#ISRAELHAMASWAR. Amichai Chikli, Ministro della Diaspora israeliana: Siria e Turchia rappresentano una minaccia per Israele. Imboscata di Hamas contro Abu Shabab la spia di Israele ucciso a Rafah nella striscia gialla

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Il premier Netanyahu vuole estendere l’Accordo ai “Paesi islamici al di fuori della regione”. Ha respinto l’idea di uno stato palestinese, definendo Gaza uno “stato palestinese” che ha solo causato “il più orribile massacro di ebrei dall’Olocausto”. Ha affermato che l’opposizione israeliana alla creazione di uno stato (99 membri della Knesset su 120) è pressoché totale, citando l'”indottrinamento da manuale” palestinese e i programmi “paga per uccidere” per giustificare il rifiuto permanente. Ha anche affermato che il principe ereditario saudita MBS vorrebbe ancora aderire agli Accordi di Abramo se si arrivasse a un percorso a due stati. “Ho lavorato [agli Accordi] in segreto con il team di Trump”, ha detto Netanyahu, descrivendo una diplomazia dietro le quinte di cui solo “tre persone nel mio ufficio” erano a conoscenza. Ora, vuole espandersi oltre i confini degli stati arabi, verso “paesi islamici al di fuori della regione”.

Il Ministro per gli Affari della Diaspora e la Lotta all’Antisemitismo Amichai Chikli ha detto che: “Turchia e Siria rappresentano la minaccia più grande per lo Stato di Israele. Erdogan e Jawlani (Ahmad al Shara, ndr) sono membri dei Fratelli Musulmani. Noi siamo i loro nemici. Dobbiamo continuare la lotta contro gli islamisti, preservando le nostre forze sul Monte Hermon e nella zona cuscinetto. Non ci sarà alcun accordo di pace con Jawlani; è completamente illegittimo. La Turchia sta diventando il nuovo Iran; la visione di Erdogan è la restaurazione dell’Impero Ottomano. Erdogan fa parte di un movimento che l’Amministrazione americana sta cercando di contrastare.”

Nel frattempo in Iran, le forze di sicurezza iraniane hanno deciso di trasferire una brigata meccanizzata nell’Iran nordoccidentale per contrastare le forze nemiche che si infiltrano nel territorio iraniano. Inoltre Teheran ha risposto a Israele in merito alle relazioni con al Siria. Secondo il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi: “L’Iran attualmente non intrattiene relazioni diplomatiche con il governo siriano. Teheran monitora attentamente gli sviluppi in Siria senza affrettarsi a prendere misure per normalizzare le relazioni. Non ho incontrato il Ministro degli Esteri siriano a Muscat. L’Iran non interferisce negli affari interni della Siria”.

Il 3 dicembre Libano e Israele hanno tenuto i loro primi colloqui diretti in decenni, con rappresentanti civili incontrati presso la sede delle Nazioni Unite a Naqoura, al confine con il Libano. L’incontro si è svolto nell’ambito di un quadro di monitoraggio del cessate il fuoco guidato dagli Stati Uniti; secondo quanto riportato dall’AFP e dai media libanesi e israeliani, avrebbe partecipato anche l’inviato speciale statunitense Morgan Ortagus. Molto mal vista dall’esercito libanese perla sua veemenza e aggressività verbale nei confronti delle alte sfere dell’esercito.

Il primo Ministro libanese, Nawaf Abdallah Salim Salam: ha detto ancora una volta che: “Hezbollah deve consegnare le sue armi”. Al termine dell’incontro Netanyahu ha dichiarato: “Libano e Israele accordano di promuovere una possibile cooperazione economica”. Il primo Ministro israeliano, dunque, conferma i colloqui diretti. “Ha chiarito che il disarmo di Hezbollah è obbligatorio, indipendentemente dai progressi della cooperazione economica, e ha concordato di tenere una discussione di follow-up”.

Ed ora uno sguardo agli scenari militari aggiornato al 4 dicembre alle ore 15:00. Nel pomeriggio del 3 dicembre dallo Yemen si apprende che il governo di Sana’a rilascia l’equipaggio della nave “Ever Given” tramite la mediazione dell’Oman, dove era stato trasferito dalla capitale yemenita a Muscat. 

Il Wall Street Journal riporta l’improvviso dispiegamento di caccia americani F-35 nel Mediterraneo orientale nelle ultime ore.

