IRAQ. È giallo sulla morte del capo di Daesh iracheno

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Dopo gli attacchi del 22 gennaio Baghdad le forze dell’antiterrorismo insieme a SWAT e forze della coalizione hanno cominciato a dare la caccia alle cellule di Daesh operanti in Iraq, questo fatto come è noto a molti ha portato all’uccisone con bombardamento aereo, nell’area di Kirkuk, il 27 gennaio una figura di spicco in Iraq di Daesh: Jabbar Salman Ali Farhan al-Issawi, 43 anni noto come Abu Yasser. E come al solito in Iraq si è gridato, in senso metaforico, giustizia è fatta!

Questo in realtà è un episodio che non ha mosso molto nello scacchiere Daesh che opera sul territorio iracheno. Il portavoce della coalizione, il colonnello Wayne Maruto, ha spiegato che la morte di al-Issawi è un colpo significativo agli sforzi dello Stato Islamico di riorganizzarsi, uccisi nell’operazione congiunta forze della coalizione forze irachene altri 9 elementi Daesh.

I fatti però mostrano l’esatto opposto: ISIS dell’uccisione del suo uomo di punta ancora non ne ha parlato, nemmeno sul al Naba 272, settimanale ufficiale di ISIS, edito venerdì 5 febbraio, mentre nei pressi di Kirkuk, confermato anche da fonti locali, in settimana Daesh ha rivendicato l’abbattimento di torri dell’energia: 9 e ancora, in una imboscata contro le forze irachene avrebbe portato alla distruzione di sei hummer della polizia federale, con conseguenti morti o feriti tra i militari a bordo.

Questi episodi fanno pensare che Daesh ha voluto rispondere allo stato iracheno e dire che la morte di uno dei suoi leader non significa che Daesh è in recessione, tutt’altro. A Kirkuk sempre più spesso viene imposto il coprifuoco per motivi di sicurezza e non a causa del Covid 19 che anche in Iraq sta mietendo molte vittime.

Il fatto stesso che Daesh abbia la forza di attaccare un convoglio in transito sulla strada Tikrit-Kirkuk fa capire molte cose. Primo che la cellula smantellata a Kirkuk non era la sola ad operare in zona. Secondo: monitorando costantemente lo scenario iracheno si può affermare che attualmente in Iraq ci sono almeno quattro emiri che operano: Anbar; Diyala; Kirkuk; sud dell’Iraq. Ed è proprio con questi linguaggi che Daesh rivendica gli attentati.

Daesh non sta riorganizzando la Umma per conquistare nuovamente il territorio, in questo momento la priorità è quella di portare l’Iraq nel caos e semmai in un secondo momento pensare a riconquistare il territorio. Questo per più motivi: Daesh non ha più i numeri per conquistare, sa di essere continuamente nel mirino della coalizione internazionale e quindi qualsiasi controllo locale verrebbe immediatamente bombardato. Mentre il logoramento giorno per giorno, nel tempo, potrebbe dare una qualche prospettiva di riuscita. Per esempio, fino a due anni fa non erano in molti a pensare che gli Stati Uniti potessero arrivare a un Accord con i talebani in Afghanistan.

Non solo: in Iraq, se ne parla troppo poco, a creare caos e portare sofferenza le milizie sciite che attualmente sono scusate dagli attivisti di arresti di giovani manifestanti e torture ai loro danni; di espropri di terre con attacchi armati e vendita delle stesse a famiglie sciite in aree una volta considerate sunnite. Per non parlare poi del traffico di droga, armi e incendi dolosi per entrare illegalmente in possesso di terreni fertili. Questo dato aggiunto alle sofferenze della guerra, ai danni da bombardamenti aggiunti alla crisi economica per il calo del prezzo del petrolio fa dell’Iraq un paese molto appetibile per i gruppi jihadisti che hanno come unico scopo destabilizzare stati democratici ma fragili per impossessarsi di territori.

Graziella Giangiulio