#ISRAELHAMASWAR. Difficoltà per l’avvio della II fase, la destra vuole continuare la guerra. I sauditi si preparano a uno scontro con gli Houthi. Attacchi israeliani in Libano

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Gli Stati Uniti stanno valutando sanzioni legate al terrorismo contro l’UNRWA, lo ha detto Trump. Funzionari statunitensi sostengono che sia legata ad Hamas, riporta Reuters. Personale di carriera del Dipartimento di Stato avverte che tali sanzioni potrebbero essere illegali e paralizzerebbero gli aiuti umanitari a Gaza e nella regione. Tra le opzioni discusse c’è l’etichettatura dell’UNRWA come organizzazione terroristica straniera, cosa mai fatta per un’agenzia delle Nazioni Unite, sebbene non sia stata ancora presa alcuna decisione.

L’amministrazione Trump prevede di nominare un generale statunitense a due stelle a capo della Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF) a Gaza, supervisionando la sicurezza e la ricostruzione, riporta Axios. Trump guiderà un nuovo “Gaza Board of Peace”, con l’autorizzazione delle Nazioni Unite per entrambi. Nessun contingente statunitense entrerà a Gaza. Gli Stati Uniti stanno ultimando i piani per l’ISF e la governance, proponendo il bulgaro Nickolay Mladenov come rappresentante del Board of Peace a Gaza e invitando alleati come Germania e Italia a unirsi.

Secondo un diplomatico europeo – fonte Axios – sulle Forze di Difesa Israeliane di Gaza: “Il messaggio è: Se non siete pronti ad andare a Gaza, non lamentatevi che le Forze di Difesa Israeliane restino”.

Alcuni paesi un tempo disposti a inviare truppe, come Indonesia, Azerbaigian, Turchia ed Egitto, potrebbero riconsiderare la cosa a causa dell’incertezza sul disarmo di Hamas e delle regole di ingaggio poco chiare.

L’inviato statunitense Tom Bradley riferisce che: “Gli Stati Uniti vedono ancora un ruolo per l’esercito turco sul terreno a Gaza. Le forze di terra turche sono numerose ed esperte e i loro legami con diverse parti possono contribuire a calmare la situazione a Gaza. Il Medio Oriente è a un bivio e la realtà tribale rende inefficaci le teorie sulla creazione di grandi stati”.

Il Ministero degli Affari Esteri egiziano in una nota fa sapere che i colloqui tra il Ministro Abd El-Aati e Guterres hanno riguardato le modalità per consolidare l’accordo di Gaza e calmare la situazione in Cisgiordania. 

In Israele però c’è chi pensa che sia ancora troppo poco, e che quello che gli USA stanno facendo non sia efficace per Israele. Channel 14 riporta l’intervista al Colonnello della Riserva Oren Solomon secondo cui: “Il presidente degli Stati Uniti Trump vive in un mondo parallelo quando pensa che ci sia pace, ma dobbiamo ricordare che il primo ministro Benjamin Netanyahu appartiene a Israele e deve fare del suo meglio per cambiare la mentalità di Trump e consentire a Israele e al suo esercito di rimuovere la minaccia e distruggere Hamas”. 

A fare da eco a queste parole quelle di Itzhak Krozer, membro della Knesset sempre su Channel 14: “Le prigioni non sono più campi estivi, ma sono tornate a essere prigioni che scoraggiano le organizzazioni e gli autori di operazioni, e il membro ha citato un alto funzionario dello Shabak che affermava che i prigionieri palestinesi implorano di venire allo Shabak e nelle prigioni dell’esercito israeliano solo per non cadere nelle mani del folle Ben Gvir”.

Incidente diplomatico tra Cina e Israele a seguito di una visita del viceministro degli Esteri taiwanese Francois Wu che secondo diverse fonti avrebbe ha visitato “segretamente” Israele, mentre Taipei cerca una più stretta cooperazione in materia di difesa, secondo Reuters. Non si sa chi abbia incontrato o se i colloqui riguardassero il nuovo sistema di difesa aerea multistrato T-Dome di Taiwan, in parte modellato sulle difese israeliane.

In ogni caso il Portavoce dell’ambasciata cinese a Tel Aviv: “Condanniamo la visita di un funzionario taiwanese in “Israele”. La questione di Taiwan riguarda la sovranità e il territorio della Cina ed è una linea rossa che non può essere toccata. Esortiamo ancora una volta la parte israeliana ad aderire rigorosamente a questo principio e a correggere le azioni sbagliate”. 

Amnesty International sia pronunciata in favore dei giornalisti uccisi in Libano sud. “Le nostre indagini confermano che Israele ha preso di mira i giornalisti nel Libano meridionale. L’attacco di Israele ai giornalisti nel Libano meridionale dovrebbe essere considerato un crimine di guerra e i responsabili dovrebbero essere chiamati a risponderne. 

