ISIS: la guerra delle parole

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ITALIA – Roma 07/10/2014. Agenzie di Pr statunitensi lavorano per il campo avverso in un periodo di alta drammaticità e forti tensioni come l’attuale? Nulla di più normale.

Il Foreign Agents Registration Act (Fara) degli Stati Uniti prevede che qualsiasi ente statunitense che agisca per committenti stranieri deve rendere pubblici simili relazioni. I dati più recenti del Fara mostrano che il governatore della provincia irachena di Mosul ha assunto Chartwell Consultancy per la somma di 300 mila dollari per «assisterlo a reclamare il territorio dallo Stato islamico». Lo scopo dell’intero progetto è sfare lobbying con lo scopo preciso di garantire «la restituzione del territorio e della popolazione del Governatorato di Ninive della Repubblica dell’Iraq». Si può immaginare che questa campagna cercherà di sollecitare gli Usa a combattere lo Stato islamico e dimostra ancora la validità del detto: Ne uccide più la penna che la spada!  Altro esempio di guerra delle parole per “smuovere” gli Usa dall’attuale irresolutezza nell’uso di altri strumenti militari oltre gli attacchi aerei, e dalla “distanza” presa da certi interventismo sta nella consulenza che la Burson-Marsteller sta effettuando per il partito tunisino Ennahdha, branca tunisina dei Fratelli Musulmani. A suo tempo, il leader di Enhadda, Rachid al-Ghannouchi, aveva invocato l’uccisione delle truppe americane all’estero, firmando una fatwa, nel 2004, che approvava l’uccisione dei soldati Usa in Iraq e aveva personalmente invitato il mondo musulmano a «bruciare e distruggere gli interessi Usa in tutto il mondo. Gannouchi, inoltre, dipinto dai mass media statunitensi come moderato, ha recentemente parlato alla Yale University. Negli anni precedenti, non sono mancati esempi importanti: nel 2011, la Pr Agency Brown Lloyd James di New York ha fatto pubblicare su Vogue un profilo della moglie di Bashar al Assad, Asma, dal titolo: “Asma al-Assad: Una Rosa nel Deserto”; in precedenza la stessa agenzia aveva lavorato per Gheddafi mentre la Fenton Communications ha lavorato pe rio Qatar per delegittimare Israele.  Questi qui citati sono solo gli ultimi esempi di questa battaglia delle parole e della comunicazione che sembra ancora lontana dall’essere combattuta dalla coalizione anti Isis , nel campo occidentale, mentre lo Stato islamico ha messo in campo una potente macchina mediatica di cui si vede al momento solo l’incerta sagoma.