IRAQ. Mesopotamia addio. Crisi idrica senza precedenti

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L’Iraq sta vivendo una delle crisi idriche più importanti della sua storia. Situato tra il Tigri e l’Eufrate, il Paese ha da sempre utilizzato le loro acque per le coltivazioni e per l’allevamento oltre alla fornitura di acqua potabile; era la Mesopotamia, culla della civiltà. 

Nel corso dell’ultimo anno è stato riscontrato dagli esperti un progressivo peggioramento della situazione idrica in Iraq che ha portato ad uno stato di siccità e ad una nuova estensione delle zone desertiche. 

Secondo gli esperti intervistati da Yaqin News e Shafaq News il biennio 2021-2022 è stato il peggiore di sempre per l’Iraq. Altre conferme arrivano anche dal ministero delle Risorse Idriche e dal ministero dell’Ambiente iracheno. In ultima istanza anche l’Unicef ha confermato la tragicità della situazione irachena. Stando alle fonti social e tradizionali, i Governatorati più colpiti sono stati quello di Diyala, dove sono andati distrutti migliaia di frutteti e quello di Anbar dove il deserto avanza inesorabilmente. Successivamente sono stati colpiti i Governatorati del sud come quello di al Qadisiyyah e quello di Bassora. 

A questo punto, la domanda nasce spontanea: cosa ha portato l’Iraq a subire questa grave crisi idrica? 

Per prima cosa bisogna considerare il fatto che negli ultimi due anni le precipitazioni nel Paese sono state assai scarse. Inoltre alcuni Governatorati come quello di Sulaymaniyah hanno raggiunto picchi di 52 gradi Celsius durante la stagione estiva. In tal senso si è espresso anche il World Food Program confermando che la siccità che l’Iraq ha sofferto durante l’ultima stagione è la prima del suo genere negli ultimi 40 anni.

C’è di più. La situazione è notevolmente peggiorata con l’entrata in funzione di numerose dighe costruite soprattutto dalla Turchia. 

Emblematica, in questo senso, è sicuramente la diga di Ilisu (METTERE LINK A Emblematica, in questo senso, è sicuramente la diga di Ilisu), costruita nella zona di Hasankeyf e inaugurata nel novembre del 2021. La diga è stata costruita sul fiume Tigri e blocca tutt’ora l’afflusso delle acque all’Iraq. 

Tutto ciò ha provocato una pericolosa diminuzione del livello delle acque del Tigri in territorio iracheno mettendo in serio pericolo tutto l’ecosistema. 

Se non si interviene immediatamente per risolvere il problema, l’Iraq rischia di scomparire nei prossimi anni. Attualmente sono migliaia gli sfollati che hanno abbandonato le proprie terre, ormai aride. La siccità ha reso difficile anche la fornitura di acqua potabile. 

Ad oggi sembra solo un ricordo l’antica Mesopotamia dove i fiumi Tigri ed Eufrate scorrevano in piena donando alle terre circostanti una vegetazione rigogliosa e fertilità alle campagne. 

Matteo Angelucci