IRAQ. Senza governo si rischia la guerra civile

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Ad un anno dalle elezioni in Iraq, non c’è un governo. L’unica elezione fatta nei 12 mesi dalla tornata elettorale è stata quella del presidente della Camera, affidata ai sunniti, di Mohammed al Habousi, che per altro ha presentato le sue dimissioni nei giorni scorsi e si è in attesa di sapere se saranno confermate o no. Al momento sono state rifiutate, in prima istanza, dal Parlamento.

Dispute a non finire anche sull’elezione del presidente, affidato ai curdi. I nomi scelti negli ultimi 12 mesi sono stati tutti depennati per vari motivi, molti dei quali corruzione. Ma non si vuole procedere per un nuovo mandato a Barham Salih.

Il nocciolo della questione della mancata nomina governativa è che il vincitore delle elezioni Moqtada al Sadr non ne vuole sapere delle larghe intese vuole un governo di maggioranza, mentre il Quadro di Coordinamento che rappresenta i partiti sciiti molto vicini all’Iran vogliono un governo di larghe intese. A complicare le cose le ingerenze estere.

Non c’è giorno in cui o l’Iran o la Turchia non bombardino la zona del Kurdistan iracheno. Erdogan a caccia del PKK, Teheran a caccia dei ribelli curdi iraniani che stanno alimentando le proteste in Iran.

Nella scorsa settimana i bombardamenti iraniani hanno colpito diversi villaggi e città del Governatorato di Erbil. A tal proposito il ministero degli Esteri iracheno ha convocato l’ambasciatore iraniano e gli ha consegnato una nota di protesta per il bombardamento di Erbil.

Fonti stampa hanno affermato che il Presidente iraniano è rimasto in silenzio dopo il bombardamento nell’area del Kurdistan. Mentre Baghdad ed Erbil hanno rilasciato solo timide dichiarazioni contro il Bombardamento iraniano, ampie condanne invece sono state rilasciate da tutto il mondo arabo. Il parlamento si riunirà anche oggi in merito alla questione.

Gli attivisti iracheni hanno descritto il bombardamento iraniano di Erbil come una liberazione dalla rabbia e dall’incapacità del regime iraniano di frenare una rivoluzione che si sta intensificando fortemente in varie città iraniane. L’Autorità per l’aviazione civile iraniana mette in guardia gli aerei iraniani dall’utilizzare lo spazio aereo iracheno, in particolare i voli che entrano nello spazio aereo del Kurdistan, a causa dell’attività militare dell’aviazione americana.

Infine il ministero degli Esteri giordano condanna l’attacco missilistico iraniano alla provincia di Erbil. Il Dipartimento di Stato USA condanna il bombardamento iraniano del Kurdistan iracheno.

Gli Stati Uniti avvertono i propri cittadini di non recarsi in alcune zone di Kirkuk, Erbil e Sulaymaniyah a causa dei continui bombardamenti iraniani. Il Giornalista Shaho Al-Qaradaghi ha affermato che attraverso il recente bombardamento del Kurdistan, l’Iran ha cercato di ridurre l’attenzione sulle proteste interne e di dedicarsi rapidamente alla repressione. Il quotidiano ha citato funzionari delle organizzazioni per i diritti umani in Kurdistan, che hanno affermato che i continui attacchi iraniani inviano messaggi che il regime iraniano è in grado di infliggere danni a qualsiasi parte che pensi che l’America sia in grado di fornirgli protezione.

Il presidente iraniano Ibrahim Raisi sottolinea, in una telefonata con il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, la necessità di porre fine all’assedio, mantenere il cessate il fuoco e risolvere la crisi yemenita attraverso il dialogo. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha deciso i tenere una sessione sull’Iraq.

In merito ai rapporti con la Turchia, i lavori della Terza Conferenza del Programma del Patto Nazionale Iracheno si sono svolti nella città turca di Istanbul, all’insegna dello slogan (una visione nazionale realistica per la soluzione desiderata e per salvare l’Iraq), con la partecipazione di un gruppo di personalità irachene, arabe e turche e forze. Erdogan sempre in Kurdistan sta sostenendo il fronte turkmeno.

Secondo una fonte della Banca Centrale del Libano ha affermato che oltre 18 miliardi di dollari di depositi in banca appartengono a politici iracheni. La crisi bancaria libanese ha inghiottito 18 miliardi di dollari per i politici iracheni. Il Fondo monetario internazionale afferma che 48 paesi sono esposti alle ripercussioni della crisi alimentare globale e la metà di loro è a rischio, rilevando che 41 milioni di persone nel mondo arabo sono esposte all’insicurezza alimentare.

Le mancate scelte politiche stanno facendo scendere in piazza i cittadini, per lo più giovani delusi che vengono puntualmente aggrediti dalla milizie vicine a uno o all’altro partito. Manifestazioni che stanno lasciando il posto alle lotte tra clan con lo spauracchio del settarismo e della guerra civile alle porte.

Matteo Angelucci