ISRAELE. IDF prepara nuovi piani per colpire l’Iran

148

Il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, Aviv Kohavi, ha detto di aver ordinato di preparare nuovi piani operativi per colpire l’Iran e bloccare il suo programma nucleare: «L’Iran può decidere che vuole avanzare verso una bomba, sia in modo nascosto che in modo provocatorio. Alla luce di questa analisi di base, ho ordinato all’Idf di preparare una serie di piani operativi, oltre a quelli esistenti. Stiamo studiando questi piani e li svilupperemo nel corso del prossimo anno”, ha detto Kohavi.

Ha aggiunto: «Sarà naturalmente il governo a decidere se devono essere utilizzati. Ma questi piani devono essere sul tavolo, in esistenza e pronti all’uso». Secondo Kohavi, a causa delle sue centrifughe migliorate e delle crescenti scorte di uranio arricchito, l’Iran, se dovesse ora “correre avanti”, potrebbe essere a “mesi, forse anche settimane” da una bomba, riporta Times of Israel.

Israele ha condotto due volte attacchi militari contro i programmi nucleari dei suoi nemici – Iraq nel 1981 e Siria nel 2007 –secondo quella che è diventata nota come la Dottrina Begin, che sostiene che Gerusalemme non permetterà a un paese nemico di ottenere un’arma atomica. Kohavi ha fatto le sue osservazioni durante un discorso in livestream alla conferenza annuale del think tank Institute for National Security Studies.

Il vertice Idf ha avvertito che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden non dovrebbe rientrare nell’accordo nucleare del 2015, mentre il leader americano ha indicato di volerlo fare a condizione che Teheran ritorni a rispettare l’accordo. «Con il cambio di amministrazione negli Stati Uniti, gli iraniani hanno detto di voler tornare all’accordo precedente. Voglio dichiarare la mia posizione, la posizione che do a tutti i miei colleghi quando li incontro nel mondo: Tornare all’accordo nucleare del 2015 o anche a un accordo simile ma con alcuni miglioramenti è una brutta cosa e non è la cosa giusta da fare», ha detto Kohavi.

Nel suo discorso, Kohavi ha parlato duramente non solo contro la possibilità che gli Stati Uniti rientrino nell’accordo del 2015, Jcpoa, ma anche contro l’accordo originale. Kohavi ha denunciato del tutto l’accordo, in particolare per le sue cosiddette “clausole di decadenza”, i termini dell’accordo che limitano diversi aspetti del programma nucleare iraniano che terminano dopo un certo numero di anni.

La Difesa israeliana si oppone a un ritorno agli esatti termini dell’accordo nucleare del 2015, nella convinzione che la leva delle recenti sanzioni avrebbe permesso di negoziare un accordo più forte. Ma il discorso di Kohavi ha segnato la prima volta che una versione migliorata dell’accordo sia stata descritta come del tutto inaccettabile dal punto di vista della sicurezza israeliana: «Se l’accordo nucleare del 2015 fosse portato avanti, l’Iran sarebbe in grado di procurarsi un’arma perché l’accordo non includeva limiti per prevenirlo quando fosse finito. Ad oggi, l’Iran ha aumentato la quantità di materiale arricchito oltre il consentito. Lo ha arricchito a livelli superiori a quelli consentiti. Ha sviluppato e fabbricato centrifughe che gli permetteranno di correre avanti e produrre un’arma ad un ritmo molto più veloce, entro mesi, forse anche settimane», ha detto Kohavi.

Secondo Kohavi, un ritorno all’accordo con l’Iran provocherebbe anche una “corsa agli armamenti nucleari” in Medio Oriente, poiché altri paesi della regione cercherebbero anche di ottenere un’arma atomica per mantenere l’equilibrio di potere.

Nel suo discorso, il comandante dell’Idf ha chiesto agli Stati Uniti di continuare a usare la leva sull’Iran della “massima pressione”. Kohavi ha poi detto: «C’è bisogno di uno sforzo serio in modo che alla fine non solo non ci sia una bomba, ma non ci sia la capacità di correre verso una bomba».

Antonio Albanese