IRAQ. Normalizzazione o inefficienza: il caso della Base israeliana in Iraq

97

Israele ha costruito una base militare segreta in Iraq. Questa è la notizia riportata dal Wall Street Journal e confermata da immagini satellitari divulgate da Osinters (agenzia OSINT russa). La notizia giunge in un contesto già delicato nel dibattito politico iracheno, dettato dalle difficoltà e dalle divisioni politiche emerse nel processo di formazione del nuovo governo. 

Immagini satellitari, di fatto, rivelano una pista di atterraggio improvvisata lunga 1,5 chilometri, costruita nel letto di un fiume, a circa 180 chilometri a ovest della città di Najaf, a sud della capitale Baghdad, nel cuore del deserto iracheno (al Nukhaib). Secondo le prime ricostruzioni la pista di atterraggio sarebbe stata costruita il 26 febbraio, pochi giorni prima dell’avvio dell’operazione “Ruggito del Leone” lanciata contro l’Iran. La base segreta è stata rivelata inizialmente all’inizio di marzo da un pastore iracheno, successivamente ucciso probabilmente da attacco di drone o IED, che allertò le autorità. Le forze irachene inviate per indagare sarebbero state prese di mira da attacchi aerei israeliani per impedire l’identificazione del sito causando la morte di un soldato e il ferimento di altri due. 

La radio dell’esercito israeliano, usando un linguaggio cauto, non ha né confermato né smentito la notizia del Wall Street Journal, ma ha richiamato l’attenzione su un articolo pubblicato dal quotidiano saudita, Independent Arabia, il 4 marzo, pochi giorni dopo l’inizio della guerra, che descriveva un’operazione di commando condotta da “forze straniere” nel deserto iracheno vicino a Najaf. Altre testate giornalistiche israeliane, tra cui il Jerusalem Post e JFeed, hanno riportato separatamente la notizia di una presunta struttura segreta in Iraq utilizzata per operazioni legate alla guerra contro l’Iran, insieme ad accuse di interferenze esterne per bloccare qualsiasi indagine.

Sul fronte interno la vicenda rischia di innescare una nuova crisi politica esacerbando le tensioni già esistenti. Sebbene i vertici militari di Baghdad abbiano ufficialmente smentito la notizia, supportati da pattugliamenti dell’area che non hanno rilevato nessuna “prova materiale” della presenza militare straniera, Shaker Abu Turab al Tamimi, deputato del blocco Badr, ha denunciato l’esistenza di un sito militare congiunto “americano-israeliano” nell’Iraq occidentale, accusando i vertici del Ministero dell’Interno e delle forze di frontiera di aver tenuto il governo di Baghdad all’oscuro della situazione. 

Le dichiarazioni di al Tamimi trovano parziale riscontro in una registrazione audio – emersa qualche giorno fa ma riferita ai fatti di marzo – del Generale Saad Maan, capo della Security Media Cell, che confermerebbe la notizia sia della presenza della base che degli scontri scoppiati tra le forze di sicurezza e forze non identificate nel deserto. Anche il Comandante delle operazioni di Karbala ha confermato che la forza presente nel deserto di Najaf a marzo era israeliana, ma che non vi è rimasta per più di 48 ore. 

Il dibattito politico che ne deriverà rischia di scoperchiare un vaso di Pandora che potrebbe portare ad ulteriori fratture interne nei già delicati equilibri di potere iracheni. Se il governo di Baghdad e i vertici militari iracheni erano a conoscenza dell’operazione israeliana, allora la vicenda dimostrerebbe una volontà dell’Iraq di normalizzare i rapporti con Israele, con le conseguenti gravi ripercussioni politiche sia interne che estere considerati i rapporti stretti e di lunga data con l’Iran. 

Se invece l’operazione è avvenuta senza che Baghdad ne fosse a conoscenza ciò paleserebbe un’incapacità nel controllo e nella gestione della sicurezza del territorio, portando alla luce gravi inefficienze strutturali. Il deputato Karim al Muhammadawi, Badr, ha chiesto la convocazione urgente dei vertici della sicurezza per fare luce sugli eventi, mentre la Commissione parlamentare per la sicurezza e la difesa ha già calendarizzato un incontro con esperti per analizzare le falle nel controllo delle aree desertiche.

Infine, ma non certo ultimo dato di rilievo: la tempistica della diffusione della notizia. Questa, infatti, è stata divulgata pochi giorni prima del voto di fiducia al nuovo governo di Ali al Zaidi, formato dopo una lunga serie di trattative influenzate anche da attori stranieri.

Leonardo Fabrizio 

Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/