IRAQ. Soldi USA e missili iraniani

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Il Primo ministro Mustafa al Kazemi sta portando avanti la sua politica di allentamento dalle istanze iraniane cercando di avvicinarsi a quelle statunitensi per poi posizionarsi a centro campo. Lo sta facendo in punta di piedi senza dire di no all’Iran e dicendo sì agli USA in cambio di accordi commerciali importanti. L’Iraq pur essendo un produttore di petrolio negli ultimi anni è stato perseguitato economicamente – lasciando da parte la corruzione endemica – da due problemi a cui deve trovare risposta se vuole sopravvivere: l’indipendenza energetica e il rifornimento di acqua per le raffinerie e pozzi petroliferi del sud del Paese.

Per quando riguarda il primo tema la dipendenza dal rifornimento energetico per ora l’Iraq ha comprato dall’Iran a prezzi, secondo i politi iracheni tessi, troppo elevati ma nessuno ha detto cosa si nascondeva dietro il costo delle bollette energetiche. I mal pensanti asseriscono che forse compreso nel prezzo dell’energia vi sia anche quello dell’acquisto di materiale bellico che altrimenti l’Iraq non può comprare visto l’embargo USA sull’Iran.

Il secondo problema è indotto parzialmente dalla Turchia. Ankara ha unilateralmente ristretto, attraverso la costruzione di dighe sul Tigri e Eufrate l’approvvigionamento di acqua all’Iraq, a questo si sono aggiunti lunghi periodi di siccità che hanno fatto il resto. A restare a secco poi sono proprio le regioni del sud che hanno raffinerie e pozzi estrattivi, e che quindi necessitano di grandi quantitativi di acqua.

Per quanto riguarda l’energia inoltre, negli anni 2014-2020 Daesh ha distrutto molte infrastrutture e quindi vanno ricostruite ed è proprio questo è quello che al Kazemi chiede agli USA se questi vogliono che Baghdad prenda le giuste distanze da Teheran.

Con queste premesse il 20 agosto il Primo ministro al Kazemi e il Presidente Donald Trump si sono incontrati alla Casa Bianca per discutere alcune questioni riguardo il rapporto tra i due rispettivi paesi. L’incontro rappresenta il culmine di un dialogo iniziato a partire dal 18 agosto dai ministri della Difesa, delle Finanze, del Petrolio e degli Esteri delle due parti in causa. Trump ha dichiarato che l’esercito statunitense, che al momento opera in modo congiunto con l’esercito iracheno nella lotta contro i militanti dello Stato Islamico, si ritirerà dall’Iraq nel giro di 3 anni. E ancora il presidente americano, nel corso di una conferenza stampa congiunta con al Kazemi ha elogiato la prestazione delle forze armate irachene nella Coalizione Internazionale. Gli Stati Uniti si sono inoltre impegnati a sostenere economicamente l’Iraq e hanno dichiarato che parteciperanno a progetti di esplorazione petrolifera.

Il portavoce del Primo ministro, Hisham Daoud, ha ribadito in un’intervista televisiva che il governo non permetterà a nessuna potenza internazionale di interferire nella sua sovranità. Il paese si manterrà neutrale e cercherà sempre di intraprendere la via della mediazione diplomatica. Qualsiasi gruppo armato dovrà inoltre consegnare le armi allo stato, chi non lo farà sarà considerato come un nemico del paese.

Secondo l’Al-Arab newspaper of London il dialogo tra Iraq e Stati Uniti è focalizzato principalmente sulla questione energetica, il petrolio, gli investimenti americani nel paese e il ridimensionamento strategico dell’Iran nella regione. In particolare il ministro del Petrolio Ihsan Abdul Jabbar ha rivelato che è stato firmato un accordo miliardario con alcune compagnie americane, che si sono impegnate a sviluppare le infrastrutture del paese e a costruire una nuova compagnia energetica nel governatorato di Dhi Qar. Si tratta di General Electric Company che ha firmato due contratti con l’Iraq del valore di 1,2 miliardi di dollari per potenziare il sistema elettrico del paese.

Un altro punto fondamentale è stato il problema della pretesa iraniana di intromettersi nelle questioni interne dell’Iraq, Trump a questo proposito ha dichiarato con fermezza che gli americani si impegnano a destinare le poche truppe che gli Stati Uniti sono disposte a impiegare in Medio Oriente ad aiutare l’Iraq in caso di attacchi da parte iraniana.

Il ministro degli Esteri Fuad Hussein precedentemente aveva incontrato Mike Pompeo e nell’occasione il ministro degli Esteri americano ha dichiarato che verranno forniti 200 milioni di dollari in aiuti all’Iraq e che andrà avanti la collaborazione tra i due paesi nella lotto contro i militanti dello Stato Islamico. Hussein ha inoltre sottolineato che l’iraq manterrà rapporti pacifici con tutti quei paesi che non interferiranno direttamente sulla sua sovranità nazionale.

E mentre negli Stati Uniti si siglavano accordi commerciali importanti, le PMU iracheni divulgano la notizia che gli iraniani hanno chiamato uno dei loro nuovi missili Abu Mahdi al Muhandis, in onore del vice capo delle PMU, assassinato lo scorso 3 gennaio insieme all’ex comandante della guarda rivoluzionaria iraniana Soleimani, nel corso di un attacco aereo effettuato da un drone degli Stati Uniti all’aeroporto internazionale di Baghdad. La notizia è stata confermata il 21 agosto dall’Iran durante la giornata della difesa dell’Iran.

L’Iran, si apprende da fonti iraniane, sta sviluppando un missile da crociera a lungo raggio lanciato dall’aria, ha dichiarato venerdì il Ministro della Difesa del Paese, il Generale Amir Hatami, aggiungendo che, nonostante le sanzioni statunitensi degli ultimi anni, Teheran è riuscita a ottenere risultati significativi nell’industria della difesa. Secondo Hatami, il ministero sta seriamente spingendo avanti con lo sviluppo del nuovo missile cruise a lungo raggio e ha detto che il paese è salito nella classifica delle forze militari più potenti ed è ora al 14° posto. L’annuncio di Hatami arriva un giorno dopo che la Repubblica Islamica ha presentato due nuovi tipi di missili a lungo raggio. Il primo, con una gittata vicina ai 1.400 chilometri, è stato chiamato così in onore del comandante della forza di Quds, il generale Qasem Soleimani, assassinato in un attacco di droni americani a Baghdad a gennaio, una mossa che è stata fortemente condannata dalla comunità internazionale. Il secondo missile a lungo raggio, chiamato Martyr Abu Mahdi al-Muhandis, ha una gittata di 1.000 chilometri e prende il nome dal politico e comandante militare iracheno, ucciso insieme al generale Soleimani.

Graziella Giangiulio