
Giovedì 4 giugno è iniziato il processo di smantellamento delle milizie armate e la restrizione delle armi nelle mani dello Stato. Questo processo è iniziato nella città Santa di Samarra dove i membri delle Saraya al Salam (Brigate della Pace), che fanno capo a Muqtada al Sadr, leader del Movimento Nazionale Sciita, hanno consegnato il loro quartier generale e le loro armi alla presenza del Vice Comandante delle Operazioni Congiunte, Qais al Muhammadawi.
La riforma delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMU) e la centralizzazione delle armi nelle mani dello Stato è un obiettivo primario del nuovo esecutivo iracheno guidato dal Primo Ministro Ali al Zaidi. L’obiettivo della riforma è quello di recidere, definitivamente, ogni legame tra la scena politica e la proliferazione delle armi al di fuori del controllo statale. Molte milizie armate, alcune delle quali formalmente integrate nelle PMU, sono direttamente collegate a partititi politici, come Asahib Ahl al Haq milizia legata al blocco Sadiqun o Kataib Hezbollah legata al Movimento Hoquq. La complessità della questione risiede nella dualità organizzativa delle Forze di Sicurezza all’interno dello Stato. Esistono gruppi delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMU) che operano sotto l’egida delle fazioni armate e, viceversa, esistono reggimenti di queste fazioni che operano sotto la struttura organizzativa delle PMU.
Le Forze di Mobilitazione Popolare sono una coalizione paramilitare irachena, istituzionalizzata a seguito di una fatwa emessa, nel giugno 2014, dall’ Ayatollah Ali al Sistani, in risposta all’avanzata di Daesh.
Il portavoce del Comandante in Capo delle Forze Armate, Sabah al Nu’man ha spiegato che la recisione dei legami delle milizie armate con le Forze di Mobilitazione Popolare (PMU) prevede la ristrutturazione delle loro formazioni, la garanzia dei diritti dei loro membri e l’assorbimento dei combattenti nelle varie istituzioni di sicurezza. Si stima che circa 35.000 membri di fazioni armate irachene saranno integrati nelle istituzioni di sicurezza statali e militari in cambio della consegna delle armi. Il piano proposto dal Primo Ministro definisce la distribuzione delle posizioni nell’esercito, nella polizia e nel Servizio Antiterrorismo, fissando un termine di tre mesi (Settembre 2026) entro il quale gli altri gruppi armati dovranno decidere se aderire al processo. Le autorità stanno preparando misure coercitive per le fazioni che non si conformeranno entro la scadenza. L’iniziativa si basa su precedenti fasi di integrazione, tra cui l’assorbimento di circa 15.000 membri delle Saraya al Salam, affiliate al Movimento Nazionale Sciita Iracheno, guidato da Muqtada al Sadr, che in precedenza aveva ordinato lo scioglimento delle forze, lasciando disponibili circa 20.000 posizioni.
Oltre le Saraya al Salam, anche Kataib al Imam Alì e Asahib Ahl al Haq hanno istituito comitati interni per delineare i meccanismi di consegna delle armi. L’Alleanza Servizi, che rappresenta l’ala politica delle Katabi al Imam Ali, ha annunciato ufficialmente la sua dissociazione dalla milizia. In una dichiarazione, l’Alleanza ha indicato di aver consegnato la propria “bandiera del jihad” come gesto simbolico di rottura dei legami. Shibl al Zaidi, leader dell’Alleanza, ha dichiarato che questa fase richiede un passaggio dai campi di battaglia a passi concreti per la costruzione della Nazione. La separazione dei partiti politici dalle loro ali armate all’interno delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMU) fa parte del processo di consolidamento degli armamenti sotto il controllo statale, poiché la legge delle PMU stabilisce che ai suoi membri è vietato impegnarsi in attività politica. Le Brigate Imam Ali sono una delle fazioni armate e rientrano tra i gruppi che si autodefiniscono “Resistenza Islamica in Iraq”, e sono rappresentate nelle Forze di Mobilitazione Popolare attraverso la 40ª Brigata.
Altre fazioni armate affiliate alla “Resistenza Islamica” come Harakat al Nujaba, Kataib Sayyid al Shuhada, Saraya Awliya al Dam e Ashab al Khaf hanno vincolato il loro eventuale disarmo al ritiro della presenza militare statunitense in Iraq e al termine della missione della Coalizione Internazionale prevista per settembre 2026. In questo contesto il portavoce militare delle Saraya Awliya al Dam, Abu Mahdi al Jaafari, ha affermato che qualsiasi progetto nazionale di limitazione degli armamenti deve essere accompagnato da misure concrete che garantiscano la sovranità dell’Iraq e l’indipendenza delle sue decisioni. La fazione ha specificato le sue condizioni in cinque punti principali: Porre fine alla dipendenza finanziaria ed economica che limita la volontà dell’Iraq; Interrompere ogni forma di interferenza straniera nel processo decisionale politico iracheno; Porre fine a qualsiasi presenza militare straniera sul suolo iracheno; Consentire all’Iraq di dotarsi di moderni sistemi di difesa aerea e radar; Rafforzare l’indipendenza del processo decisionale in campo economico e aprire la strada a partenariati equilibrati.
L’ex Sottosegretario di Stato americano per gli Affari del Vicino Oriente, Barbara Leaf, ha spiegato che la decisione di al Sadr di disarmare la sua fazione ha esercitato pressione su altri gruppi. Alcune di queste fazioni potrebbero reagire violentemente e lo Stato potrebbe doverle affrontare militarmente. Secondo l’ex diplomatica statunitense, la possibilità di uno scontro armato con alcune fazioni esiste, ma la pressione politica di Washington, dei paesi limitrofi e del popolo iracheno può contribuire a prevenire la violenza.
Leonardo Fabrizio
Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/










