
Il 6 marzo si terrà alla Mecca un incontro ministeriale che riunirà i ministri degli Esteri dei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, Egitto, Siria, Marocco e Giordania per discutere e rivedere gli attuali sviluppi regionali.
In Egitto, ieri, Due fonti di sicurezza egiziane hanno riferito a Reuters che la delegazione israeliana stava cercando di raggiungere un accordo per estendere la prima fase dell’accordo di 42 giorni. La delegazione israeliana partita per il Cairo era guidata dal vice capo dello Shin Bet e coordinatore per gli affari dei prigionieri e delle persone scomparse, Gal Hirsch, e la delegazione ha ottenuto il mandato per estendere la prima fase dell’accordo.
Hamas però in un comunicato ufficiale ha fatto sapere: “Con la fine della prima fase dell’accordo di cessate il fuoco e scambio di prigionieri, il Movimento di Resistenza Islamica (Hamas) conferma il suo pieno impegno nell’attuazione di tutti i termini dell’accordo in tutte le sue fasi e dettagli. Chiediamo alla comunità internazionale di esercitare pressioni sull’occupazione sionista affinché aderisca pienamente al suo ruolo nell’accordo e entri immediatamente nella seconda fase senza alcun ritardo o evasione”. A confermare il no di Hamas al proseguimento della prima fase dell’accordo Channel 12: “Hamas rifiuta di estendere la prima fase dell’accordo e chiede l’avvio immediato della seconda fase dei negoziati”.
Il giornale Maariv: “Il piano arabo per Gaza che sarà presentato a Trump tra pochi giorni prevede: Ricostruzione senza sfollamenti, riforme nell’Autorità Palestinese e forze di mantenimento della pace.”
In Libano, alcuni residenti della città di confine di Al-Dahira hanno organizzato un sit-in davanti alla caserma Benoit Barakat a Tiro, in concomitanza con la visita del primo Ministro Nawaf Salam, e hanno issato bandiere libanesi, chiedendo la necessità di fare pressione sul “nemico israeliano” affinché si ritiri in modo che possano tornare nella loro città distrutta durante l’aggressione”.
A Khiam City in. Attesa dell’arrivo del primo Ministro Nawaf Salam slogan recitano: “Il dialogo non è decollato e non decollerà. La terra non tornerà se non con la forza”. Nawaf Salam dalla città di Khiam, nel sud del Libano afferma: “Accetteremo solo la completa partenza del nemico dal Libano, e “Israele” è colui che ha continuato a violare la nostra sovranità e le nostre terre”. Il ministro delle Finanze Yassin Jaber informa che: “La Banca Mondiale sta lavorando per istituire un fondo per la ricostruzione del valore di un miliardo di dollari”.
In un video amatoriale postato nella social sfera da Sanaa, per la prima volta dal 2015, gli aerei da guerra Houthi yemeniti (probabilmente “Sukhoi 22” o “Mig 29”) sono decollati da Sanaa oggi e hanno sorvolato intensamente diversi governatorati, tra cui aree nello Yemen meridionale sotto il controllo della coalizione saudita-emiratina”.
Ed ora uno sguardo agli scenari militari aggiornati alle ore 15:00 del 28 febbraio.
Dalla campagna orientale di Quneitra nella Siria meridionale giungono notizie via social che le forze israeliane avanzano verso Tal Mashara. Le IDF hanno sparato colpi di avvertimento, mirati a impedire ai civili di lasciare le loro case. Nella notte le forze israeliane hanno lanciato una nuova incursione nel governatorato di Quneitra, nella Siria meridionale, e hanno tagliato la strada tra Masharah e Jabah. Non è chiaro se rimarranno di stanza qui. Le forze israeliane sono rientrate nel villaggio di Al-Rafeed nel governatorato di Quneitra, in Siria.
Nel pomeriggio del 28 febbraio quattro veicoli dell’esercito israeliano sono entrati nella strada tra i villaggi di Jamla e Saysoun, nella campagna occidentale di Daraa. Sempre nel pomeriggio i droni israeliani sorvolano lo spazio aereo della campagna occidentale del governatorato di Daraa, nel sud della Siria occupata.
Il governo libanese ha consegnato al governo siriano 70 ufficiali fuggiti in Libano dopo la caduta del precedente regime. In Libano meridionale: fuoco intenso di mitragliatrici verso la periferia di Aitaroun, che si sta preparando per il funerale dei suoi morti. Sono numerosissime le città in cui si stanno compiendo le cerimonie funebri dei morti trovati sotto le macerie dopo la partenza delle IDF.
Secondo la testata Al-Akhbar, si registra la presenza di centri occupati da Israele di fronte agli insediamenti di Shlomi, Shomira, Avivim, Al-Manara e Metulla, oltre alle zone cuscinetto che si estendono tra Al-Dhahira, Al-Bustan, Al-Adisa e Kafr Kila. Secondo una fonte del giornale, “l’elenco dei cinque punti potrebbe salire a dieci”, poiché Israele ha espresso l’intenzione di espandere il sito di Labouneh verso la periferia di Alma al-Shaab, e prevede anche di occupare un nuovo sito tra la periferia di Aita al-Shaab e Rmeish, mentre altre fonti hanno parlato della possibilità di annettere siti alla periferia di Shebaa al distretto di Rashaya, consentendo il controllo sulla Siria meridionale. Droni israeliani hanno la maggior parte dello spazio aereo del Libano meridionale a media altitudine dalle prime ore del mattino fino alle 15:00. Aerei da guerra israeliani volano a bassa quota sulla Bekaa, Baalbek e sulla Bekaa settentrionale.
Secondo Al Jazeera: “Un palestinese è stato ucciso in un attacco di droni israeliani nel centro di Rafah, nel sud di Gaza”. Gli spari della marina israeliana feriscono due pescatori palestinesi al largo della costa di Gaza.
Continuano gli assalti delle IDF nella zona residenziale a est di Nablus. Pennacchi di fumo si alzano dal campo di Nour Shams a Tulkarem, che sta subendo aggressioni diffuse da più di un mese. Le IDF hanno inviato nuovi rinforzi militari, compresi veicoli blindati, a Jenin e al suo accampamento. I bulldozer dell’occupazione stanno lavorando per chiudere l’ingresso principale del campo di Jenin con alti terrapieni. Le IDF espellono i residenti di Amara al-Qaniri vicino all’ingresso del campo di Jenin. Nel pomeriggio Le IDF rendono d’assalto la città di Qarai. Si registrano scontri i tra giovani e le IDF nella città di Kafr Qaddum, a est di Qalqilya. Le forze israeliane compiono arresti a sud di Hebron.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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