#ISRAELHAMASWAR. Escalation nel sud del Libano. Gli USA vogliono costruire la coalizione anti-Houthi

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Dan Shapiro, l’ex ambasciatore americano in Israele, sarà nominato massimo funzionario politico del Pentagono per il Medio Oriente. Sostituirà Dana Strole, che lascia il suo incarico dopo tre anni come vice segretario aggiunto alla Difesa.

Secondo la testata Le Monde: “Da più di 70 giorni Israele non ottiene alcun successo decisivo contro Hamas”. La testata francese indica che “Benjamin Netanyahu si è lanciato incautamente nella trappola tesagli da Hamas a Gaza… Dopo 70 giorni di guerra mirata a sradicare Hamas, Israele non ha ottenuto alcun successo decisivo contro di essa”. 

Fonti della sicurezza egiziana sostengono che Israele e Hamas sono pronti al cessate il fuoco, ma in disaccordo sui dettagli. Mentre il rieletto Presidente egiziano Al-Sisi ha dichiarato che: «La guerra al nostro confine orientale rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale dell’Egitto».

Nel frattempo si apprende che gli israeliani hanno arrestato 35 palestinesi in Cisgiordania e Gerusalemme, tra cui 3 donne a dare notizia l’Ufficio informazioni sui prigionieri palestinesi: “Le forze di Israele hanno arrestato lunedì 35 palestinesi in Cisgiordania e Gerusalemme, tra cui 3 donne”.

Il quotidiano israeliano Haaretz riporta che diversi prigionieri palestinesi prelevati da Gaza sono morti sotto la custodia israeliana. Le persone detenute lì sono tenute in complessi recintati con gli occhi coperti e le mani ammanettate per gran parte della giornata, e nelle loro strutture carcerarie la luce è accesa tutta la notte. È stato riferito che più di mille palestinesi di età superiore ai 15 anni sono stati prelevati da Gaza.

Aumenta anche il bilancio delle vittime nel nord di Gaza. Secondo le autorità palestinesi si è arrivati oltre i 18.000 morti. Altri 10.000 palestinesi risultano dispersi, presumibilmente morti, sotto le macerie.

Tel Aviv ha annunciato che le elezioni locali in Israele sono state rinviate almeno fino a febbraio 2024. Si è saputo che il primo Ministro israeliano Netanyahu vuole cambiare il nome della guerra contro Hamas, secondo lui “Spade di ferro” è il nome di un’operazione, non di una guerra. I titoli presi in considerazione includono “Guerra della Genesi”, “Guerra di Gaza” e “Guerra di Simchat Torah”. A Netanyahu piace il nome “Guerra della Genesi”. Il 18 di dicembre insieme al segretario alla Difesa Austin, è arrivato in Israele anche il Capo dello Stato Maggiore Congiunto Charles Brown.

L’IDF a partire dal 17 dicembre afferma di aver lanciato una nuova ondata di attacchi contro obiettivi di Hezbollah nel sud del Libano in risposta agli attacchi lungo il confine. Un aereo da caccia e un elicottero da combattimento hanno colpito diversi edifici utilizzati da Hezbollah, mentre un UAV ha colpito un gruppo di militanti. Nel frattempo, un altro aereo e un carro armato hanno sparato contro le armi e il posto di osservazione di Hezbollah, ha detto l’IDF.

Un carro armato dell’IDF ha anche sparato contro un sito di lancio nel sud del Libano dopo che un razzo era stato lanciato nell’area del Monte Dov. Diversi razzi sono stati lanciati anche contro l’area di Rosh Hanikra, ha aggiunto l’IDF. Sale in numero dei militari israeliani morti dall’inizio dell’operazione di terra e porta il bilancio ufficiale dell’invasione di terra di Gaza a 127 soldati.

Secondo rumors Israele si prepara ufficialmente per lanciare un attacco su vasta scala al Libano. il portavoce dell’esercito israeliano ha posto le basi nel suo discorso sulla necessità di difendere Israele dal Libano, ecco cosa ha detto: «Dal massacro di Hamas del 7 ottobre, Hezbollah ha intensificato i suoi attacchi contro Israele: lanciando razzi, missili e droni; uccidere civili e soldati israeliani; e sfollando oltre 80.000 persone Israeliani dalle loro case nel Nord».

Da quando Hezbollah ha iniziato i suoi attacchi, l’IDF ha risposto colpendo obiettivi di Hezbollah in Libano. Hezbollah – un rappresentante dell’Iran – sta trascinando il Libano in una guerra non necessaria che avrebbe conseguenze devastanti per il popolo libanese. Questa è una guerra che non meritano.

Quando si tratta di minacce esistenziali, consideriamo ogni giorno come se fosse il 6 ottobre, in modo che il massacro di Hamas del 7 ottobre non si ripeta mai più, su nessuno dei nostri confini.

I fatti sul campo parlano da soli: le violazioni della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite da parte di Hezbollah l’hanno resa di fatto nulla. «Fino a quando non sarà adottata una soluzione efficace – che garantisca la sicurezza del nostro popolo – l’IDF continuerà a svolgere il suo dovere: difendere i cittadini di Israele e la sovranità di Israele.

