Se ISIS controllasse Baghdad…

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IRAQ – Baghdad 22/06/2014. A causa del caos iracheno e dei combattimenti per il controllo delle raffinerie del paese, i prezzi del petrolio toccano il loro massimo degli ultimi nove mesi.

Il Brent, è scivolato di 12 centesimi finendo a 114,94 dollari USA al barile a Londra il 20 giugno, dopo essere andato a 115 dollari al barile il giorno precedente. A New York, sempre il 20 giugno, il prezzo Usa del greggio, con consegna ad agosto è salito a 107,14 dollari al barile, il livello più alto dal settembre 2013, quando a tenere banco era la crisi siriana e il Canada Western Select era schizzato a 86,53 dollari, aumentando di 48 centesimi. Il 19 giugno Isis ha conquistato una parte della raffineria, che si estende per diversi chilometri quadrati di deserto, e si stava riorganizzando per dirigersi verso Baghdad. La struttura, 250 km a nord di Baghdad, rappresenta più di un quarto della capacità di raffinazione del paese e i suoi prodotti sono usati principalmente per il consumo interno. Si tratta di un fatto che potrebbe mettere a rischio tutta la fornitura del petrolio iracheno, eliminando dal mercato il settimo più grande produttore di petrolio del mondo. Nel periodo 2014 – 2019, l’Agenzia internazionale per l’energia ha stimato che la produzione irachena copra da sola quasi i due terzi della produzione Opec; per gli analisti del settore, i prezzi mondiali potrebbero aumentare tra i 40 e i 50 dollari al barile, senza la produzione dell’Iraq. Nel suo ultimo studio sul settore, l’Aie non ha denunciato il rischio Iraq, sicura della abbondante produzione petrolifera. L’Aie non ha segnalato il pericolo dall’Iraq nel suo ultimo rapporto, indicando la sovrabbondanza di petrolio creato da produzione di scisti del Nord America e un aumento della produzione saudita. Se Isis controllasse Baghdad, verrebbero minacciati i principali giacimenti petroliferi iracheni situati a 150 km a sud della capitale, andando a peggiorare una situazione già oggi complicata per le aziende occidentali presenti oggi in Iraq. Le grandi società statunitensi stanno già ritirando il loro personale a causa della minaccia della violenza e molte altre esitano ad impegnarsi in Iraq, nonostante la necessità di competenze nei giacimenti petroliferi del paese. Si tratta di un dato che potrebbe influenzare la futura produzione del paese e la prospettiva di un grande picco dei prezzi del petrolio alla fine di quest’anno potrebbe danneggiare la fragile ripresa economica in corso in Europa e negli Stati Uniti.