IRAQ. Le nuove sfide del governo al-Sudani

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Finalmente, a più di un anno dalle elezioni, in Iraq, giura il governo guidato da Mohammed Shia al-Sudani. In aula erano presenti 253 deputati in seduta per dare la fiducia. Un evento quasi storico per le sessioni parlamentari irachene, famose in Medio Oriente per l’assenteismo mirato, quando non si vogliono far passare emendamenti o promuovere nuove leggi.

Alle 19:00 ora italiana del 26 ottobre al-Sudani legge il suo discorso: «Il nostro team ministeriale affronterà la responsabilità in questa fase in cui il mondo sta assistendo a grandi trasformazioni e conflitti politici ed economici». E ancora ha aggiunto: «Il nostro Paese soffre di crisi accumulate che hanno avuto il più grave impatto economico, sociale, umanitario e ambientale. Promettiamo al nostro popolo una sincera promessa di fare il massimo sforzo e il massimo per riuscire a sollevare questi monumenti con uno spirito degno del coraggio degli iracheni». Proseguendo ha detto: «Cerchiamo di garantire una stretta cooperazione in un modo che garantisca un ruolo legislativo e di supervisione che il nostro popolo merita. Dobbiamo cooperare per sviluppare il lavoro e l’efficacia degli organi di controllo dello stato e migliorare le capacità della stampa nazionale libera di svolgere il proprio ruolo».

Di primaria importanza per il neo primo Ministro è potenziare l’efficacia dei governi locali: «Il nostro governo è desideroso di trovare soluzioni sostenibili ai dossier con la regione del Kurdistan attraverso un vero partenariato basato su diritti e doveri, e di garantire e preservare l’indipendenza della magistratura come previsto dalla costituzione».

Tra gli obiettivi del governo: «Crediamo fermamente nella costruzione di un’economia irachena forte in grado di ottenere un cambiamento qualitativo nei servizi, creare molte opportunità di lavoro e aprire ampie porte agli investimenti. Il nostro team ministeriale attuerà una serie di principi per lavorare alla costruzione di un’economia moderna al servizio degli iracheni nel presente e nel futuro». «Lo sforzo del nostro governo è iniziare a investire e sviluppare le energie umane». «L’importanza del nostro curriculum è riportare gli sfollati nelle loro aree di residenza, prestare attenzione ai diritti umani e responsabilizzare le donne».

Un occhio di riguardo per le forze dell’ordine: «Il nostro governo fornirà le cure e il supporto necessari alle nostre forze armate e alle forze di sicurezza interna con tutti i loro nomi e formazioni».

Al-Sudani ha chiosato affermando: «Prometto al grande popolo iracheno, guidato dal saggio supremo riferimento, di essere di aiuto al popolo iracheno in ogni parte del nostro amato Iraq».

A seguire la Camera dei Deputati ha votato a maggioranza assoluta sul curriculum ministeriale sottoposto alla Camera: primo Ministro Muhammad Shia Al-Sudani; Fouad Hussein come Ministro degli Affari Esteri; Muhammad Tamim come Ministro della Pianificazione; Hayan Abdel Ghani Abdel Zahra come Ministro del Petrolio; Taif Sami come Ministro delle Finanze: Thabet Muhammad al-Absi come Ministro della Difesa; Abdul Amir Al-Shammari come Ministro dell’Interno; Saleh Mahdi al-Hasnawi come Ministro della Salute; Khaled Battal come Ministro dell’Industria; Daoud Al Ghurairy come Ministro del Commercio; Khaled Shwani come ministro della Giustizia; Zyad Ali Fadel, Ministro dell’elettricità; Abbas Jabr Abada come Ministro dell’Agricoltura; Naim Al-Aboudi come Ministro dell’Istruzione superiore; Ibrahim Yassin come Ministro dell’Istruzione; Hiam Aboud Kazem come Ministro delle Comunicazioni; Razak Muhaibes come Ministro dei Trasporti; Aoun Diab come Ministro delle Risorse Idriche; Ahmed Al-Asadi come Ministro del Lavoro e degli Affari Sociali; Evan Faeq come Ministro dell’Immigrazione e degli sfollati; Ahmed Mohamed Hussein come Ministro della Gioventù e dello Sport; Ahmed El Fakak Ministro della Cultura, del Turismo e delle Antichità.

Ora che la squadra di governo è stata eletta sul tavolo del gabinetto ministeriale ci sono temi che aspettano risposte importanti: la siccità dovuta alla chiusura dei rubinetti dalla Turchia.

Gli attacchi nel nord dell’Iraq da parte della Turchia contro elementi del PKK, attacchi a Sulaymaniyyah da parte dell’Iran contro i curdi. E ancora la permanenza militare del comando NATO in Iraq. Il ruolo dell’Iran in Iraq.

Dal punto di vista economico resta endemico il problema della corruzione che oramai ha devastato la classe dirigente del Paese.

Infine la questione delle milizie su cui c’è stata la scissione più importate tra Moqtada al Sadr e il Quadro di coordinamento. Milizie che continuano a saccheggiare e tiranneggiare la popolazione locale.

Infine il file Sicurezza e Sfollati che non possono essere separati per via di Daesh che si insinua nelle pieghe delle debolezze governative e attacca sfruttando i campi per sfollati interni, spesso per soggiornare prima di compiere attentati.

Non ultima la questione inquinamento legata alla questione estrattiva con i rapporti con il Kurdistan iracheno per il petrolio.

Sono queste alcune delle sfide che il governo al-Sudani ha davanti a sé.

Lucia Giannini