Chiudono i centri di cambio in Iran, scoppiano i disordini

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Dal 4 ottobre, la maggior parte dei centri di cambio in Iran, hanno chiuso e la polizia è pronta a impedire l’accesso a questi servizi. Questo gesto fa parte di una serie di iniziative dello Stato iraniano per limitare l’accesso ai dollari e mantenere più a lungo le riserve di moneta estera della Banca Centrale che le sta usando per combattere la svalutazione della moneta.

 

Dalla fine del mese di settembre, il rial iraniano ha perso il 40 per cento del suo valore nei confronti del dollaro. Il rapido declino del valore del rial deriva sostanzialmente dalla campagna di sanzioni economiche contro l’Iran che mira al cuore finanziario iraniano e dall’altra parte dipende dall’incapacità del governo di Teheran di difendere il valore del rial. Il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche sta cercando di salvare il salvabile vendendo il petrolio agli stranieri in cambio di dollari. E dal momento che le sanzioni precedenti hanno spinto la maggior parte delle banche iraniane private fuori dal business del petrolio è la Banca centrale dell’Iran l’istituzione primaria per la gestione delle transazioni. Il limite fissato per le esportazioni del petrolio al di fuori dei confini iraniani è di solo un 1 milione di barili di greggio e su questa possibilità di vendita Teheran ha inventato un meccanismo per i pagamenti che consente al regime finanziario iraniano di giocare contrabbando e mantenere quindi una soglia di vendita di oro nero più alta. Ma questo non basta ad arginare il crollo della valuta del rial che prima poteva contare su una vendita giornaliera di 2 milioni di dollari. La Banca da gennaio a oggi ha diminuito le riserve da 100 miliardi di dollari a 65 miliardi. Ma la scelta della Banca centrale non potrà durare in eterno a dimostrazione delle difficoltà di Teheran la scelta del cambio a tre livelli; il primo è quello del mantenimento del tasso ufficiale per le importazioni di beni di prima necessità, che impone di 15.000 rial-per-dollaro per le importazioni di beni strumentali ed intermedi e di consentire l’accesso a un tasso di mercato per le importazioni di beni non essenziali, la Banca Centrale ha dovuto attingere alle sue riserve di valuta estera per sovvenzionare il tasso di cambio e fissare i prezzi al consumo. Il secondo livello è inerente ai prestiti alle aziende: il Corpo delle Guardie rivoluzionarie interviene con finanziamenti paralleli alle imprese e sul contrabbando. L’importazione di beni capitali e intermedi per l’economia iraniana è in gran parte una operazione della Guardia Rivoluzionaria. Molti membri della Guardia Rivoluzionaria hanno sfruttato la loro capacità di accedere dollari a buon mercato traendo profitto attraverso il sistema di scambio a più livelli, questo ha eroso la capacità del governo di riorientare la sua ricchezza verso la popolazione più ampia. Il terzo livello di cambio è una diretta conseguenza dei primi due, la pressione delle sanzioni e la perdita di riserve in valuta estera a causa del tasso di cambio agevolato hanno riferito, ha portato alla rimozione del tasso di cambio medio e a una drastica restrizione delle negoziazioni di danaro in tutta l’economia. Allo stesso tempo, un notevole aumento della retorica del governo di “jihad economica” e di auto-sostenibilità ha indotto il panico sul mercato. La percezione diffusa sul mercato interno è che le riserve in valuta estera sono in via di esaurimento e quindi sono aumentate in mondo esponenziale le richieste di cambio dal rial al dollaro. I commercianti al Gran Bazar di Teheran – la cui continua partecipazione alle proteste potrebbe fornire l’impulso necessario per sostenere il più ampio disordini sociali – hanno chiuso i loro negozi nei giorni scorsi per protestare contro la svalutazione della moneta. Le forze di sicurezza sono state dispiegate al bazar in risposta e lo stato sta attivamente cercando di evitare un confronto con i commercianti che potrebbero scatenare una serie di disordini diffusi.