Il merchandising di Isis

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ITALIA – Roma 10/08/2014. Impazza sulla rete il merchandising dello Stato Islamico di Iraq e Sham.

In India, la polizia del Ramanathapuram ha arrestato un imam nella città di Tirupur, che aveva dato ai suoi fedeli magliette a sostegno dello Stato islamico e che prima di inviarle ai giovani musulmani di Thondi, aveva posato per una foto di gruppo di fronte a una moschea. Secondo The Hindu, l’arresto di M. Abdul Rahman e del suo complice Rilvan, è avvenuto nella notte del 4 agosto. La polizia ha denunciato anche chi ha posato per la fotografia (in apertura). La polizia ha sequestrato il passaporto di Abdul Rahman, che era stato recentemente a Bangkok, Hong Kong, Singapore e Sri Lanka per la sua attività commerciale. L’arresto è avvenuto dopo che la foto incriminata è stata postata su Facebook durante il Ramadan. Inizialmente, si credeva che i giovani musulmani volevano esprimere solo la loro gratitudine a Isis per aver rilasciato gli infermieri indiani prigionieri in Iraq. Tuttavia, un approfondimento investigativo ha scoperto che il principale imputato era un sostenitore attivo di Isis e che stava attuando una sorta di lavaggio del cervello dei suoi giovani fedeli a favore di Isis. A vienna, Isis ha un gruppo di simpatizzanti che hanno creato un gruppo su Facebook e fanno merchandising ai fan on line.  Secondo il giornale Kurier, il più gettonato è berretto mimetico con l’icona jihadista.  Il gruppo di Facebook, creato da un individuo che si fa chiamare Alhamdullilah musulmano, ha 236 fan. Alhamdullilah sostiene di operare da una moschea a Donaustadt (Vienna), ma secondo il Kurier non esiste una simile moschea. Il gruppo di Facebook avrebbe sedi anche a Floridsdorf e Vienna. Alcuni dei fan sembrano provenire da Afghanistan, Cecenia, e Macedonia. Un fan, che si identifica come un migrante turco a Vienna, scrive: «Ho cancellato tutti i falsi amici nella mia vita e sono felice di questo. Voglio trovare, inshallah, veri amici». Le autorità austriache sono impotenti: non è vietato sfilare con una bandiera jihadista per Vienna (a destra) o per vendere berretti con i simboli terroristici. Tuttavia, l’appartenenza a un’organizzazione terroristica è perseguibile e se i jihadisti austriaci ritornassero in Austria dopo aver combattuto in Siria, verrebbero arrestati.

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