IRAN. Si avvicina il voto e la campagna elettorale langue

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La campagna elettorale presidenziale iraniana è iniziata con sette candidati approvati dal Consiglio dei Guardiani, in lizza per sostituire il presidente Hassan Rouhani dopo otto anni di mandato. Il Consiglio dei Guardiani, composto da 12 membri e incaricato di esaminare e filtrare i candidati alle elezioni, ne ha eliminato altri 585 aspiranti, molti dei quali visti come moderati e riformisti, restringendo il campo a pochi conservatori.

Il favorito è Ebrahim Raisi, il capo della giustizia della Repubblica islamica, noto per le sue opinioni anti-occidentali. È visto come il leader di un gruppo di candidati che non sarebbe riuscito a catturare il favore dell’elettorato che si esprimerà il 18 giugno.

Tra gli squalificati ci sono anche l’ex presidente del Majlis Ali Larijani e il vicepresidente in carica Eshaq Jahangiri, considerati membri dell’establishment con stretti legami con il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei.

Entrambi erano visti come contendenti di Raisi, che si dice sia un potenziale successore dell’82enne Khamenei alla sua morte. I sondaggi avevano indicato in particolare una competizione testa a testa tra Larijani e Raisi, il primo è un centrista pragmatico con tendenze riformiste, soprattutto in politica estera.

Raisi, d’altra parte, è sotto sanzioni Usa e Ue per il suo ruolo nelle violazioni dei diritti umani. Ha indicato in più occasioni la sua antipatia verso i negoziati con gli Stati Uniti. È plausibile che la sua probabile vittoria moltiplicherà la contrapposizione dell’Iran con l’Occidente.

Gli sono vicino altri candidati con un simile retroterra politica: Saeed Jalili è un ideologo di destra radicale che ha servito come segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale sotto Mahmoud Ahmadinejad quando era presidente; Mohsen Rezaee è un ex comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, che ha corso per la presidenza tre volte senza successo.

Amir-Hossein Ghazizadeh Hashemi è un membro conservatore del parlamento che è emerso come un detrattore del Joint Comprehensive Plan of Action, quando fu firmato nel 2015. Anche Alireza Zakani è un ex parlamentare e l’attuale presidente del Majlis Research Center, noto per le sue opinioni tipicamente anti-occidentali e la sua avversione al Jcpoa.

Gli unici due potenziali riformisti in gara sono politici di medio livello senza una significativa base popolare: Mohsen Mehralizadeh è un ex capo dell’Organizzazione dell’Educazione Fisica sotto il presidente Mohammad Khatami; Abdolnaser Hemmati è un economista riformista e un ex governatore della Banca Centrale dell’Iran che ha ricoperto la carica per tre anni nell’amministrazione Rouhani.

Antonio Albanese