Fino a quando non verrà trovata e attuata una soluzione diplomatica: continueremo a fare i preparativi necessari per rimuovere la minaccia dal nostro confine».

Anche nella giornata del 18 di dicembre Il British Trade Operations Center riporta un’esplosione vicino a una nave nello stretto di Bab al-Mandab. L’ultimo avvertimento degli yemeniti all’America e a Israele: “Se fate il minimo passo, daremo fuoco all’intera regione!”. 

Hossein Al-Bahiti, attivista dei media yemeniti Houthi in una dichiarazione ha detto: «Se Israele non completa la sua offensiva su Gaza, non lo faremo nemmeno noi faremo irruzione nella terza fase e colpiremo in profondità Israele, Tel Aviv e Haifa con armi che non abbiamo ancora utilizzato». «L’America e l’Occidente devono sapere che l’intero Mar Rosso e le loro navi sono nel mirino dei missili e degli UAV yemeniti. L’inverno sta arrivando!». 

Alla luce delle dichiarazioni degli Houthi, i prezzi del GNL in Europa sono aumentati del 7%.

Nella sola giornata del 18 dicembre, una dozzina circa di incidenti navali si sono verificati al largo delle coste di Yemen, contro le navi di proprietà israeliana o quelle che gli consegnano rifornimenti. Questi incidenti hanno costretto le compagnie di navigazione globali ad annunciare l’interruzione del transito attraverso quell’area, comprese le petroliere. Il blocco indiretto dello Yemen contro Israele ha lo scopo di creare pressione internazionale, per togliere l’assedio e porre fine al blocco su Gaza. In risposta, la marina americana si sta preparando per una campagna militare per riportare “ordine e sicurezza” in quell’area, in collaborazione con il Regno Unito e altri paesi occidentali e arabi.

Gli sforzi degli Stati Uniti per promuovere una coalizione multinazionale per combattere la minaccia Houthi si trovano ad affrontare gravi sfide a causa delle divergenze con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, riferisce Bloomberg. Secondo la pubblicazione, durante la visita del segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin in Medio Oriente, si prevede di rilasciare una dichiarazione sull’operazione Prosperity Guardian per combattere le minacce provenienti dallo Yemen. La dichiarazione è attesa per oggi 19 dicembre. Gli Stati Uniti dovrebbero lanciare una nuova coalizione contro lo Yemen

Il Pentagono annuncerà la formazione dell’Operazione Prosperity Guardian, una nuova task force per proteggere le navi dagli attacchi yemeniti nello stretto di Bab Al-Mandeb e nel Mar Rosso L’operazione rientrerà nel quadro dell’attuale Combined Maritime Force 153, una partnership di 39 nazioni focalizzata sulla lotta alla pirateria e al terrorismo nel Mar Rosso

Nelle operazioni di Israele a tutela dei confini, l’attacco informatico del 18. Novembre contro le stazioni di servizio, Mentre il 17 di dicembre l’aeronautica israeliana colpisce la periferia di Damasco a caccia degli uomini di Hezbollah e delle milizie del Jihad islamico. 

Ed ora uno sguardo all’escalation nella zona del conflitto israelo-palestinese al 18 dicembre.

Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) continuano le loro operazioni nella Striscia di Gaza. Nella parte settentrionale di Gaza, gli israeliani hanno fatto progressi nella zona di via Al-Yarmouk e dell’omonimo stadio. Veicoli blindati sono attivi nel centro di addestramento di Al-Qattan.

Pesanti combattimenti sono in corso nella parte centrale e meridionale del settore. Gruppi palestinesi stanno sparando con mortai e lanciando razzi artigianali contro le postazioni dell’IDF, inclusa Gaza.

La situazione al confine libanese-israeliano rimane invariata. Hezbollah continua ad attaccare i valichi di frontiera dell’esercito israeliano. In risposta, l’IDF ha lanciato molteplici attacchi di artiglieria e aerei, e gli UAV da attacco e da ricognizione sono stati ampiamente utilizzati. In modo particolare nella giornata del 18 dicembre si segnalano tre attacchi aerei israeliani a Naqoura, nel sud del Libano, seguiti da altri 4 ad Aita Al-Shaab. Attività israeliana di droni e artiglieria in corso contro i villaggi di Yaroun, Aitaroun e Blida nel sud del Libano. Ulteriori attacchi aerei segnalati a Ter Harfa.

Hezbollah ha rivendicato 10 attacchi attacchi contro l’esercito israeliano: Base Birkat Risha alle 8.30; Soldati vicino alla base Hanita alle 9.00; Soldati vicino al punto Sa’Sa’ alle 9.50; Soldati nella foresta di Adather alle 10.30; ammassamento militare Jal Al-Allam alle 13:30; Attrezzatura all’insediamento di Duviv alle 14:25; Base militare di Al-Rahib alle 14:50; Quartier generale dell’esercito vicino all’insediamento di Even Manahim alle 14:55; Caserma Avivim alle 15:25; Soldati e veicoli vicino a Hunin alle 17:30

Le fonti di Hezbollah riportano 111 combattenti morti dall’inizio dell’operazione Spade di Ferro. 

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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