ISRAELE. Al Qaeda esalta l’operazione di Hamas. L’Infowar spopola in rete

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Nel tentativo di spiegare un conflitto o una guerra da una parte o dall’altra, l’informazione, la contro informazione e la disinformazione sono elementi molto preziosi. Ognuno perorerà la sua causa. Per Hamas per esempio è molto importante far passare il messaggio che il gruppo è supportato da molto elementi soprattutto anche da fuori confine per dare di sé una immagine di struttura potente e vincente.

Al contrario Israele ha bisogno di contenere le brutte notizie entro i confini per non peggiorare la condizione economica dopo aver già subito un attacco che ha portato alla dichiarazione dello stato di guerra dopo 75 anni. Tra le fake news apparse per esempio quella dei missili balistici per Hamas dal Pakistan. Gli israeliani hanno tentato di mantenere nascosto l’uso di bombe al fosforo. Per non parlare poi della questione degli attacchi ai siti web palestinesi o di israeliani per mettere a tacere una o l’altra voce.

Nella gestione della comunicazione però c’è un buco che riguarda i terroristi presenti sul territorio. Per i libanesi e i palestinesi, gli israeliani sono stranieri di origine europea e araba che sono immigrati in Palestina e hanno rubato la terra con la forza o con l’inganno. Quegli stranieri occuparono terre popolate, uccidendo ogni decennio molte migliaia di civili e commettendo numerosi massacri.

Se si segue questa logica per Hezbollah e Hamas i veri obiettivi da colpire sono tutti gli israeliani, soldati dell’esercito israeliano o membri delle forze di sicurezza o civili, sono obiettivi legittimi della resistenza.

Tutti gli uomini e le donne adulti israeliani quindi sono obiettivi legittimi, con o senza capacità di combattimento, se l’esercito israeliano danneggia civili libanesi e palestinesi in qualsiasi momento. I minori israeliani non sono obiettivi. Non lo sono mai stati. Chiunque sia stato ucciso era una garanzia.

La tortura e il rogo sono tutti vietati dalle leggi islamiche poiché non è consentito profanare i cadaveri.

I palestinesi e i libanesi invocano la distruzione di Israele, una nazione che, secondo loro, non appartiene a ciò che la circonda e che si basa su una falsa promessa religiosa in false scritture religiose.

Chi ha dunque decapitato le persone come mostrano i video? Tra gli estremisti sunniti che perorano la causa di Hamas c’è al Qaeda ​e non ISIS. Eppure l’IDF ha trovato una bandiera dell’ISIS tra l’equipaggiamento dei combattenti di Hamas. Come mai?

Nell’interpretazione Daesh, Hamas è kuffar e sahawat (traditori sunniti). Isis considera Hamas spie dell’Iran e protettori di Israele. Daesh ha rilasciato molte dichiarazioni in questi anni contro Hamas, desideroso addirittura di rovesciarlo, e non ha nemmeno offerto solidarietà durante tutte gli scontri che hanno avuto luogo con Israele.

Inoltre, questa sarebbe la prima e unica bandiera vista nei combattenti di oggi in Israele, poiché i combattenti di Hamas non portavano nemmeno bandiere palestinesi su di loro. Mentre per quanto concerne al Qaeda a partire dall’attacco di al Shabab a Nairobi, in Kenya, il 15 gennaio 2019 viene dato il via alla campagna mediatica “Gerusalemme non sarà mai giudaizzata”, campagna che è tutt’ora in atto e che è stata risvegliata proprio in questi giorni. A partire dal sei ottobre infatti, al Qaeda ha espresso felicitazioni per quanto fatto da Hamas e ha postato un comunicato generale per chiedere ai combattenti di al Qaeda di unirsi ad Hamas e poi sono arrivati i comunicati dei gruppi affiliati tra cui appunto al Shabab e AQAP e ora a che AQMI. I terroristi in appoggio ad Hamas non sono dunque gli uomini di Daesh ma quelli di al Qaeda.

Infine non vanno trascurati i mercenari. Si apprende da nostre fonti che uomini provenienti dall’Algeria hanno preso parte agli attacchi recenti di Hamas; l’Algeria negli ultimi anni ha ospitato summit di sciiti e milizie sciite passati del tutto sotto traccia. E ancora ricordiamo che Hamas ha forti legami economici con i narcos messicani, personaggi noti per la efferata violenza.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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