Nonostante gli avvertimenti dell’IDF a Israele e Stati Uniti, Trump ha continuato a fare le sue dichiarazioni contro il popolo palestinese e sulle sue mire su Gaza: “Sono impegnato ad acquisire e controllare la Striscia di Gaza”, aggiungendo che “i paesi arabi potrebbero prendere parte alla sua ricostruzione. Non si può tornare indietro, queste sono rovine”.
Il 9 febbraio Trump in una intervista televisiva ha detto: Ricostruiremo Gaza attraverso altri paesi ricchi in Medio Oriente. Gaza è in una posizione immobiliare unica che non possiamo abbandonare. I palestinesi non vorranno tornare a Gaza se gli forniremo un’alternativa migliore. Non c’è alcun diritto per i palestinesi di tornare a Gaza secondo il piano per controllare la Striscia”.
Il presidente francese Macron ha avuto un colloquio telefonico con il presidente egiziano al-Sisi. I presidenti hanno sottolineato che “qualsiasi spostamento forzato della popolazione palestinese, sia nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania, sarà inaccettabile”.
Il Dipartimento di Stato americano ha approvato la vendita di missili Hellfire a Israele per un valore di 660 milioni di dollari.
Benjamin Netanyahu ha dichiarato: “Sono tornato dagli Stati Uniti con una nuova visione senza Hamas e senza le autorità palestinesi. Gli americani hanno elogiato, soprattutto, l’eliminazione dei grandi assassini Haniyeh, Sinwar e, naturalmente, Nasrallah, che hanno spezzato l’asse del male. La maggior parte di voi ha sostenuto la fine della guerra in una fase molto precoce, prima che tutti questi risultati fossero raggiunti: pensate a cosa sarebbe successo se mi fossi arreso a voi”.
“I paesi arabi e del Golfo devono finanziare la ricostruzione di Gaza, e questa è la loro occasione per dimostrare il loro interesse per la Striscia”, ha poi aggiunto.
Il 10 gennaio a Tel Aviv e ricominciato il processo per corruzione contro il primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Nel pomeriggio in un messaggio alla stampa il portavoce delle Brigate Al-Qassam, Abu Ubaida: “Nelle ultime tre settimane, la leadership della resistenza ha monitorato le violazioni e il mancato rispetto dei termini dell’accordo da parte del nemico. Ritardare il ritorno degli sfollati nel nord della Striscia di Gaza, prenderli di mira con bombardamenti e sparatorie in varie aree della Striscia e non portare materiali di soccorso in tutte le loro forme come concordato, mentre la resistenza adempieva a tutti i suoi obblighi”. Per questo motivo il 15 febbraio “non avverrà lo scambio di prigionieri programmato per via delle violazioni di Israele agli accordi fino a nuovo avviso e fino a quando l’occupazione non si impegnerà e risarcirà i diritti delle ultime settimane, con effetto retroattivo, e noi affermiamo il nostro impegno nei confronti dei termini dell’accordo fintantoché l’occupazione si impegna a rispettarli”. Il primo Ministro di Israele terrà consultazioni sulla “sicurezza”.
Secondo il Giornale israeliano Haaretz: “Il Qatar è arrabbiato per il fallimento di Netanyahu nell’inviare una delegazione a Doha lunedì scorso per iniziare i negoziati per la seconda fase. Il Qatar ha trasmesso messaggi di rabbia e ha ricordato a Israele che questo accordo lo include anche come garante della sua attuazione. Il Qatar ha spiegato che il comportamento di Israele minaccia la continuazione del rilascio dei prigionieri nella prima fase”.
L’8 febbraio il leader iraniano Ali Khamenei incontra gli alti funzionari di Hamas a Teheran, in ovazioni delle celebrazioni per la rivoluzione iraniana.
L’analista degli affari arabi presso i24 Channel Amichai Stein afferma: “La minaccia di Hamas è reale, ma è anche sorprendente, ed è arrivata in un momento in cui Israele ha perso tutte le sue carte di pressione. In particolare dopo il ritiro dall’asse Netzarim gli abitanti di Gaza hanno potuto spostarsi liberamente nel nord della Striscia di Gaza”.
Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha emesso un decreto presidenziale in cui ha cancellato gli articoli legali relativi al sistema di pagamento degli stanziamenti finanziari alle famiglie dei prigionieri, dei martiri e dei feriti dal Ministero dello Sviluppo alla Fondazione Nazionale Palestinese per l’Empowerment Economico.
L’8 febbraio finalmente il Libano ha un governo. Alla fine due ministri sono andati a Hezbollah e tre al partito Amal. Tra i ministri di rilievo, quello per l’economia, il gestore finanziario di BlackRock Amer Bisat, che cercherà di tirare fuori il paese a corto di liquidità da una delle peggiori crisi finanziarie del mondo, dovuta principalmente alle sanzioni statunitensi applicate agli investitori siriani.
Hezbollah ha tenuto oggi una manifestazione per le donne per denunciare i commenti fatti dall’inviato statunitense Morgan Ortagus al palazzo presidenziale di Baabda, dove ha ringraziato Israele per la loro operazione militare in Libano e la sua successiva visita a il villaggio di Ter Harfa, Libano.
Ed ora uno sguardo gli scenari militari aggiornato alle 18:00 del 10 febbraio.
Scontro tra esercito libanese e siriano ai confini tra Libano e Siria. L’attacco siriano è stato coordinato con Israele anche se l’IDF non lo ha confermato, le aree di scontro tra Siria e Libano, sono le stesse nelle area della valle del Beeqa attaccate da jet israeliani.
Il presidente libanese ha chiesto alle tribù di lasciare le armi e far combattere l’esercito contro le forze siriane. L’ordine di risposta all’attacco siriano arriva dopo una telefonata tra Aoun e al Jawlani.
