ISIS: riprenderemo Al Andalus!

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SPAGNA – Madrid 18/08/2014. La riconquista di Al-Andalus è stata lanciata in diversi modi. «Chiaramente la Spagna fa parte degli obiettivi strategici della jihad globale. Non siamo gli unici, ma siamo nel mirino» ha detto il ministro dell’Interno spagnolo Jorge Fernández Díaz.

I musulmani radicali in Spagna hanno lanciato una campagna social media tesa a sostenere lo Stato islamico, riportano una serie di media spagnoli.
La campagna prevede la messa in rete di foto di famosi luoghi e monumenti spagnoli con slogan filojihadisti, come, “Siamo tutti per lo Stato islamico” e “Viva lo Stato islamico”.
Una di queste foto ritrae l’Aljafería nella città spagnola di Saragozza con la bandiera nera dello SI; in un altra c’è la famosa spiaggia di La Concha nella città basca di San Sebastián; in una terza vi compare la statua di Gesù Cristo sul Monte Urgull a San Sebastián, con le parole arabe “Al-Andalus” invece di “Paesi Baschi”.
Al-Andalus, in termini estremamente sintetici, è il nome dello stato arabo che comprendeva parti delle attuali Spagna, Portogallo e Francia occupati dai Mori tra il 711 e il 1492; gli attuali Paesi Baschi, però, stante la loro orografia, non furono mai conquistati.
La campagna social arriva popola messa in rete di un video in cui i jihadisti giurano di liberare al-Andalus dagli infedeli per inglobarlo nel nuovo califfato islamico.
Il video mostra un jihadista che parla in spagnolo con un accento nordafricano che dice: «Avverto il mondo intero (…) Viviamo sotto la bandiera islamica, quella del califfato islamico. Noi moriremo in suo nome, fino a che non libereremo le terre occupate, da Jakarta all’Andalusia. La Spagna è la terra dei nostri antenati e intendiamo riprenderla con la potenza di Allah».
I musulmani radicali ritengono che tutti i territori musulmani persi durante la Reconquista ancora appartengano all’Islam; per questo sostengono che la legge islamica dia loro il diritto di tornarvi e ristabilirvi il dominio musulmano.
Negli ultimi anni, Al-Andalus è stato al centro di una serie di proclami di riconquista.
Commentando l’ultimo video, il segretario di Stato spagnolo alla sicurezza, Francisco Martínez, ha detto che la polizia sta monitorando attentamente questa «grave minaccia jihadista».
Nel frattempo, le autorità marocchine hanno avvertito la polizia spagnola che circa 3.000 marocchini jihadisti che hanno combattuto in Siria e in Iraq stanno cominciando a tornare a casa, e che molti hanno intenzione di infiltrarsi nel territorio spagnolo tramite le enclave nordafricane di Ceuta e Melilla.
Il ministro dell’Interno marocchino, Mohamed Hassad, recentemente, ha detto che le autorità hanno identificato 1.221 cittadini marocchini, nonché altri 2.000 di etnia marocchina, ma cittadini di altri paesi, Spagna compresa, che si sono uniti ai gruppi jihadisti in Siria e in Iraq.
Le forze antiterrorismo spagnole e marocchine hanno intensificato gli sforzi per distruggere le cellule jihadiste che stanno proliferando in entrambi i paesi.
Il 14 agosto, nove membri di una cellula di reclutamento dello Stato Islamico sono stati arrestati nel nord del Marocco, non lontano dall’enclave spagnola di Ceuta.
Gli arresti sono avvenuti a Fez, Tétouan e Fnideq, in una operazione d’intelligence congiunta delle unità antiterrorismo marocchine e spagnole. Tutti gli arrestati sono cittadini marocchini, molti dei quali hanno fatto numerosi viaggi a Ceuta per reclutare jihadisti ed aumentare il sostegno finanziario per lo SI, riporta elpueblodeceuta.es. «I jihadisti reclutati dalla cellula avevano ricevuto istruzioni e armi, assieme a una guida per il montaggio e il posizionamento di ordigni esplosivi, oltre che a un “manuale” per i furti di auto, al fine di partecipare ad attacchi terroristici suicidi o per combattere in zone di guerra», si legge in un comunicato del Ministero degli Interni spagnolo.
Alcuni degli arrestati sono accusati di aver partecipato ad alcune decapitazioni in Siria e in Iraq. La polizia marocchina sta ancora esaminando i computer e dispositivi mobili di archiviazione dati per scoprire i piani di un attacco terroristico sul suolo marocchino.
