Israele dice no alle modifiche del Libano sugli accordi marittimi

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Il Ministro dell’Energia israeliano stima in soli 3 miliardi di dollari gli introiti dell’area contesa oltre la linea 23. I ministri israeliani si sono detti sorpresi di questa cifra così bassa, perché non capiscono cosa ci sia di strano nelle royalties per una cifra così piccola. Eppure Libano e Israele si preparano al peggio. Il Mossad ha detto che si aspetta un attacco di Hezbollah, cosa per altro annunciata dal leader Nassan Nasrallah ad agosto.

Il Presidente Michel Aoun al Segretario Generale aggiunto della Lega Araba ha dichiarato: La priorità assoluta adesso deve essere quella di eleggere un nuovo Presidente della Repubblica, perché la presenza del Presidente è fondamentale per formare un nuovo governo e non viceversa e ha assicurato all’ambasciatore Hossam Zaki che il Libano è in attesa dell’esito dei contatti che Hochstein sta conducendo con gli israeliani per determinare il corso dei negoziati indiretti per delimitare i confini marittimi.

Il giorno 6 ottobre il Libano ha inviato agli Stati Uniti modifiche alla bozza di accordo marittimo che avrà un ruolo chiave nella protezione delle risorse e dei diritti del Libano. La bozza è poi passata al vaglio del governo israeliano. E mentre era in corso lo studio del documento il quotidiano online ebraico Ynet scriveva: “Se i libanesi inaspriscono le loro condizioni, non ci sarà alcun accordo di delimitazione marittima prima delle elezioni israeliane”.

Il Libano ha proposto sette emendamenti alla bozza statunitense. Vediamole riassunte: 1) Eliminare il termine Linea Blu. Il Libano aderisce ai suoi confini internazionali. La cosiddetta “linea delle boe” non è legale. 2) Il Libano parla di “situazione di fatto”, piuttosto che di “status quo”. 3) Il “possibile giacimento di Sidone sud” viene esplicitamente rinominato “giacimento di Sidone-Qana”. Sarà “sviluppato dal Libano e a beneficio del Libano”. 4) Le compagnie che opereranno nei blocchi non saranno “soggette a sanzioni internazionali” (la bozza menzionava solo quelle statunitensi) e “non sono israeliane o libanesi”. 5) “Israele non intende opporsi a qualsiasi misura adottata nel giacimento di Qana oltre la linea 23” è modificato con: “Israele non si oppone e non si opporrà”. Non ci sarà alcun accordo preventivo tra Israele e le compagnie. 6) Il Libano ha obiettato alla parola “compensazione finanziaria”, ma ci sarà un accordo finanziario tra la società operativa e Israele, di cui il Libano non è parte. Se tale accordo è in ritardo, non dovrebbe “influenzare il lavoro” in Libano. 7) “Gli Stati Uniti si impegnano a facilitare il lavoro delle compagnie in modo diretto e rapido, immediatamente dopo il completamento dell’accordo di delimitazione” (corsivo aggiunto).

Alle 11:36 le agenzie di stampa riferivano che: «Israele respinge ufficialmente tutte le modifiche del Libano all’accordo marittimo».

Un alto funzionario israeliano – riportato da Barak Ravid – riferisce: «Il primo ministro Lapid ha chiarito che Israele non scenderà a compromessi sulla sua sicurezza e sui suoi interessi economici, anche se ciò significa che non ci sarà presto un accordo». L’alto funzionario israeliano ha aggiunto: «Israele produrrà gas dalla piattaforma di Karish non appena sarà possibile farlo». «Se Hezbollah o chiunque altro cercherà di danneggiare l’impianto di Karish o di minacciarci – i negoziati si fermeranno immediatamente».

Il leader dell’opposizione israeliana Benjamin Netanyahu: «Le pressioni che ho esercitato hanno indotto Lapid a ritirarsi dall’accordo e a non arrendersi a Hezbollah». Netanyahu: «Israele ha bisogno di una leadership diversa, di un primo ministro esperto e forte che resista alle pressioni e non si pieghi di fronte alle minacce. Non permetteremo che Israele si arrenda a Nasrallah».

Secondo i media israeliani, la richiesta significativa del Libano è che non vuole riconoscere la «linea delle boe» – che il governo Lapid vede come la principale questione di sicurezza e risultato del negoziato. La linea delle boe è un ostacolo di sicurezza che Israele ha posto in mare e che si estende per 5 km in mare da Rosh Hanikra (Ras Al-Naqoura), proseguendo dal confine terrestre con il Libano.

Successivamente la Radio dell’esercito israeliano riferisce che il ministro della Guerra Benny Gantz ha ordinato all’esercito israeliano di aumentare la sua prontezza al confine settentrionale dopo che i colloqui con il Libano sono entrati in una fase di stallo. I capi dei consigli degli insediamenti israeliani del nord sono arrabbiati per l’annuncio di Gantz e hanno dichiarato alla stampa: «Come è possibile che una cosa del genere venga pubblicata dai media senza un coordinamento con noi? La gente è in preda all’isteria».

I jet israeliani si sono alzati in volo sopra le alture del Golan e il sud del Libano. Mentre era in riunione il gabinetto di sicurezza israeliano. Riunione terminata dopo 4 ore. Il gabinetto israeliano vota ufficialmente contro l’accordo dopo che il Libano ha richiesto delle modifiche, e approva i piani per un attacco preventivo nel caso in cui siano disponibili informazioni credibili che Hezbollah pianifichi un attacco. Lapid e Gantz hanno ottenuto l’autorità per l’escalation e il processo decisionale in tempo di guerra senza la necessità di consultare nuovamente il gabinetto. Secondo indiscrezioni stampa la riunione del Gabinetto si è concentrata sulla preparazione di un’escalation di sicurezza. Tra i partecipanti c’erano il capo di stato maggiore, il capo del Mossad e il capo dello Shin Bet.

Un funzionario del Pentagono ad Al-Jazeera: «Stiamo monitorando da vicino la situazione tra Israele e Libano. Siamo in contatto con i capi militari di entrambi i Paesi».

La Corte Suprema israeliana alla fine della tumultuosa giornata afferma che non ha ancora sospeso i negoziati con il Libano. Lapid ha assicurato che «la decisione della Corte Suprema di Gerusalemme di condurre un esame della mozione presentata contro l’accordo è una procedura normale», ha scritto ieri il quotidiano Al-Sawt.

Nel frattempo in Libano, fonti del ministero dell’Energia prevedevano che il mese di novembre sia quello dell’inizio dell’utilizzo del carburante iraniano e della fornitura di 6 ore di alimentazione giornaliera per tutte le regioni libanesi. Le banche sono chiuse fino a nuovo avviso, e fino ad ora i dipendenti delle banche si rifiutano di tornare al lavoro per paura di nuove rapine di persone che rivogliono i soldi depositati in banca e non prelevabili per legge dello Stato. La Banca sta cercando di aprire delle linee di credito con fatture per settori specifici ma al momento non si sa se la richiesta andrà in porto.

Lucia Giannini