Le forze di sicurezza siriane affermato di aver sventano un tentativo di contrabbandare missili e armi alle forze curde nel nord della Siria. Account locali libanesi affermano che le forze siriane stanno attaccando diverse città di confine libanesi con razzi e mortai. Stanno anche inviando rinforzi al confine.
Secondo Al-Mayadeen, testata di Hezbollah, il nuovo esercito siriano ha rapito 14 civili libanesi dalla città siriana di Al-Haweek, tra cui donne e bambini. Si tratta di famiglie sciite libanesi che vivono in questa città di confine, alcune delle quali sposate con siriani. Vivono lì da molti decenni. I siriani affermano di aver preso tutta l’area montuosa a sud di Haweek.
Sono entrati nel territorio libanese arrivando al Qasr e Hermel. Questa zona includeva molte infrastrutture di Hezbollah, tra cui il più grande tunnel conosciuto (lunghezza: 3.500 m) scavato per questo scopo, ovvero per trasportare armi dalla Siria al Libano. Si trova a 3,7 km a sud di Haweek. Il suo ingresso è stato distrutto da Israele durante la guerra.
Tre libanesi sono stati uccisi e almeno 10 i feriti. L’esercito siriano sta cercando di entrare nelle aree di Qanafez e Al-Safwa sempre al confine di Hermel e si segnalano vittime sul lato libanese.
L’8 febbraio scontri intensi al confine tra Libano e Siria, in particolare nell’area di Matraba. I residenti della città di Al-Shawagir hanno chiuso la strada che porta a Matraba e gli attraversamenti illegali per contrabbandare gasolio da e per la Siria. Una famiglia di 4 persone è rimasta ferita nell’attacco israeliano a Beqaa il 9 sera. Anche nella giornata del 10 di febbraio, si sono udite diverse esplosioni nel Libano meridionale.
Nelle ultime ore l’esercito libanese è entrato nella città di Rab-a-Tlatin, situata di fronte alla cresta Ramim Misgav Am, nel settore orientale. L’IDF, che è ancora attivo nei vicini villaggi libanesi (Adaissah), ha istituito posti di blocco e terrapieni davanti alle nuove posizioni dell’esercito libanese nell’area.
Il 10 febbraio nuova ondata di raid segnalata in Libano, si sentono i boom sonici nell’area di Beirut. Nel fine settimana colpita ancora una volta Janta. I droni israeliani hanno continuato a violare lo spazio aereo libanese sulla montagna di al-Rayhan e Iqlim al-Tuffah. Nuove demolizioni israeliane che hanno preso di mira case e ville civili a Yaroun.
Aadaysit e Kfarkila sono ancora completamente occupate e sottoposte a demolizioni quotidiane, demolizioni registrate anche a Kfarkila e Mays al-Jabal.
Un attacco aereo israeliano colpisce tra Romeem e Azza, molti chilometri a nord del fiume Litani a Iqleem al-Tuffah. Da diversi giorni si registrano attaccherei israeliani a nord del Litani. Almeno 4 attacchi aerei hanno preso di mira il fiume Al-Zahrani, molto profondo nel sud del Libano.
Il 10 di febbraio si registra una violenta esplosione a Kiryat Shmona.
Dal 9 febbraio è accessibile l’area di Netzarim dopo il ritiro delle truppe israeliane. l’IDF sta riducendo le forze di riserva nella Striscia di Gaza: la 99a Divisione di Riserva e la Brigata di Riserva Harel sono state sollevate dalle operazioni a Gaza e hanno lasciato la Striscia. L’IDF mantiene la sua forza divisionale più piccola nella Striscia di Gaza dall’inizio della guerra. La 99a Divisione, che aveva occupato il Corridoio Netzarim negli ultimi tre mesi, è stata ritirata dalla Striscia di Gaza. Anche la brigata di riserva “Harel” (10a brigata) ha completato la fase di riserva nell’area di Netzarim e i combattenti sono stati rimandati a casa. Attualmente ci sono solo due divisioni dell’IDF che operano nella Striscia di Gaza, il numero più piccolo di divisioni che operano nella Striscia dal 7 ottobre 2023. La 162a Divisione occupa la parte settentrionale della zona cuscinetto e protegge gli insediamenti settentrionali dell’accerchiamento, da Mazikim a Bari. La Divisione Gaza occupa la parte meridionale della zona cuscinetto e protegge gli insediamenti meridionali del perimetro – da Bari a Kerem Shalom, così come l’Asse Filadelfia.
Nella versione dell’IDF: “Per tutto il weekend, l’IDF ha agito per allontanare diversi sospettati che si sono avvicinati e hanno rappresentato una minaccia per le truppe dell’IDF che operano in diverse località della Striscia di Gaza”.
Il ministro della Guerra, Israel Katz dà istruzioni all’esercito di aumentare il suo livello di prontezza e preparazione dopo che la resistenza ha annunciato lo stop al rilascio dei prigionieri israeliani.
In Cisgiordania si registra lo sfollamento forzato di circa 40.000 rifugiati palestinesi dalla Cisgiordania settentrionale, con l’escalation delle operazioni militari israeliane. Anche nella giornata del 10 di febbraio si registrano scontri a Tulkarem. Nella giornata del 9 febbraio l’IDF ha ucciso una donna incinta sparandole tre proiettili, dopo che era riuscita a uscire dall’auto dopo l’uccisione del marito da parte dell’IDF, a Tulkarm. Secondo le prime indagini dell’IDF, la vittima ha guardato “sospettosamente a terra” dopo essere uscita dall’auto, così i soldati le hanno sparato.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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