ISIS: Open Source Insurgency

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ITALIA – Roma 15/10/2014. Se si va a rileggere un testo uscito ben dieci anni fa, A Breve New World, scritto dal polemologo statunitense John Robb, troviamo chiari riferimenti alla possibilità che potesse venir fuori una insorgenza come quella realizzata da Isis, prima, e dallo Stato Islamico, poi.

Vediamone alcune: Isis opera in maniera assai differente da quanto facevano gli insorgenti in precedenza nella stessa area: l’Iraq. È un movimento fluido che utilizza ottimamente le nuove tecnologie e i social media. È parte del mercato nero globale nel settore del petrolio, ad esempio, e trae entrate da attività illegali, come la vendita di petrolio e suoi derivati. I suoi membri comunicano e partecipano all’insorgenza in maniera stigmergica (termine usato in biologia per per descrivere i meccanismi naturale che coordinano il lavoro di attori indipendenti che modificano l’ambirete circostante (come le formiche o le termiti un gruppo di lucciole che brillano nella notte contemporaneamente, ad esempio), o che fanno i gruppi umani o i singoli individui che imparano “on line” e modificano la rete, quelli cioè che creano dei wiki. In pratica seguono un modello chiaro: effettuare un’azione velocemente, diffonderla in rete, questa azioni siffatta verrà copiata e replicata da altri che l’adatteranno e la modificheranno in base all’ambiente di riferimento e così via. Dalla preparazione di attentasti, all’addestramento ai documenti amministrativi che vengon postati in rete per essere diffusi e “copiati”. Pur avendo nei territori che conquistati una struttura statuale vera e propria riesce a diffondersi in manierosa fluida e molto velocemente verso nuove aree/obiettivo mano a mano che diversi gruppi non facenti parte della struttura fino a quel momento si attivano per unirvisi: è il caso dei diversi giuramenti di fedeltà di gruppi jihadisti sparsi per il mondo, dalla Libia alle Filippine. Dopo il giuramento lì si insedia il movimento e le precondizioni per la creazione di una nuova regione dello Stato Islamico.

Un simile tipo di insorgenza potrebbe con molta probabilità arrivare a “colpire” in breve tempo, la patria dei luoghi santi dell’Islam: la penisola arabica, Arabia Saudita in testa, nazione dove un sondaggio qualche mese fa dava una percentuale del 98% di simpatia per lo Stato Islamico. Le conseguenze potrebbero essere nefaste. Nel suo approccio al fenomeno Isis, la Coalizione anti Isis sta dimostrando i suo limiti: sta utilizzando strumenti e analizzando i fatti seguendo i precedenti e vecchi modelli delle insorgenze, non più validi di fronte a questo fenomeno, che si muove, per sua stessa ammisisone, su diversi livelli: reale, virtuale, politico ad esempio.