In Libano continua la crisi di elettricità. Mentre il Presidente Berri convoca una sessione congiunta delle commissioni parlamentari alle 11:00 di lunedì prossimo. E in conferenza stampa ha ricordato: “Nessuno può minacciare i libanesi ed è inimmaginabile parlare loro in questo linguaggio, soprattutto da parte dei diplomatici. Ciò che l’ambasciatore Braq ha detto sull’annessione del Libano alla Siria è un “grave errore” totalmente inaccettabile”.

“Ci sono delle costanti: che negozieremo attraverso il comitato “meccanismo””. Stiamo negoziando il ritiro israeliano, il dispiegamento dell’esercito libanese e l’esclusività delle armi a sud del Litani per l’esercito. È deplorevole che nessuno abbia chiesto dove, quando e come Israele abbia implementato o si sia impegnato a rispettare un singolo punto dell’accordo di cessate il fuoco?”

L’inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria, Tom Barrack sostiene che il governo siriano sa che il suo futuro dipende dal raggiungimento di un accordo sulla sicurezza e sui confini con Israele.

Ed ora uno sguardo agli scenari aperti da Israele aggiornato allegre 16:00 dell’11 dicembre. A seguito di un messaggio di avvertimento delle autorità saudite al Consiglio di Transizione del Sud e del sorvolo di elicotteri Apache dell’esercito saudita sul deserto settentrionale della provincia dell’Hadhramaut, i combattenti del sud si sono ritirati dalla strada al-Abr-Khasha e dall’area di al-Khasha, cedendo queste posizioni alle forze di al-Dara‘ al-Watan. Oltre a questo ritiro, il Consiglio di Transizione Meridionale ha emanato direttive per preparare l’uscita dalla valle dell’Hadhramaut e trasferire il controllo dell’area alle forze di al-Dara’ al-Watan, sostenute dall’Arabia Saudita.

Come previsto, gli avvertimenti sauditi hanno spinto le forze del sud a ritirarsi dalle recenti avanzate nell’Hadhramaut e a cedere il controllo della valle alle fazioni allineate all’Arabia Saudita. Tuttavia, il processo di ritiro è ancora nelle sue fasi iniziali e non è chiaro fino a che punto si spingerà la ritirata, né quanto si svilupperanno le tensioni tra i gruppi sostenuti dagli Emirati e quelli sostenuti dall’Arabia Saudita. Sembra che le forze del sud, attraverso manovre caute e calcolate, stiano cercando di assicurarsi una quota maggiore della ricchezza petrolifera dell’Hadhramaut e intendano proseguire in questa direzione il più a lungo possibile.

Nella mattinata dell’11 di dicembre, a seguito degli attacchi della coalizione saudita nelle zone di confine del distretto di Shada, nella provincia di Saada, due civili sono stati uccisi e un altro ferito. L’escalation delle tensioni lungo i confini settentrionali dello Yemen è attribuita alle azioni delle forze saudite. Questo sviluppo minaccia i negoziati volti a risolvere l’attuale conflitto tra Ansar Allah e l’Arabia Saudita.

Durante la notte, un’unità delle IDF si è infiltrata nel villaggio di Mis al-Jabal, vicino alla città di Houla, nel Libano meridionale, e ha fatto saltare in aria un edificio apparentemente appartenente a Hezbollah. L’UNIFIL segnala che un carro armato delle IDF ha aperto il fuoco su una pattuglia UNIFIL vicino a Sarda, nel Libano meridionale. Le IDF erano state precedentemente informate del percorso e dell’orario della pattuglia UNIFIL.

I coloni aggiungono case mobili “roulotte” all’insediamento costruito sul Monte Sabih, nella città di Beita, a sud di Nablus. Le IDF prendono d’assalto il villaggio di Beitin, a nord-est di Ramallah.

Un medico è stato ferito da un proiettile vicino alla stazione di servizio di Al-Namar a Jenin, a seguito di spari casuali da parte delle IDF provenienti dal campo di Jenin. 

Il maltempo sta colpendo i civili a Gaza, che sono sommersi dall’acqua. I carri armati delle IDF nella giornata dell’11 di dicembre aprono il fuoco con mitragliatrici verso sud della città di Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale. Secondo il corrispondente di Al-Mayadeen, “i mezzi delle IDF aprono il fuoco intensivamente nelle aree di Ma’an e Al-Shikh Nasser, a sud di Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale”.

Oltre 30 ministri e membri della Knesset della coalizione si sono rivolti al Ministro della Difesa Katz, chiedendo l’autorizzazione a issare la bandiera israeliana nell’insediamento di Nisanit a Gaza. Hanno affermato: “La vittoria si otterrà solo con la conquista della terra; Gaza fa parte della Terra di Israele”.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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