
Dopo mesi di discussioni, la riunione finale del Quadro di Coordinamento (il più grande blocco parlamentare che raggruppa i principali partiti sciiti) ha portato alla nomina di Ali al Zaidi a Primo Ministro del Paese. Originario del Governatorato di Dhi Qar, è nato nel 1986. Ha una formazione accademica in giurisprudenza e finanza ed è membro dell’Ordine degli Avvocati iracheno.
Il suo percorso professionale si è svolto al di fuori della sfera politica tradizionale, avendo ricoperto incarichi amministrativi nei settori della finanza, degli investimenti e dell’istruzione. In particolare, è stato Presidente del Consiglio di Amministrazione della Banca Islamica del Sud (Al Janoob Islamic Bank for Investment and Financing), Presidente del Consiglio di Amministrazione della Società di Gestione Nazionale e Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Università Popolare e dell’Istituto Medico Ishtar. La presenza di al Zaidi si estende anche al campo dei media, dato che è noto per dirigere un canale satellitare. La nomina di al Zaidi come “candidato di compromesso” è avvenuta nel contesto degli accordi di condivisione del potere all’interno del Quadro.
Questo avviene in un contesto di complessità interne ed esterne, tra cui la posizione dichiarata degli Stati Uniti, attore chiave nella formazione dei governi iracheni. Tale posizione fa seguito alle intense pressioni statunitensi e al veto contro la nomina di figure vicine a Teheran come Nouri al Maliki, con il Presidente Trump che ha minacciato di tagliare gli aiuti all’Iraq qualora queste tornassero al potere. A Washington si percepisce un certo interesse per il background economico di al Zaidi, in particolare per la sua precedente collaborazione con la Banca Islamica del Sud già soggetta a sanzioni o restrizioni statunitensi per presunto riciclaggio di denaro, frode e uso illegale di dollari statunitensi e per presunti rapporti con l’Iran.
La nomina di al Zaidi è avvenuta dopo un lungo muro contro muro tra Mohammed Shia al Sudani, Primo Ministro uscente, forte del successo elettorale che ha portato la sua coalizione, Ricostruzione e Sviluppo, a rappresentare la prima forza parlamentare e Nouri al Maliki, candidato ufficiale del Quadro da inizio 2026. Al Maliki e al Sudani hanno deciso di ritirare le proprie candidature dopo due riunioni tripartite presenziate da Faleh al Fayyad, leader delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMU), gruppo paramilitare affiliato al governo iracheno legittimato come forza di sicurezza durante la guerra contro Daesh.
La finalizzazione della nomina di al Zaidi è arrivata in un contesto di crescente escalation nei rapporti tra Baghdad e Washington. Gli Stati Uniti hanno avviato una strategia di pressione multidimensionale al fine di scongiurare la formazione di un esecutivo iracheno legato a Teheran. Sul piano politico, gli Stati Uniti hanno inviato messaggi a diversi leader del Quadro di Coordinamento, sottolineando la loro preoccupazione della presenza dei leader delle fazioni alle riunioni del Quadro. Va sottolineato che il Quadro di Coordinamento è una coalizione che racchiude al proprio interno anche esponenti di milizie armate come il Blocco Sadiqoon (ala politica della fazione Asahib Ahl al Ahq), l’Organizzazione Badr, il Movimento Hoquq (ala politica di Kataib Hezbollah) e le Brigate Sayyid al Shuhada rappresentate dal loro leader Abu Ala al Walai.
Per questo motivo il Dipartimento di Stato americano ha annunciato una ricompensa fino a 10 milioni di dollari per informazioni che portassero all’arresto Abu Ala al Walai e Abu Hussein al Hamidawi, leader di Kataib Hezbollah, oltre ad altri leader delle fazioni (considerate terroriste) non rappresentate da Quadro. Sotto il profilo economico-finanziario il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha bloccato una spedizione di circa 500 milioni di dollari in contanti, proventi della vendita di petrolio iracheno depositati presso la Federal Reserve di New York. Sebbene alcuni consiglieri governativi iracheni abbiano inizialmente derubricato il ritardo a questioni logistiche e alla chiusura dello spazio aereo, fonti americane e parlamentari locali confermano che si tratta di una misura deliberata.
Tale blocco, il secondo dall’inizio delle ostilità a fine febbraio, è accompagnato dall’inasprimento delle procedure di conformità bancaria e dalla minaccia di sanzioni imminenti contro gli istituti finanziari iracheni che violano le normative internazionali. Infine, sul piano della sicurezza, gli Stati Uniti hanno sospeso i finanziamenti per i programmi antiterrorismo e l’addestramento militare, condizionandone la ripresa a misure concrete contro le fazioni armate legate all’Asse della Resistenza e quindi all’Iran, anche se mantengono una presenza militare ridotta nella Regione del Kurdistan presso la base aerea di Harir, vicino a Erbil, dove meno di 2.000 soldati e personale della coalizione conducono operazioni di consulenza e attività antiterrorismo contro DAESH. Il successo del prossimo esecutivo iracheno sarà quindi strettamente legato al modo in cui verranno gestite le fazioni armate.
Leonardo Fabrizio
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