Il 4 agosto, un una diciannovenne e una quattordicenne, entrambe spagnole, sono state arrestate a Melilla poco prima di unirsi alla jihad in Siria: si tratta delle prime donne spagnole arrestate con l’accusa di jihadismo: «Entrambe cercavano di attraversare il confine verso il Marocco con l’obiettivo di contattare la rete che le avrebbe immediatamente immesse in una zona di conflitto tra Siria e Iraq» silloge nel relativo comunicato del ministero degli Interni spagnolo; la diciannovenne è stata rilasciata dopo il ritiro del passaporto da paese dele autorità mentre la quattordicenne, secondo la polizia «assolutamente convinta» della giustezza della causa del jihad, è attualmente ospite in un centro di detenzione minorile, privata di accesso a Internet. I genitori della ragazza hanno detto che aveva recentemente diventato radicalizzato dopo aver trascorso il tempo sfogliando i siti web jihadisti.
In precedenza, a giugno, la polizia madrilena aveva arrestato dieci persone (otto marocchini, un argentino e un bulgaro) con l’accusa di essere membri di una rete internazionale jihadista che reclutava per lo Stato Islamico.
Il capo era un cittadino marocchino di 47 anni, Lahcen Ikassrien, arrestato in Afghanistan nel 2001, e rilasciato dopo tre anni e mezzo a Guantanamo, nel luglio 2005, il governo degli Stati Uniti lo aveva consegnato alla Spagna, dove era stato processato per la sua presunta collaborazione con al-Qaeda. Nell’ottobre del 2006, l’Alta Corte spagnola lo aveva assolto assenza di prove certe dei suoi legami con il gruppo terroristico. Ikassrien, che vive a Madrid, faceva parte di una cellula guidata da Abu Dahdah, spagnolo di origine siriana, condannato a 27 anni di carcere in Spagna per la sua partecipazione agio eventi dell’11 settembre 2001 e per essere stato uno dei fondatori di al-Qaeda in Spagna; nel febbraio 2006, la Corte suprema spagnola aveva ridotto la sua pena a 12 anni perché mancavano le prove certe della sua partecipazione agli eventi del 911.
Nel mese precedente (maggio 2014), la polizia spagnola aveva disarticolato una struttura jihadista a Melilla che avrebbe reclutato 26 jihadisti (24 marocchini e 2 spagnoli) per i gruppi di al-Qaeda che combattono in Libia e Mali; tutti e sei gli arrestati erano cittadini spagnoli, uno di loro, Benaissa Laghmouchi Baghdadi, è il primo jihadista spagnolo, tornato dai combattimenti in Mali. La polizia spagnola ha scoperto che la cellula ha utilizzato piattaforme social media come “Sharia4Spain” per reclutare aspiranti jihadisti.
A marzo 2014, la polizia di Spagna e Marocco ha arrestato sette sospetti jihadisti che appartenevano alla cellula operante a Malaga; quattro degli indagati sono stati arrestati in Spagna e gli altri tre in Marocco; per i funzionari spagnoli, la cellula era una delle più grandi del suo genere in Europa ed era responsabile del reclutamento di più jihadisti rispetto alle precedenti scoperte in Spagna fino a quel momento.
Il leader sarebbe Mustafa Maya Amaya, cittadino spagnolo convertito allìIslam, paralitico. Maya, 51 anni, è nato a Bruxelles dopo che i suoi genitori spagnoli trasferirono in Belgio nel 1960 per motivi di lavoro; dopo la conversione all’Islam, ha cambiato il suo nome da Rafael a Mustafa.
Secondo la polizia, Maya avrebbe mantenuto stretti legami con le cellule jihadiste in Belgio, Francia, Indonesia, Libia, Mali, Marocco, Tunisia, Turchia e Siria, ed è sospettato di essere a capo di una rete di reclutamento di decine di jihadisti attraverso Internet che, dopo un attento processo di selezione, li affiliava ad organizzazioni terroristiche in Medio Oriente e Nord Africa.
L’operazione è stata condotta a termine il 14 marzo, tre giorni dopo il decimo anniversario degli attentati ai treni di Madrid del 2004, in cui rimasero uccise 191 persone e ferite quasi 2.000. Da allora, più di 470 presunti estremisti islamici sono stati arrestati in Spagna, secondo il ministro dell’Interno spagnolo Jorge Fernández Díaz.