IRAQ. Spariscono le religioni minori e crescono i luoghi di culto delle milizie

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L’Iraq, alla ricerca di una stabilità e alla ricerca di buone leggi per far crescere la sua fragile democrazia, riscontra grandi difficoltà nel suo cammino in almeno tre ambiti: giustizia e giustizia sociale; lotta alla corruzione e mancanza di libertà religiosa. 

Da quando ISIS ha aggredito il popolo e la nazione irachena, aiutato involontariamente da un governo non in grado di gestire la situazione, leggasi Nouri al Maliki, l’Iraq lotta con le bande armate che in Iraq si chiamano milizie e che prima dell’avvento di Daesh erano la base di quel fenomeno chiamato settarismo. 

Il capo della Chiesa caldea, cardinale Louis Sako, ha confermato che le milizie babilonesi si stanno assumendo il compito di selezionare e nominare il capo dell’Ufficio per le dotazioni delle religioni cristiana, yazida e sabia-mandea in Iraq all’insaputa della Chiesa.

Durante un incontro con Victoria Taylor, vice segretario aggiunto di Stato degli Stati Uniti, Sako ha confermato che la componente cristiana è esposta a vessazioni ed emarginazione, e ha aggiunto che esiste un’unicità tra i partiti di controllo nella scelta e nella nomina del capo dell’Ufficio Dotazioni per le religioni cristiana, yazida e sabiano-mandea, e lui infatti non è un candidato della Chiesa caldea e delle altre sette chiese, ma appartiene piuttosto al movimento babilonese che ha tolto i poteri ai vescovi e ha imposto loro di essere autenticato dall’ufficio come numero uno dell’Ufficio Dotazioni.

In precedenza, Sako aveva accusato la milizia babilonese, guidata da Rayan Al-Kaldani, di aver sequestrato beni immobili e proprietà cristiane nella capitale Baghdad e nella regione della pianura di Ninive. Ma la chiesa cristiana non è la sola a subire vessazioni. 

Lo scorso anno nel mirino delle milizie filo iraniane era finito il Sunni Endowments Office o Ufficio del Waqf. A Salah al Din le milizie sciite hanno rapito e poi rilasciato il referente-tesoriere del Sunni Endowment della Moschea di Salah al Din perché volevano prendere la gestione della moschea sia dal punto di vista “economico” che religioso. Nel silenzio più assoluto in Iraq stanno sparendo le minoranze etniche e le diverse religioni in favore dei luoghi di culto per le milizie.

Lucia Giannini

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