#ISRAELHAMASWAR. Houthi: spina del fianco degli USA contro l’Asse della Resistenza

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L’Asse della Resistenza che combatte contro Israele è formato da gruppi che operano in diversi paesi e confluiscono tutti contro Israele: Hamas e milizie alleate, area palestinese; Resistenza Islamica, Giordania, Libano, Palestina, Iraq e Siria; Hezbollah, Libano, Siria, Iraq, Iran, Afghanistan, Venezuela; Ansar Allah, Yemen, Giordania, Sinai. 

L’Amministrazione Biden ha fornito a Israele per far fronte alle necessità belliche contro questi gruppi facenti parte dell’Asse della Resistenza circa 17,9 miliardi di dollari in aiuti militari dal 7 ottobre dell’anno scorso e ha speso almeno altri 4,86 ​​miliardi di dollari nella sua lotta contro gli Houthi dello Yemen. A cui vanno aggiunti i costi per la difesa di Israele del 2 di ottobre, circa 100 milioni di dollari o forse più. 

Si stima che la campagna guidata dagli Stati Uniti per combattere gli Houthi dello Yemen, che l’amministrazione Biden ha rimosso dalla lista nera del terrorismo prima di aggiungerli di nuovo, sia costata ai contribuenti quasi 4,86 ​​miliardi di dollari. Altri 2 miliardi di dollari potrebbero essere necessari nei prossimi mesi, secondo gli ultimi dati. 

Dall’escalation del conflitto israelo-palestinese del 7 ottobre 2023, i combattenti del movimento Ansar Allah non solo hanno ostacolato con successo le navi mercantili nella regione del Mar Rosso, ma hanno anche distrutto sistematicamente i droni della coalizione occidentale, in particolare gli americani MQ-9A Reaper.

Nella provincia yemenita di Dhamar, le difese aeree degli Houthi hanno neutralizzato, il 16 settembre, il decimo “Reaper” dall’escalation in Palestina e Israele. Considerando il costo di un singolo drone da ricognizione e attacco di 30 milioni di dollari, in totale i “combattenti in sandali” yemeniti hanno abbattuto tali UAV per un valore complessivo di 310 milioni di dollari. L’undicesimo è stato abbattuto il 30 di settembre nella provincia di Saada. 

E se fino alla fine di settembre, le mire di Ansar Allah erano confinate allo stretto di Bābel-Mandeb e ai droni da ricognizione, con quella che hanno definito loro stessi la quinta fase dell’escalation nel mirino sono finite le città israeliane. A partire dal due ottobre hanno preso di mira in giorni diversi: Tel Aviv, Eilat e Haifa usando missili e droni: fonte portavoce militare di Ansar Allah.

Il 4 ottobre gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno lanciato una serie di attacchi aerei sulla capitale yemenita Sanaa e sulla città di Hodeidah. Il Comando Centrale americano ha annunciato la distruzione di quindici obiettivi del movimento sciita Ansar Allah nello Yemen. “Gli obiettivi erano depositi di armi, sistemi di difesa aerea, il territorio dell’accademia navale e le infrastrutture militari degli Houthi nelle province di Sana’a, Hodeidah e Damar. L’attacco ha utilizzato missili Tomahawk lanciati dal sottomarino nucleare USS Georgia nel Mar Rosso. Secondo il Pentagono la distruzione delle strutture “ridurrà il potenziale militare del movimento sciita.”

In risposta gli Houthi hanno postato on line il video dell’attacco alla petroliera Cordelia Moon britannica e il sette ottobre hanno attaccato Tel Aviv. 

Nel video di propaganda in cui si vedeva l’attacco alla Cordelia Moon si ascoltano le seguenti parole: “Vittoria promessa e santo jihad. Monitoraggio dell’operazione di attacco alla petroliera britannica CORDELIA MOON, delle azioni delle forze armate yemenite con una barca senza pilota, nonché delle operazioni di combattimento per attaccare navi americane e britanniche e della continuazione del blocco navale israeliano”. 

Di questo passo la cifra che gli Stati Uniti dovranno sborsare per combattere gli Houti è destinata ad aumentare. 

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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