
Oramai la preparazione dei militari dell’IDF è terminata. Se dovesse arrivare il comando si va verso nord contro Hezbollah. In queste ultime settimane il lavoro sulla Striscia di Gaza si è ampliato da un punto di vista di bombardamenti aerei, ma sono in molti a dire conclusa la fare di pulizia da Hamas nella Striscia di Gaza, altra storia è invece la questione di Hezbollah.
Proprio in questi giorni ricorre l’anniversario della guerra del 2006 dell’Operazione “Truthful Promise” (guerra Hezbollah contro Israele del 2006, nota anche come guerra di luglio) che ha avuto luogo nel luglio 2006 nella città di confine meridionale di Ayta Al-Shaab.
L’operazione transfrontaliera di Hezbollah portò all’uccisione di 3 soldati israeliani e alla cattura di altri 2 nel tentativo di effettuare uno scambio di prigionieri con Israele.
Alle 9:05 (ora di Beirut) di mercoledì 12 luglio 2006, i combattenti della resistenza lanciarono un razzo contro un veicolo corazzato israeliano, in un’operazione supervisionata dal comandante militare di Hezbollah Hajj Imad Mughniyeh.
L’“Operazione Truthful Promise” fu definita così in riferimento alla promessa del Segretario generale Sayyed Hasan Nasrallah di liberare i prigionieri libanesi nelle carceri israeliane.
Kobi Marom, colonello dell’IDF, esperto di sicurezza nazionale ha detto: “Siamo in un’altra era di questa guerra, e Hezbollah ha maggiori capacità e può spostare sciami di droni, e lo farà se scoppia una guerra (ampia). Va detto francamente che abbiamo un problema nell’intercettare i droni”.
In base ai dati raccolti da Alma Center e poi elaborati e pubblicati sui media israeliani, Hezbollah ha la possibilità di lanciare 4.000 missili localizzati su base giornaliera sul porto di Haifa, nel nord-ovest del Paese, nel caso in cui dovesse scoppiare una guerra su larga scala.
Secondo il Giornale Haaretz: “La politica di omicidi contro Hezbollah è semplicemente un’alternativa ai “risultati strategici” precedentemente promessi ma non raggiunti. E un “trattamento sedativo” per le richieste di lanciare una guerra globale contro il Libano. Il Partito di Dio ha risposto, e le perdite israeliane dimostrano che questo tipo di organizzazione è in grado di colmare il vuoto di leadership con leader più radicali”. In altre parole se nessuno vuole una nuova guerra contro Hezbollah, dall’altra parte si evince che l’eliminazione mirata dei leader non ha sortito una diminuzione degli attacchi di Hezbollah contro Israele.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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