#ISRAELHAMASWAR. Divisione all’interno dello Stato Maggiore sull’operazione di Gaza City, la politica alla fine ha deciso per l’invasione. Gli Usa vietano alle delegazioni palestinesi il visto per l’assemblea ONU

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Secondo la testata Yedioth Ahronoth, articolo di Ron Ben-Yishai: “C’è una divisione all’interno dello Stato Maggiore israeliano sulla questione dell’occupazione di Gaza City”. “Il Capo di Stato Maggiore Eyal Zamir guida un gruppo favorevole a un accordo parziale per il rilascio di una parte dei prigionieri, parallelamente a una graduale pressione militare”.

Secondo l’autore dell’articolo il piano di Zamir include: “il blocco di Gaza, l’evacuazione dei residenti, attacchi graduali e l’introduzione di aiuti umanitari per ripristinare la legittimità internazionale. L’obiettivo del piano è ridurre i rischi per la vita dei prigionieri e minimizzare le perdite per l’esercito”.

“L’altro gruppo di generali rifiuta l’accordo parziale e ritiene che dia ad Hamas la possibilità di riprendersi. Questi generali chiedono l’occupazione immediata di Gaza, sfruttando l’attuale stato di difficoltà all’interno di Hamas. Credono che un’occupazione rapida porterà alla distruzione della rete di tunnel e garantirà la sicurezza degli insediamenti circostanti. Questo gruppo teme che procrastinare porterà alla perdita di prigionieri, alla perdita di legittimità internazionale e alla continuazione della guerra per anni”.

La disputa tra i due schieramenti è professionale, non ideologica, a differenza delle divergenze politiche all’interno del governo sugli insediamenti. La decisione del governo è stata un compromesso: negoziare un accordo globale, continuando a esercitare pressioni militari e preparandosi a occupare Gaza in caso di fallimento dei negoziati. Anche se la politica ha vinto sulle questioni professionali.

Al penultimo Consiglio di Sicurezza di israele mancavano cinque ministri che hanno fatto dell’assedio e presa di Gaza la loro migliore campagna elettorale, la cosa non si è ripetuta ieri ma la sostanza non cambia: Ben Gvir e Bazael Smotrich sono i ministri che più hanno premuto per l’assedio e la guerra a Gaza City enclave di Hamas. Alla fine l’accordo con Hamas non si è fatto. 

Israel Katz, altro sostenitore dell’invasione, ministro per la Difesa ha chiarito che non ci sarà nessuna riposta ad Hamas e che quindi guerra sia. Nel frattempo i carri armati sono arrivati a Gaza City. Intensi i bombardamenti preparatori all’invasione sono stati registrati. Partendo dal 28 agosto al Mercato di Omar Al-Mukhtar nella parte orientale di Gaza City, al Campo profughi di Al-Nuseirat nella parte centrale di Gaza, al blocco 10 del campo profughi di Al-Bureij; al Campo profughi di Al-Shati nella parte occidentale di Gaza; Via Al-Shuhada a Gaza City; Parte meridionale di Gaza City; aree settentrionali di Khan Yunis; zone costiere di Rafah. In tutte quelle arre in cui Hamas ha ancora il controllo. 

Le brigate Qassam hanno promesso resistenza. Con attacchi mirati e l’obiettivo di catturare i militari tra le rivendicazioni della scorsa settimana: “il 28 agosto abbiamo preso di mira un carro armato “Merkava” e un veicolo trasporto truppe blindato dell’esercito israeliano con proiettili “Al-Yasin 105” nel centro della città di Jabalia, a nord della Striscia di Gaza. Il 25 e 26 Lunedì e martedì abbiamo fatto esplodere due carri armati “Merkava” con due mine antiuomo altamente esplosive, nella parte orientale e centrale della città di Jabalia, a nord della Striscia di Gaza.

E per quanto riguarda le Nazioni Unite e la proposta di uno stato palestinese, Barak Ravid scrive: “Gli Stati Uniti stanno impedendo ai diplomatici palestinesi, incluso il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen, di partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il mese prossimo”. Barak Ravid: “Questa decisione americana si inserisce nel contesto dell’intenzione dei paesi occidentali di riconoscere uno Stato palestinese alle Nazioni Unite. Si tratta di un provvedimento estremamente insolito, che contraddice l’accordo tra Stati Uniti e Nazioni Unite, che obbliga gli Stati Uniti a concedere visti alle delegazioni che partecipano all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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