di placare il terrorismo islamico sacrificando Israele”, il giorno dopo che Bruxelles ha annunciato che avrebbe riconosciuto uno stato palestinese.

Netanyahu ha attaccato in modo simile il Primo Ministro australiano Anthony Albanese il mese scorso, definendolo anch’egli “debole” dopo che Canberra ha annunciato che avrebbe riconosciuto uno stato palestinese e poi ha escluso dal paese un parlamentare israeliano di destra.

Ad oggi, 147 dei 193 stati membri delle Nazioni Unite hanno riconosciuto uno stato palestinese, l’ultimo dei quali è stato il Messico nel gennaio 2025.

Gli Stati Uniti, il principale alleato di Israele, hanno da tempo dichiarato di voler riconoscere uno stato palestinese, ma solo al termine dei negoziati tra palestinesi e Israele su una “soluzione a due stati” concordata. 

Gran Bretagna, Francia, Canada, Australia e Belgio hanno dichiarato che riconosceranno uno stato palestinese all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite alla fine di questo mese, sebbene Londra abbia affermato che potrebbe tirarsi indietro se Israele dovesse adottare misure per alleviare la crisi umanitaria a Gaza e impegnarsi in un processo di pace a lungo termine. Coloro che vedono il riconoscimento come un gesto largamente simbolico sottolineano la presenza trascurabile sul terreno e l’influenza limitata nel conflitto di paesi come Cina, India, Russia e molti stati arabi che hanno riconosciuto l’indipendenza palestinese per decenni.

Senza un seggio a pieno titolo alle Nazioni Unite o il controllo dei propri confini, l’Autorità Nazionale Palestinese ha una capacità limitata di intrattenere relazioni bilaterali.

Il Sudafrica si imbarca sulla Sumud Flotilla. Mandla Mandela, 51 anni, si è unito assieme ad altro 10 attivisti sudafricani alla flottiglia che mira a consegnare cibo e aiuti umanitari a Gaza nonostante il blocco navale israeliano. L’African National Congress sudafricano ha affermato che la loro missione “riflette la nostra lotta per la liberazione”.

“Molti di noi che hanno visitato i territori occupati in Palestina sono tornati con una sola conclusione: che i palestinesi stanno vivendo una forma di apartheid molto peggiore di quella che abbiamo mai sperimentato noi (…) Crediamo che la comunità globale debba continuare a sostenere i palestinesi, proprio come loro sono stati al nostro fianco”, ha detto Mandela.

La Global Sumud Flotilla comprende decine di imbarcazioni e centinaia di persone provenienti da 44 paesi.

In Libano, Il FPM, un tempo suo alleato, continua i suoi attacchi contro Hezbollah e ha rilasciato una dichiarazione in cui condanna l’azione instabile del governo libanese contro Hezbollah e chiede maggiore fermezza e azioni più coraggiose per portare avanti la legge sul monopolio delle armi.

Il presidente libanese ha rilasciato una dichiarazione in cui ha chiesto al comandante UNIFIL di condannare l’attacco israeliano contro le forze armate libanesi di qualche giorno fa, che non ha ferito nessuno.

Diversi alti funzionari di Hamas hanno lasciato il loro quartier generale in Libano a causa dei continui attacchi israeliani nel Paese, nel timore di essere presi di mira, riporta Al Araby Al Jadeed

Ed ecco un rapido sguardo al fronte aggiornato alle 17 del 4 settembre.

Il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz: “Gli Houthi hanno nuovamente lanciato missili contro Israele. All’alba di oggi un missile balistico terra-terra lanciato dagli Houthi sostenuti dall’Iran è caduto in un’area aperta al di fuori del territorio dello Stato di Israele”.

Inoltre, Ansarullah ha tentato di lanciare un missile contro una nave mercantile a circa 178 miglia nautiche a nord-ovest di Hodeidah. Il missile ha mancato la nave ed è caduto in mare.

L’equipaggio è sano e salvo e la nave prosegue la sua rotta, riporta UKMTO.

Nella giornata del 4 settembre proseguono le operazioni dell’IDF a Gaza. I bombardamenti israeliani hanno costretto altri palestinesi a lasciare Gaza City, mentre altre migliaia di residenti hanno sfidato l’ordine israeliano di andarsene, rimanendo tra le rovine lungo il percorso dell’ultima avanzata israeliana.

Le autorità sanitarie di Gaza hanno dichiarato che il fuoco israeliano in tutta l’enclave ha ucciso almeno 53 persone giovedì, la maggior parte delle quali a Gaza City, dove le forze israeliane sono avanzate attraverso la periferia esterna e ora si trovano a pochi chilometri dal centro città.

I residenti hanno affermato che Israele ha bombardato i quartieri di Zeitoun, Sabra, Tuffah e Shejaia di Gaza City da terra e dall’aria. 

I carri armati si sono spinti nella parte orientale del quartiere di Sheikh Radwan a nord-ovest del centro città, distruggendo case e provocando incendi negli accampamenti di tende.

Durante i pesanti bombardamenti nel quartiere di Tuffah, i medici hanno riferito che cinque case sono state danneggiate dagli attacchi israeliani, che hanno ucciso otto persone e ne hanno ferite decine.

L’esercito israeliano ha affermato di essere operativo alla periferia della città per smantellare i tunnel dei militanti e localizzare le armi.

In un comunicato, e sui social di entrambe le parti, si conferma la morte del Comandante Dawood Khalaf,”Abu al-Majd”, del Fronte Popolare, a Deir Al Balah, nel centro della Striscia di Gaza, nella mattina del 4 settembre, durante un tentativo di arresto da parte di una forza speciale israeliana.

Sul fronte libanese e siriano, sono proseguite le operazioni israeliane. IDF.

L’810ª Brigata di Montagna, schierata e concentrata sulla difesa dall’area libanese del “Monte Dov” alla “Cima dell’Hermon” siriano, ha festeggiato un anno di operazioni nell’area”, riporta un comunicato IDF.

IDF ripercorre le operazioni cui questa unità ha preso parte. Durante l’Operazione “Frecce del Nord”, le truppe della brigata hanno smantellato le infrastrutture di Hezbollah nell’area libanese del “Monte Dov”, inclusi tunnel sotterranei e numerose armi.

Durante l’Operazione “Frecce di Bashan” nell’area siriana del “Cima dell’Hermon”, le truppe hanno guidato l’ingresso delle IDF nell’area e da allora hanno continuato le attività operative e di difesa, occupando l’area.

Sui social del Libano è comparso il video dell’attacco al sito di Hezbollah dove per l’IDF erano immagazzinati mezzi ingegneristici utilizzati per il ripristino delle strutture dell’organizzazione nell’area di Kafr Ansariyah nel sud del Libano.

In Siria, un drone IDF ha colpito, distruggendola, un’auto sulla strada per l’aeroporto internazionale di Aleppo. 

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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