
Il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele rappresenta una destabilizzazione calcolata del Corno d’Africa, che rischia di minare la sovranità regionale ed espandendo al contempo la presenza militare e di intelligence israeliana nei corridoi marittimi critici.
Il Somaliland rimane non riconosciuto a livello internazionale. L’Unione Africana, la Lega Araba e le Nazioni Unite continuano a riconoscere l’integrità territoriale della Somalia. Il riconoscimento unilaterale di Israele mina direttamente: il consenso dell’Unione Africana sull’integrità territoriale; la sovranità della Somalia sui confini riconosciuti a livello internazionale; i meccanismi di stabilità regionale che impediscono cascate secessioniste
Israele sfrutta la disperata richiesta di riconoscimento del Somaliland per ottenere influenza contro le potenze regionali, in particolare le relazioni della Somalia con la Turchia e gli stati della Lega Araba.
Israele nega lo Stato palestinese nonostante il riconoscimento da parte di oltre 140 stati membri dell’ONU; una presenza storica precedente allo Stato israeliano; risoluzioni ONU che affermano i diritti dei palestinesi; di contro si affretta a riconoscere il Somaliland, che non ha queste credenziali, esclusivamente per interessi strategici israeliani. Lo stretto di Bab el-Mandeb controlla l’accesso al Mar Rosso e all’Oceano Indiano: il 30% del trasporto container globale passa attraverso questo punto di strozzatura.
E gli obiettivi israeliani sono, nella circostanza, molto chiari: architettura di sorveglianza che monitori il traffico marittimo da/per Iran, Siria e Libano; potenziale base navale per le navi israeliane che operano lontano dal Mediterraneo; stazioni di intelligence con droni/segnali che prendono di mira le forze yemenite e il traffico navale iraniano. Capacità di interdizione per ispezionare le navi che Israele designa come minacce. Non solo Israele mira a trasforma Bab el-Mandeb da via d’acqua internazionale neutrale in zona di sorveglianza controllata da Israele, minacciando la libertà di navigazione.
In questo modo la presenza israeliana completa l’accerchiamento strategico sull’Iran a Nord: in coordinamento tra Egitto e Giordania; a Est stati degli Accordi di Abramo (Emirati Arabi Uniti, Bahrein) a Sud con Somaliland a Bab el-Mandeb; a Ovest: predominio sul Mediterraneo. Inoltre va a creare una capacità di sorveglianza/interdizione a 360 gradi attorno alle forze di resistenza in Palestina, Libano, Siria, Iraq e Yemen.
Il riconoscimento israeliano mina attivamente l’integrità territoriale della Somalia. Il governo di Mogadiscio, che mantiene relazioni con Turchia, Palestina e Lega Araba, ora si trova ad affrontare un’entità secessionista sostenuta da Israele sul suo territorio. La Turchia ha investito in modo significativo in Somalia, addestramento militare, infrastrutture e supporto diplomatico. La mossa israeliana colpisce direttamente l’influenza turca, creando un centro di potere concorrente.
Ci si ritroverebbe anche nel bel mezzo di una escalation del conflitto marittimo. Ansar Allah dello Yemen ha imposto un embargo marittimo sulle navi legate a Israele che sostengono Gaza, legale secondo il diritto internazionale data l’occupazione israeliana. La presenza israeliana in Somaliland mira a: Sorvegliare le capacità navali yemenite a coordinare l’interdizione con le forze statunitensi e britanniche a prendere di mira le linee di rifornimento della resistenza a legittimare le operazioni militari nelle acque yemenite.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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