Il ministero degli Interni siriano ha annunciato che un grosso carico di mine, inviato da Yabroud, nel governatorato di Rif Damasco, in Libano, è stato scoperto e sequestrato. Nell’operazione, quattro persone coinvolte nella vicenda sono state arrestate e un altro sospettato è stato ucciso durante uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza siriane. Secondo le dichiarazioni dei funzionari della sicurezza siriana, durante questa operazione sono state scoperte 1.250 mine. Secondo i funzionari siriani, questa spedizione era diretta in Libano per Hezbollah.

Secondo fonti locali, un aereo da trasporto militare russo è atterrato all’aeroporto di Qamishli in Siria. È stata monitorata un’attività di droni in Siria. Aree colpite: Tal Baa Al-Ward, Beit Jinn, campagna di Damasco.

Attacchi nella valle del Beqaa in Libano. Attacco aereo israeliano ha preso di mira la città di Majadel, nel distretto di Tiro. La popolazione del sud del Libano sta festeggiando la morte di Abu Yasser Shahab. 

Nella notte del 3 di dicembre si è tornato a sparare nella Striscia di Gaza. Israele attacca Khan Yunis: tre i morti. L’attacco è stato effettuato contro tende e si segnalano vittime. I media israeliani hanno affermato che uno dei combattenti di Hamas ha attaccato una mina a un veicolo blindato Namer ed è tornato nel tunnel. Quattro soldati israeliani sono rimasti feriti negli scontri a Rafah, nella Striscia di Gaza meridionale, uno dei quali ha riportato ferite gravi.

Un’indagine militare preliminare aggiornata condotta dall’esercito israeliano ha concluso che un elemento di Hamas ha probabilmente sparato un razzo RPG contro un veicolo blindato a Rafah, nella Striscia di Gaza meridionale, ferendo cinque soldati, e che non è stato piazzato alcun ordigno esplosivo.

Le forze dell’unità di ricognizione della Brigata Golan, di stanza a est di Rafah, hanno individuato una persona sospetta nascosta da una coperta che entrava in un edificio. Un veicolo corazzato da trasporto fanteria del tipo Namer, insieme a dei soldati, è stato inviato nella zona per aiutare nella ricerca del sospetto. Successivamente, i soldati a bordo del veicolo hanno avvistato due elementi uscire da un tunnel. Uno degli elementi ha sparato un razzo RPG contro il veicolo, ferendo cinque soldati, uno dei quali è rimasto gravemente ferito, secondo l’indagine iniziale.

In risposta, le IDF hanno lanciato attacchi aerei e bombardamenti di artiglieria nella zona. Le IDF stanno setacciando la zona alla ricerca di un secondo militante. Ucciso Muhammad Jawad, comandante di Hamas a est di Rafah.

Sembra che sia iniziata un’operazione di rappresaglia israeliana in seguito alla violazione del cessate il fuoco da parte di Hamas: I palestinesi segnalano un’operazione militare israeliana nell’area di Muawati, nella parte occidentale di Khan Yunus. Un edificio è stato attaccato e almeno sei persone sono rimaste uccise.

Le Brigate Al-Qassam sono riuscite qualche giorno fa a ingannare i servizi segreti israeliani spingendo un gruppo di loro combattenti a fingere di essere elementi oppositori di Hamas e a unirsi al gruppo di Yasser Abu Shabab, il che ha permesso alle Qassam di effettuare un’imboscata militare e uccidere Abu Shabab e il suo gruppo. La resistenza è riuscita ad assassinare Yasser Abu Shabab, il suo ricercato numero uno, nel cuore di Rafah e dietro la linea gialla. Abu Shabab è considerato uno degli agenti più importanti che ha goduto della protezione israeliana, dove il suo quartier generale si trova nel punto più profondo sotto il controllo israeliano. La radio dell’esercito israeliana ha riferito che l’uomo è morto in una faida tribale ma le Qassam hanno postato i video delle esecuzioni. Channel 12 afferma: “Il leader della milizia sostenuta da Israele, Yasser Abu Shabab, è morto all’ospedale Soroka di Beersheba, nel sud di Israele, a causa delle ferite riportate in una “disputa familiare interna””.

Secondo il comunicato della resistenza con al Shabab sarebbe morto anche Ghassan Al-Dahini.

Le Brigate Al-Quds confermano la morte del comandante in capo della Cisgiordania: “Lo sceicco Ahmad Abdul Rahman Abu Al-Khair (Abu Saleh) muore dopo oltre 19 anni nelle prigioni di Israele”. 

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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