
15 Paesi hanno condannato il 24 maggio la decisone del Somaliland – una regione autoproclamatasi indipendente della Somalia – di aprire una presunta ambasciata a Gerusalemme, definendo l’iniziativa “illegale e inaccettabile”. Questo fa seguito all’accettazione delle credenziali da parte del presidente israeliano Isaac Herzog dell’ambasciatore del Somaliland e giunge dopo che Israele è diventato il primo ed unico Paese a riconoscere formalmente la Repubblica del Somaliland come stato indipendente a dicembre dello scorso anno, causando diffuso malcontento nella comunità internazionale. In conseguenza del riconoscimento, il Somaliland ha espresso l’intenzione di aderire agli Accordi di Abramo, segnalando un impegno per la cooperazione regionale, il dialogo e la pace in Medio Oriente e in Africa.
Herzog ha accettato il 17 maggio le credenziali di Mohammed Hagi, rendendolo così il primo ambasciatore di questo territorio africano in un altro paese, una nuova pietra miliare nella storia del Somaliland, che funziona come Stato autonomo dal 1991, con un proprio governo, elezioni e istituzioni, ma internazionalmente considerato parte della Repubblica Federale di Somalia. Il neo-ambasciatore ha immediatamente delineato la posizione del suo governo sulla questione palestinese: è stata decisa l’apertura della prima ambasciata del Somaliland a Gerusalemme, riconoscendola di fatto come capitale israeliana al posto di Tel Aviv, una decisione che ovviamente ha suscitato indignazione tra la leadership e la popolazione della Cisgiordania. Ha aggiunto che “l’ambasciata sarà inaugurata a breve, mentre anche Israele istituirà la propria ambasciata a Hargeisa, a testimonianza della crescente amicizia, del reciproco rispetto e della cooperazione strategica tra i nostri due popoli.”
Tuttavia, come detto, una mossa così simbolica è stata disapprovata anche da altri paesi della regione. Il rafforzamento delle relazioni tra Israele e la leadership del Somaliland minaccia la loro influenza e i loro investimenti in Somalia, già danneggiati dal riconoscimento del “quasi-stato” da parte del governo Netanyahu. Inoltre, secondo i media israeliani, il presidente del Somaliland visiterà Israele a giugno e in quell’occasione dovrebbe proprio inaugurare l’ambasciata. Le nazioni arabe e musulmane hanno, infatti, denunciano il piano del Somaliland di aprire la sua ambasciata. La dichiarazione congiunta è stata rilasciata dai ministri degli Esteri di Egitto, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Turchia, Pakistan, Indonesia, Gibuti, Somalia, Palestina, Oman, Sudan, Yemen, Libano e Mauritania. I Paesi hanno ribadito che Gerusalemme Est è territorio palestinese occupato e hanno sottolineato che qualsiasi misura unilaterale volta a modificarne lo status giuridico o storico è “nulla e priva di effetto”, definendo la mossa illegale e in flagrante violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite. La dichiarazione ha inoltre espresso sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale della Somalia, respingendo qualsiasi azione che le mini.
L’istituzione di una presenza diplomatica dello Stato ebraico nella regione separatista somala non intaccherà il consenso internazionale contro tali iniziative, ha dichiarato a Sputnik Ali El-Hefnawy, viceministro degli Esteri egiziano per gli Affari Africani. Il diplomatico ha ribadito il crescente impegno dell’Egitto nel continente, contrapponendo il suo approccio cooperativo a quelle che ha definito le manovre isolate e inefficaci di Israele, aggiungendo che sia l’Unione Africana che la Lega Araba hanno preso posizioni chiare, rifiutando qualsiasi cooperazione tra il Somaliland e Israele.
Israele sfrutta la disperata richiesta di riconoscimento del Somaliland per ottenere influenza contro le potenze regionali, in particolare le relazioni della Somalia con la Turchia e gli stati della Lega Araba. Online fonti OSINT riportano già a gennaio che Israele ha costruito una struttura militare avanzata presso l’aeroporto di Berbera, in Somaliland situato sul Golfo di Aden, che comprende dodici hangar sotterranei per aerei da combattimento e droni. Pubblicamente, Ankara e Il Cairo presentano i loro schieramenti come un supporto al governo federale somalo nella sua lotta contro il gruppo al-Shabaab, legato ad al-Qaeda. In privato, diplomatici e analisti affermano che gli schieramenti mirano a stabilire la situazione sul campo in risposta a un emergente contro-asse che coinvolge Israele, Emirati Arabi Uniti e Somaliland, riporta a febbraio SaxafiMedia.
A fine aprile era già avvenuto il processo inverso, ossia che il Consiglio dei Ministri israeliano aveva approvato all’unanimità la nomina del suo primo ambasciatore in Somaliland, Michael Lotem, ex inviato in Kenya e Azerbaigian, che ricoprirà il ruolo di rappresentante non residente, ovvero non avrà sede in Somaliland. Questa mossa segna un significativo cambiamento diplomatico nel Corno d’Africa, poiché Israele stabilisce relazioni formali con un territorio che da decenni cerca il riconoscimento internazionale pur rimanendo non riconosciuto da parte della comunità globale, e apre la strada a una più profonda cooperazione in materia di sicurezza, alla condivisione di informazioni di intelligence e, possibilmente, a una presenza permanente in prossimità di una delle rotte commerciali marittime più importanti al mondo.
In seguito, secondo l’analista tedesco Patrick Heinisch, il Somaliland si è detto pronto a collaborare con Israele nella lotta contro gli Houthi qualora le principali rotte marittime venissero interrotte. Heinisch ha citato le dichiarazioni di un alto funzionario del Somaliland al canale israeliano N12, secondo cui le autorità stanno monitorando attentamente gli sviluppi nel Mar Rosso e nel corridoio di Bab al-Mandab, un’arteria cruciale per il commercio globale. Ciò fa eco a delle valutazioni che Israele stava facendo sulla possibilità di stabilire una presenza di sicurezza o una potenziale base militare nel Somaliland, vicino all’imboccatura del Mar Rosso e del Golfo di Aden. Questa mossa darebbe a Israele una posizione strategica per monitorare e potenzialmente condurre operazioni contro le forze Houthi in Yemen. Sempre ad aprile una delegazione statunitense di alto livello, guidata dal comandante del Comando Africa USA, ha visitato il Somaliland, con quest’ultimo che ha espresso il proprio sostegno all’utilizzo del suo territorio da parte israelo-americana proprio contro gli Houthi.
Paolo Romano
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