IRAQ. Baghdad 2019 – Teheran 1979: l’ambasciata americana presa d’assalto

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Centinaia di manifestanti iracheni  il 31 dicembre 2019 hanno sfondato il cancello dell’ambasciata USA a Baghdad nel tentativo di prendere d’assalto il complesso; Donald Trump ha accusato l’Iran. La folla si è radunata fuori dall’ingresso del sito per ore a causa dei controversi attacchi aerei americani che hanno ucciso più di due dozzine di combattenti di una milizia sostenuta dall’Iran nel fine settimana. Spari, gas lacrimogeni, riporta Reuters, 12 persone ferite, fin dai primi bilanci e diversi soldati americani sono stati visti sul tetto dell’edificio principale; il personale dell’ambasciata americana e l’ambasciatore americano erano stati evacuati in precedenza.

Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha ribadito che gli Stati Uniti «proteggeranno e difenderanno gli americani in Iraq» durante una conversazione telefonica con i leader iracheni. Le forze speciali irachene sono state dispiegate nel tentativo di impedire ai manifestanti di entrare nell’ambasciata. Anche il primo ministro Adel Abdul Mahdi ha esortato i manifestanti ad andarsene e ha messo in guardia contro qualsiasi aggressione nei confronti di ambasciate e rappresentanti stranieri. Bandiere di Kataib Hezbollah sono state anche appese sulla recinzione che circonda l’ambasciata. Kataib Hezbollah è la milizia che è stata presa di mira dagli attacchi degli Stati Uniti nell’ovest dell’Iraq, che hanno causato almeno 25 morti e ferito altre 55 persone.

Al centro del dibattito social media iracheno resta l’attacco alla base militare delle Pmu e alle milizie Hezbollah Brigade, ad al Qaim, nell’Anbar vicino al confine siriano, avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 dicembre. A bombardare sono stati gli Stati Uniti dal Bahrein, avvisando con 30 minuti di anticipo il primo Ministro Adel Abdul Mahdi. Motivazione dell’attacco: una risposta agli attacchi subiti dalla basi americane in Siria e Iraq, ben cinque, nelle ultime settimane. 

Un account Daesh di lingua albanese sostiene che gli attacchi sono stati fatti da Daesh che non ha rivendicato ancora perché vuole esacerbare i rapporti  Usa – Iran. Un simile conflitto è molto utile alla causa Daesh. 

Il Parlamentare dell’alleanza Fatah, Faleh Al Khazali, indica che silenzio su presenza turca e americana in Iraq è «vergogna della storia». «Le forze americane», secondo il politico, «sono entrate in guerra aperta con l’Iraq bombardando il quartier generale delle PMU in Anbar». Anche il primo Ministro Mahdi è intervenuto sull’accaduto, asserendo che è rigettata l’azione unilaterale americana contro le PMU considerata una violazione che minaccia sicurezza in Iraq e nella regione. 

Le Asaib Ahl al Haqq, hanno rimarcato la dose, asserendo che la presenza americana è diventata un peso per lo stato che deve essere confrontata con metodi legittimi. Il Segretario di Al Sadr, Kazem al Issawi ha detto che l’attacco americano è una vergognosa infrazione della sovranità irachena e della resistenza popolare. Anche il Presidente Salih di solito molto cauto nelle dichiarazioni ha detto che il bombardamento americano è contro gli accordi ed è inaccettabile. Il vice comandante delle PMU, Abu Mahdi Al Muhandis naturalmente ha rilasciato dichiarazioni ha risposto all’attacco minacciando le forze USA: «Il sangue dei martiri e dei feriti non rimarrà senza risposta contro forze americane in Iraq».  

Redazione