
L’operazione ordinata dal primo ministro Benjamin Netanyahu sarà, secondo gli analisti medio orientali, la più dolorosa dal 7 ottobre 2023. Hamas ha chiesto in più occasioni un ritiro delle truppe da Gaza, accettando di non governare ma chiedendo esplicitamente a Israele di andarsene. Netanyahu ha invece detto che la Striscia di Gaza fa parte del progetto del Grande Israele. Ad attendere i militari israeliani, non ci saranno i carri armati, ma oltre trappole e agguati. I tunnel che l’IDF è sempre pronta a mostrar dopo la distruzione non sono stati tutti demoliti e Hamas vive a Gaza da sempre, quindi conosce ogni buco, ogni anfratto, ogni via. Inoltre tra le capacità di resilienza di Hamas la retro ingegneria. Ovvero l’utilizzo di materiale bellico per ricostruire materiale bellico diverso dalla destinazione di uso originaria.
A dirlo sono le stesse brigate di Hamas. Il 12 agosto, un comandante sul campo delle Brigate Al-Quds scrive: “Dopo il ritiro parziale del nemico dalle aree a est di Gaza negli ultimi giorni, e dopo essere arrivati ai siti operativi precedentemente preparati con ordigni esplosivi terrestri Thaqib e Zilzal, nonché con bombe ricostruite in retroingegneria lasciate dal nemico, abbiamo scoperto quanto segue: L’esplosione e la distruzione di oltre 52 veicoli militari israeliani nelle aree di Shuja’iyya, al-Tuffah e al-Zaytoun con ordigni esplosivi e granate. I nostri combattenti hanno osservato crateri e resti di veicoli blindati nelle vicinanze dei siti operativi precedentemente preparati”.
E ancora nel comunicato si legge: “Ciò che le nostre telecamere di sorveglianza sono riuscite a documentare delle operazioni, lo stavamo annunciando, e ci sono molte esplosioni di veicoli con ordigni esplosivi pre-installati che non sono state annunciate a causa della nostra incapacità di raggiungerli e documentarli. È vero che la distruzione causata alle case è massiccia ed estesa, ma i risultati sul campo confermano che il nemico ha ricevuto un duro colpo nella sua incursione a est di Gaza. Continueremo ad adempiere alle nostre responsabilità. Nella lotta contro il nemico sionista, nonostante la disparità di capacità e la guerra impari, non lo accoglieremo con le rose”.
Gli agguati di Hamas saranno accompagnati dai bombardamenti yemeniti, e soprattutto dal blocco navale che al momento stando alle dichiarazioni di Ansar Allah è totale. Il 12 agosto gli Houthi hanno rivendicato bombardamento di obiettivi in Israele da parte di droni ad Haifa, nel Negev, a Eliat e a Beersheba. Sono stati utilizzati sei droni. Il porto di Eliat al momento è chiuso.
Sempre gli yemeniti Houthi il 14 agosto hanno attaccato l’aeroporto dio Ben Guerion con un missile Palestine 2. Entrambi gli attacchi sono stati intercettati dalle IDF. Ma gli Houthi hanno comunque raggiunto l’obiettivo, come scrivono nei loro comunicati: “far scappare gli israeliani e mandarli nei rifugi”.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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