IRAN. Teheran tra rivolte, nemici e alleati

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Nello scacchiere internazionale si è tornati a parlare molto di Iran. Da un lato le manifestazioni popolari sorte all’indomani dell’uccisione di Mahsa Amini, la ragazza curda simbolo della lotta contro il velo. Manifestazioni che contano oltre 300 morti e che chiedono il rovesciamento del regime. Secondo il corrispondente di Al Mayadeen a partire dal 17 novembre, citando fonti di sicurezza: i ribelli hanno iniziato una nuova fase di azioni volte a incitare una guerra interna armata in Iran.

Il 17 novembre i militanti hanno effettuato diversi attacchi alla polizia contemporaneamente. Nella città di Izeh, i “manifestanti” hanno lanciato bottiglie molotov contro la stazione e l’auto di pattuglia. Cinque persone sono morte e quattro sono rimaste ferite nell’attacco. A Isfahan (la seconda città dell’Iran), i militanti hanno compiuto una serie di attacchi. Uno dei gruppi in motocicletta ha sparato contro le forze di sicurezza, provocando vittime tra i civili.

Le proteste in Iran sono aumentate l’11 novembre. Durante la giornata, nel Paese si sono registrate più di 1.500 manifestazioni e scontri con la polizia. I manifestanti chiedono il rovesciamento del governo religioso del Paese, sono alla ricerca di agenti di sicurezza e membri del clero musulmano.

Dall’altro l’Iran registra il peggioramento delle relazioni con Israele e allo stesso tempo la maggiore vicinanza politica a alla Russia e il tentativo di riconciliarsi con l’Arabia Saudita.

In merito alla prima questione: le proteste, secondo Teheran sono alimentate anche dalle comunità di curdi che vivono all’estero, in primis in Iraq. E con questa motivazione anche questa settimana, il 14 di novembre, l’Iran ha bombardato il quartier generale del partito Komala, il Partito democratico del Kurdistan iraniano con sede nel Kurdistan iracheno, partito dichiarato terrorista dall’Iran. Secondo Reuters: una persona è stata uccisa e 10 sono rimaste ferite negli attacchi dell’Iran a Erbil, in Iraq. L’ambasciatore americano a Baghdad ha scritto sulla sua pagina Twitter che Washington condanna fermamente gli attacchi iraniani con missili e droni alla regione del Kurdistan iracheno.

E ancora, è molto probabile che l’attacco hacker che gli iraniani hanno condotto per 14 mesi contro l’Albania – banche e banche dati della polizia – sia da collegare alla presenza del MEK, Mojahedin e Khalk, cioè i Mujahedin del Popolo Iraniano, che dall’Iran andarono in Iraq e poi si trasferirono in occidente tra cui l’Albania dal 2016 e che ora sostengono anch’essi le manifestazioni contro il regime di Teheran. Nonostante le proteste e le denunce dell’Albania sugli attacchi informatici che hanno portato all’allontanamento dei funzionari iraniani dal Paese, dal 7 settembre, Teheran non ha risposto in alcun modo.

Grazie all’intercessione dell’Iraq Teheran, sta cercando di riappacificarsi con nemico di sempre: l’Arabia Saudita. Dialogo difficile che spesso porta alla sigla di protocolli che restano pezzi di carta. Il portavoce del ministero degli Affari esteri, Nasser Kanani, ha detto a proposito dei negoziati Iran-KSA: «Non approvo la fine della mediazione irachena, e quindi non approvo la fine del ruolo del governo iracheno nei negoziati tra Iran e Arabia Saudita».

Non solo, in relazione alle relazioni con la Russia e l’Ucraina, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato: «Non abbiamo inviato armi e attrezzature in Russia da utilizzare nella guerra in Ucraina».

Vista la contingenza attuale e la necessità dell’alleanza russa in funzione anti USA, l’Iran ha trovato il modo di commerciare il petrolio su cui c’è l’embargo, ma di cui tutti hanno bisogno. Ha deciso infatti di dare la licenza di vendita di petrolio a privati. Con la notifica dell’approvazione del governo, la National Iranian Oil Company può vendere, ora, petrolio greggio e condensati di gas per l’esportazione alle persone introdotte dagli organi esecutivi. Questa azione è stata intrapresa al fine di aumentare le esportazioni di petrolio greggio. La vendita di petrolio a privati ​​avverrà solo dopo l’approvazione dei privati ​​da parte del ministero del Petrolio e basata sul prezzo giornaliero all’esportazione della National Iranian Oil Company. A darne notizia l’agenzia di stampa iraniana Tasnim.

Maddalena Ingrao

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