IRAN. Nuove manovre navali nello Stretto di Hormuz

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La marina militare iraniana ha iniziato un’esercitazione di tre giorni nel Mare di Oman, vicino allo stretto strategico di Hormuz, giovedì scorso, dispiegando una serie di navi da guerra, droni e missili. Uno degli obiettivi dell’esercitazione è quello di elaborare «strategie tattiche offensive e difensive per la salvaguardia delle acque territoriali e delle rotte di navigazione del Paese», ha dichiarato l’esercito iraniano sul suo sito web, ripreso da India Today. La marina testerà i missili e i siluri e i sistemi di lancio dei razzi montati su navi da guerra, sottomarini, aerei e droni, prosegue l’esercito.

Chiamata “Zolfaghar 99”, l’esercitazione si svolgerà su due milioni di chilometri quadrati di mare che si estende dalla parte settentrionale dell’Oceano Indiano fino all’estremità orientale dello Stretto di Hormuz, la strategica via del Golfo attraverso la quale passa un quinto della produzione mondiale di petrolio.

Il portavoce dell’esercitazione, l’ammiraglio Shahram Irani, ha dichiarato che gli aerei stranieri, in particolare i droni statunitensi, sono stati avvertiti di stare alla larga dalla zona: «Abbiamo visto attività mirate da parte degli Uav americani per raccogliere informazioni» sull’esercitazione, ha detto, aggiungendo che i velivoli statunitensi hanno poi lasciato l’area.

A luglio, il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche, ha fatto saltare in aria un modello di portaerei statunitense con dei missili durante un’esercitazione vicino allo stretto di Hormuz. La Marina statunitense ha condannato quelle manovre definendole “irresponsabili e sconsiderate”, e un tentativo di “intimidazione e coercizione”.

Le tensioni tra Iran e Stati Uniti sono aumentate da quando il presidente Donald Trump si è ritirato dall’accordo nucleare con Teheran nel 2018 e ha reimposto unilateralmente sanzioni economiche molto pesanti. La tensione si è acuita dopo che a gennaio un attacco di droni statunitensi ha ucciso il generale iraniano Qasem Soleimani fuori dall’aeroporto di Baghdad, spingendo l’Iran a reagire con attacchi missilistici contro le basi utilizzate dall’esercito statunitense nel vicino Iraq.

Luigi Medici