IRAQ. Ali al Zaidi, Stati Uniti e Forze di Mobilitazione Popolare: una riforma cruciale

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Gli Stati Uniti hanno vincolato il proprio appoggio al nuovo governo iracheno, guidato da Ali al Zaidi, alla capacità di quest’ultimo di interfacciarsi con uno dei dossier più delicati della recente storia irachena, ovvero la riforma delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMU) e la restrizione delle armi nelle mani dello Stato. 

La strategia degli Stati Uniti in Iraq è chiara, limitare l’influenza di Teheran, esercitata anche attraverso le milizie filo-iraniane legate all’Asse della Resistenza (alcune delle quali formalmente integrate nelle PMU). Più volte, durante la fase negoziale che ha portato alla formazione del nuovo governo iracheno, l’amministrazione Trump ha espresso il proprio rifiuto di appoggiare un governo che avesse al proprio interno figure vicine alla Repubblica Islamica, minacciando al contempo sanzioni economiche e la cessazione di aiuti militari. 

Le PMU sono un insieme di milizie paramilitari, diventate indispensabili a seguito di una fatwa emessa dall’Ayatollah al Sistani per combattere Daesh e, successivamente, integrate, ufficialmente o no, nell’apparato di sicurezza iracheno. Nel tempo queste milizie hanno acquisito sempre più influenza e peso politico, alcune delle quali, ad oggi, fanno parte del più grande blocco parlamentare sciita, il Quadro di Coordinamento, che ha nominato il candidato a Primo Ministro. Tra i leader di spicco del Quadro di Coordinamento figura Faleh al Fayyad, Presidente delle PMU, affiancato dai rappresentanti delle principali milizie sciite, tra cui Asaib Ahl al Haq (Blocco Sadiqun), l’Organizzazione Badr, Kataib Hezbollah (Movimento Hoquq) e Kataib Sayyid al Shuhada (integrata nella Coalizione Stato di Diritto).

A riprova di una crescente escalation nei confronti delle fazioni armate irachene, gli Stati Uniti, in coordinamento con l’intelligence turca, hanno annunciato l’arresto di Mohammed Baqir Saad Dawood al Saadi, identificato da Washington come un funzionario di Kataib Hezbollah, considerato dagli USA un obiettivo di alto profilo responsabile di atti terroristici su scala globale. Ciò è avvenuto dopo aver bloccato, a fine aprile, una spedizione di circa 500 milioni di dollari verso l’Iraq oltre ad aver annunciato ricompense fino a 10 milioni di dollari per informazioni che portino alla cattura di Akram Abbas al Kaabi, leader del movimento Harakat al Nujaba, Abu Ala al Walai, leader di Kataib Sayyid al Shuhada e Haider al Gharawi, leader di Ansar Allah al Awfiya, fazioni centrali durante il recente conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, che, insieme a Kataib Hezbollah, hanno rivendicato diversi attacchi contro gli interessi americani nella regione e sono state ripetutamente bersagliate da raid aerei israelo-americani. 

È su questo terreno scivoloso che sta prendendo forma il nuovo governo iracheno, che vede nella riforma delle PMU l’arena di sovrapposizione delle influenze estere. Le recenti visite a Baghdad di David Petraeus, ex Direttore della CIA e Generale in congedo e di Ismail Qaani, Comandante della Forza Quds iraniana, sembrano essersi concentrate proprio su questo dossier. Secondo fonti politiche Petraeus sta lavorando alla stesura di un documento esecutivo sulle Forze di Mobilitazione Popolare da sottoporre alla Casa Bianca tramite l’inviato statunitense Tom Barrack. Il documento include raccomandazioni pratiche e attuabili per lo smantellamento delle milizie, a partire dalla consegna delle armi pesanti e medie a un’agenzia di sicurezza fidata, oltre all’eliminazione delle figure coinvolte in attacchi contro gli Stati Uniti e i loro alleati nella regione. Dal canto suo Qaani sta cercando di mantenere figure allineate con gli interessi di Teheran in posizioni chiave dell’apparato istituzionale iracheno. 

Il ruolo che le fazioni armate avranno nel prossimo governo dipenderà da come verrà sciolto il nodo della riforma. L’Organizzazione Badr ha già ricevuto due ministeri (Trasporti e Risorse Idriche), il blocco Sadiqun, ala politica di Asaib Ahl al Haq, è convinta di ricevere uno dei ministeri rimasti vacanti oltre alla carica di vice Primo Ministro, dichiarandosi disposta a discutere della consegna delle armi. Contrariamente, il Movimento Hoquq, ala politica di Kataib Hezbollah, ha deciso di sedersi ai banchi dell’opposizione esprimendo contrarietà alla riforma. Dello stesso avviso risulta essere Akram Abbas al Kaabi, leader del movimento Harakat al Nujaba, che considera la consegna delle armi una “linea rossa invalicabile”. 

Il Quadro di Coordinamento ha formato un comitato tripartito composto dal Primo Ministro al Zaidi, dall’ex Primo Ministro al Sudani e dal leader dell’Organizzazione Badr al Amiri per sviluppare un meccanismo per il disarmo delle fazioni. Le discussioni del Comitato riguardano anche le milizie affiliate ai partiti politici che hanno rappresentanza nel governo, le quali sarebbero tenute a sciogliere le strutture che operano al di fuori delle istituzioni militari e di sicurezza ufficiali. Tra le proposte presentate c’è quella di creare un Ministero ad hoc denominato Ministero della Sicurezza Federale, che includa le Forze di Mobilitazione Popolare, la Polizia Federale, le Guardie di Frontiera e la Divisione di Intervento Rapido, al fine di sciogliere le PMU e ridistribuire i suoi membri tra le altre figure di comando della sicurezza attraverso questo ministero, opzione, però, non gradita agli Stati Uniti. 

Leonardo Fabrizio

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