IRAQ. Al-Sadr si ritira. Di nuovo. Strategia o Addio Definitivo?

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L’Iraq si confronta con l’ennesimo colpo di scena firmato Muqtada al-Sadr. L’annuncio della sua non partecipazione alle prossime elezioni ha scosso ulteriormente il panorama politico, riaprendo interrogativi sul futuro del paese. Sebbene si sia ufficialmente ritirato dalla politica nel 2022, la sua influenza resta forte, soprattutto tra i giovani delusi e la classe operaia. La sua storia politica è un susseguirsi di abbandoni e ritorni; anche per questo, la notizia va presa con le dovute cautele. E proprio mentre le manovre in vista del voto di ottobre si fanno più intense, l’incertezza regna sovrana. A tenere viva l’attenzione e ad alimentare i dubbi connessi alle sue intenzioni anche le recenti mosse del leader sciita, come la richiesta ai suoi sostenitori di aggiornare i dati elettorali. E non è un caso che diversi blocchi politici abbiano inviato i propri emissari a Najaf, nel tentativo di decifrare le sue reali intenzioni.

Nel corso della settimana, al-Sadr ha ribadito la sua posizione, dichiarando la sua non partecipazione alle elezioni e invitando i suoi fedelissimi a boicottare le urne. Questa dichiarazione ha scatenato un terremoto nel panorama politico iracheno, riaccendendo le richieste di una pulizia del sistema, invocando l’allontanamento di figure corrotte e coinvolte in riciclaggio di denaro. In parallelo, l’ascesa di nuove forze civili suggerisce un possibile cambio di guardia nella leadership nazionale, aprendo un’aspra competizione per la formazione del prossimo governo. Motivando la sua scelta, al-Sadr ha dichiarato: “Sia noto a tutti che, finché ci sarà corruzione, non parteciperò a nessun processo elettorale imperfetto, che si occupa solo di interessi settari e di partito, ben lontano dalle sofferenze del popolo e dai disastri che hanno colpito la regione a causa del coinvolgimento dell’Iraq in conflitti stranieri”. Ha continuato: “Continuo ad affidarmi all’obbedienza dei leali sostenitori del Movimento Sadrista nel Movimento Patriottico Sciita, e come ho ordinato loro di votare, oggi ordino loro di non votare o di non candidarsi, perché è un sostegno al peccato. Restiamo leali all’Iraq e sacrificheremo le nostre vite per esso”. Ha inoltre stigmatizzato la collaborazione “con individui corrotti e baathisti mentre l’Iraq è senza fiato, dominato da potenze straniere e dalle forze dello stato profondo”.

Una fonte vicina ad al-Sadr ha confermato a Shafaq News che “Al-Sadr ha chiarito che né lui né alcuno dei suoi seguaci politici o ex parlamentari parteciperà alle elezioni. Questa decisione è vincolante per tutti, anche per coloro che desiderano candidarsi in altre liste o alleanze, poiché tali individui saranno considerati esterni al Movimento Sadrista”, e ha aggiunto che “chiunque partecipi alle elezioni verrà espulso dal Movimento nazionale sciita e non sarà più considerato parte della cerchia di al-Sadr”. L’analista politico Kamal Nuwaf al-Ghreiri, concorda con questa linea, affermando che “i grandi blocchi politici e le leadership hanno fallito nel loro lavoro, portando il Paese da un fallimento all’altro”. Hamed al Sayed, del National Line Movement, ha rimarcato che il ritiro dei Sadristi crea una “breccia politica, legittima e popolare” nel sistema, avvertendo che ignorare questo fatto potrebbe avere conseguenze disastrose per l’Iraq, e che le forze politiche devono abbandonare l’illusione di un regime stabile senza la partecipazione dei Sadristi, osservando che il ritiro non è semplicemente una decisione organizzativa interna, ma piuttosto una posizione importante i cui messaggi devono essere presi sul serio.

Le conseguenze di questo ritiro possono essere diverse. Osservatori di “Lawwan News” prevedono una possibile bassa affluenza alle urne, soprattutto nelle aree sciite, minando la legittimità del voto. La decisione di al-Sadr potrebbe essere, secondo alcuni, un tentativo di ri-mobilitare la sua base al di fuori dei canali politici tradizionali. Mahmoud al-Mashhadani, presidente del Parlamento, ha espresso il suo auspicio che al-Sadr possa rivedere la sua decisione, paragonando il processo politico senza il movimento sadrista a “cibo senza sale”. Il giornale “Al-Ain” ha evidenziato come il boicottaggio del voto da parte dei sadristi potrebbe avere un impatto significativo, data la loro ampia base di consenso. Ha aggiunto che la presenza del movimento sadrista costituisce un equilibrio contro le tradizionali forze dominanti, e la sua assenza potrebbe portare a uno squilibrio di potere all’interno del Parlamento, con conseguente perdita dell’opposizione nella Camera dei rappresentanti e che l’assenza del movimento sadrista dalle prossime elezioni non giova all’Iraq, ma contribuirà alla persistenza di quote che indeboliscono la volontà nazionale.

La domanda cruciale che aleggia sulla scena politica irachena è: dove confluiranno i voti che tradizionalmente andavano al movimento sadrista? Le opzioni sono molteplici e il risultato tutt’altro che scontato. Una parte consistente dei sostenitori di al-Sadr potrebbe seguire l’indicazione del leader e astenersi dal voto, portando a un calo generalizzato dell’affluenza, soprattutto nelle aree storicamente vicine al movimento. Alcuni elettori potrebbero orientarsi verso le nuove formazioni civili che stanno emergendo, alla ricerca di un’alternativa credibile al sistema politico tradizionale. Non è da escludere che una parte dei voti sadristi possa confluire verso partiti già presenti nel panorama politico, magari quelli che si sono mostrati più vicini alle istanze portate avanti da al-Sadr. Infine, è possibile che i voti si disperdano tra diverse forze politiche, senza un chiaro vincitore, rendendo ancora più complessa la formazione di un governo stabile.

Elisa Cicchi

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