IRAQ. Il Generale del Caos: Qassem Soleimani

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«Per più di due decenni, il generale Qassem Soleimani, comandante della forza Quds della Guardia Rivoluzionaria Iraniana, è stato l’architetto e l’esecutore delle strategie ostili dell’Iran contro gli Stati Uniti d’America e i suoi alleati».

Così apre un servizio della tv filoamericana iracheni Al Hurra

«Soleimani ha ucciso centinaia e ferito migliaia di soldati in Iraq, (…) Uno dei più grandi nemici degli Stati Uniti, dopo l’uccisione di Osama bin Laden e al-Baghdadi, si può dire che il più grande leader terrorista che lavorava contro l’America, è stato il generale Soleimani», ha detto Jeffrey Gordon, ex portavoce del Pentagono, ripreso dalla tv irachena.

Secondo il media iracheno, per queste ragioni, il presidente Donald Trump ha preso la decisione di colpire l’Iran e uccidere Soleimani in risposta alle azioni delle milizie filo-iraniane che prendono di mira le basi militari che attaccano gli americani in Iraq.

Mezz’ora dopo la mezzanotte del 2 gennaio 2020, come si ricorderà, un aereo della Syrian Wings è atterrato all’aeroporto di Baghdad con il generale Qassim Soleimani e ad attenderlo c’era la leadership delle milizie sciite in Iraq. Dopo pochi minuti, l’ospite iraniano e i suoi sono saliti a bordo di due auto, che si sono dirette verso il centro di Baghdad. Poco dopo un drone ha distrutto l’auto dove era il generale iraniano.

«Il generale Soleimani ha vagato per l’Iraq, come se fosse il padrone», prosegue Gordon, ripreso dal tv irachena: «Sapeva che gli americani potevano prenderlo di mira, ma non si è preoccupato di nascondere i suoi movimenti, perché credeva che gli Stati Uniti non avrebbero osato». Un errore tattico perché appunto un drone americano MQ-9 Reaper lo ha preso di mira.

«L’eredità Soleimani non è l’eredità che la Repubblica Iraniana offre. Si può vedere l’eredità di Soleimani ad Aleppo. O nella mancanza di fiducia tra sette irachene, sunniti e sciiti. E nell’estremismo che l’Iran ha coltivato in Afghanistan. Questa è l’eredità di Soleimani», aggiunge poi il Centro per la difesa delle democrazie. 

Soleimani non era poi distante dall’avere contatti con Osama bin Laden: tra i documenti presi ad Abbottabad dopo l’uccisione del leader di al Qaeda, «si possono vedere molti documenti, alcuni dei quali sono stati pubblicati ora, in cui bin Laden parla del supporto logistico che riceveva dall’Iran, che sarebbe stato principalmente il ruolo della Forza Quds. Inoltre, ci sono stati casi di individui associati ad Hezbollah che hanno acquistato aerei in Sudan per addestrare alcuni degli aggressori dell’11 settembre», prosegue la tv filo Usa. 

Tra gli elementi di al-Qaeda cui Qassem Soleimani ha concesso protezione c’era un giordano di nome Ahmad Fadil Nazzal al-Khalayleh, il cui soprannome era Abu Musab al-Zarqawi. I jihadisti e gli estremisti fuggiti dall’Afghanistan cercavano rifugio, e non avevano altra scelta che sottomettersi al controllo iraniano. Allora l’Iran poteva usarli in qualsiasi momento. 

Dopo la caduta di Saddam Hussein, Soleimani trasferì in Iraq gli elementi di Al-Qaeda presenti in Iran, guidati da Abu Musab al-Zarqawi. Il suo obiettivo non era solo quello di esaurire le forze americane, né di controllare l’Iraq, ma piuttosto di estendere l’influenza iraniana su tutta la regione e la sua arma era quella di diffondere il caos.

Nell’agosto 2002, Al-Zarqawi e i suoi hanno lanciato le loro attività terroristiche in Iraq. Tre attentati dinamitardi hanno colpito rispettivamente l’ambasciata giordana, il quartier generale delle Nazioni Unite e il santuario dell’Imam Ali nella città di Najaf.

Gli attacchi di Zarqawi e del suo gruppo contro gli sciiti in Iraq sono culminati nel febbraio 2006 con il bombardamento del santuario dell’Imam a Samarra. Le cose andarono fuori controllo e le cose andarono come poi tutti sanno.

Graziella Giangiulio