#ISRAELHAMASWAR. Ampi poteri politici e militari all’ONU a Gaza. Zamir: “La guerra a Gaza non è ancora finita”. Sauditi e emiratini preparano il fronte contro AnsarAllah

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Sono emersi i punti chiave della risoluzione per Gaza preparata dagli Stati Uniti in cui si afferma che agli Stati Uniti e agli altri paesi partecipanti verrà conferita ampia autorità per governare Gaza fino alla fine del 2027, con possibilità di proroga. La Forza di Sicurezza Internazionale (ISF) sarà una forza esecutiva, non solo di peacekeeping.

Forze di vari paesi possono partecipare sotto il coordinamento di una nuova “commissione per la pace” presumibilmente presieduta da Trump. Tra i paesi che sarebbero disposti a fornire forze ci sono Indonesia, Azerbaigian, Egitto e Turchia. Il mandato includerebbe: la sicurezza dei confini, la protezione dei civili, la garanzia di corridoi umanitari, l’addestramento delle forze di polizia palestinesi e la smilitarizzazione di Gaza, incluso il disarmo di Hamas se necessario.

La Forza di Sicurezza Internazionale opererà in consultazione con Israele ed Egitto e potrà adottare “tutte le misure necessarie” secondo il diritto internazionale. La Commissione per la Pace supervisionerà il governo di transizione, il bilancio per la ricostruzione e un comitato tecnico palestinese che gestirà gli affari civili di Gaza.

Gli aiuti saranno erogati tramite le Nazioni Unite, la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa. Nei prossimi giorni sono previsti negoziati sulla risoluzione tra i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di una votazione anticipata e del dispiegamento delle prime forze a Gaza entro gennaio.

In Israele, le IDF hanno annunciato che il corpo ricevuto il 4 sera dalla Striscia di Gaza è quello del soldato Itay Chen, l’ultimo prigioniero americano a Gaza. Il Capo di Stato Maggiore delle IDF, Eyal Zamir, in una dichiarazione ha detto: “La guerra a Gaza non è ancora finita. Stiamo attualmente operando su altri fronti e siamo pronti a riprendere i combattimenti in qualsiasi momento.”

Secondo i media israeliani come TV7, decine di ebrei ortodossi (Haredi) arruolati, temendo l’arresto da parte dell’esercito israeliano, stanno lasciando definitivamente i territori per New York. Non volendo andare sotto le armi. Sempre in tema militare secondo il Ministro delle Finanze israeliano, Bazalel Smotrich, il costo della guerra a Gaza finora è di 66 miliardi di dollari. 

Il premier Benjamin Netanyahu ha mandato un monito ai 200 militanti di Hamas nella striscia di Gazas: “I militanti di Hamas nei tunnel hanno due opzioni: arrendersi o rimanere sottoterra. Hamas deve restituire tutti i corpi dei prigionieri secondo l’accordo; non ci sarà un nuovo accordo”.

Secondo i media israeliani, l’Iran avrebbe detto a Hezbollah che se Israele avesse attaccato di nuovo il gruppo, l’Iran avrebbe sostenuto Hezbollah non vi sono conferme da parte iraniana. Sempre in merito all’Iran si dice che la ricostruzione di numerose strutture missilistiche e di difesa nella Repubblica Islamica sia stata completata e abbiano raggiunto la fase operativa.

Ed ora uno sguardo agli scenari militari. Il Generale Mohsen Mohammed Al-Daeri, Ministro della Difesa del governo yemenita appoggiato da sauditi ed emiratini, ha visitato la situazione e il dispiegamento delle forze sui fronti di Maris, Al-Fakher e Al-Jabareh nel governatorato di Al-Dhalea. Questa visita è stata condotta nell’ambito dei possibili preparativi di queste forze per lo scontro con Ansarallah. Le forze del governo yemenita saudita-emiratino si stanno preparando per un conflitto terrestre con Ansarallah e uno dei possibili fronti di conflitto sarà il difficile e montuoso asse del governatorato di Al-Dhalea.

Il leader Houthi nella notte del 4 novembre ha minacciato: “Siamo costretti a procedere verso una guerra globale e su vasta scala nella regione con Israele”.

Secondo Tehran Times: “L’incitamento dei media americani e israeliani contro l’Iraq e le chiacchiere di Israele su un (fronte orientale) non sono altro che un incitamento alla guerra e un tentativo di interferire nelle prossime elezioni irachene e aumentare la pressione sull’Iran”.

Ancora attacchi registrati in Libano tra la notte del 4 e del 5 novembre. Un’auto è stata presa di mira a Burj Rahal, nel Libano meridionale. Hussein Deeb è stato ucciso. I droni israeliani continuano a condurre missioni di ricognizione su gran parte delle regioni di confine meridionale e su diversi distretti nel profondo sud del Libano.

Nella tarda serata del 4 di novembre Israele ha preso di mira con l’artiglieria i quartieri nord-occidentali di Beit Lahia, nella Striscia di Gaza settentrionale. Bombardamenti a Gaza City registrati nella mattinata del 5 di novembre. 

Secondo i media locali, il 4 mattina l’artiglieria israeliana ha bombardato i quartieri orientali di Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale.

Nella giornata del 5 novembre l’aviazione israeliana ha lanciato diversi raid a est della città di Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale. Prima degli attacchi aerei, l’artiglieria delle IDF ha effettuato continui attacchi.

In Cisgiordania un anziano palestinese è rimasto ferito in seguito a un attacco da parte di coloni israeliani contro i residenti nella zona di Khirbet Shaab Al-Battam a Masafer Yatta, a sud di Hebron. Il governo israeliano continua a pubblicare gare d’appalto per le aziende israeliane che vogliono stabilire unità di insediamento negli insediamenti a sud di Ramallah.

Nasser Al-Din, membro di Hamas, ha spiegato che questi progetti di insediamento mirati alle aree nord-orientali di Gerusalemme rientrano nel piano più pericoloso, denominato “Grande Gerusalemme”, attraverso il quale il governo di Israele cerca di separare la città dalla sua estensione palestinese e di inglobare altra terra per ulteriori insediamenti e una sistematica ebraizzazione.

L’unità Duvdevan delle IDF ha effettuato il 5 novembre dei raid nel governatorato di Nablus, in Cisgiordania, arrestando due militanti affiliati ad Hamas.

Un combattente è stato arrestato nel campo profughi di Balata, nella città di Nablus, e un altro nel vicino villaggio di Masaken A’abeihya. L’uomo nel campo di Balata è stato visto mentre veniva scortato su una jeep blindata prima di essere portato via dalla città.

Entrambi i militanti arrestati facevano parte del gruppo armato locale “Battaglione Nablus”, che è principalmente subordinato alle “Brigate Saraya Al-Quds” del Jihad islamico palestinese, ma ha anche noti legami con Hamas.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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