
Firmato pochi giorni prima del ripristino delle sanzioni ONU, l’accordo nucleare tra Russia e Iran da 25 miliardi di dollari segna un deciso allineamento contro le pressioni occidentali, con i piccoli reattori modulari al centro delle ambizioni energetiche a lungo termine di Teheran, scrive The Cradle.
A seguito di un accordo iniziale tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian nel gennaio 2025, le due parti hanno firmato un memorandum d’intesa (MoU) da 25 miliardi di dollari per la costruzione di quattro centrali nucleari di piccole dimensioni a Sirik, nella provincia meridionale di Hormozgan. Il capo della Rosatom, Alexei Likhachev, e il vicepresidente e responsabile nucleare iraniano, Mohammad Eslami, hanno finalizzato l’accordo il 24 settembre.
Il 2 ottobre la Turchia ha congelato i beni legati al programma nucleare iraniano. La mossa ha coinciso con le nuove sanzioni statunitensi contro l’Iran e segnala l’allineamento di Ankara alla politica di pressione dell’Occidente contro la Repubblica Islamica. Il governo turco ha congelato i beni di diverse entità e individui legati al programma nucleare iraniano, in base a un decreto firmato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. In totale, sono stati congelati 18 entità e 20 individui legati al programma nucleare iraniano. Tra gli obiettivi figurano l’Organizzazione per l’Energia Atomica dell’Iran (AEOI), Bank Sepah e Bank Sepah International, il Centro di Ricerca e Produzione di Combustibile Nucleare di Isfahan, il Centro di Ricerca Nucleare di Karaj e diverse società energetiche, di trasporto marittimo e di ricerca.
Queste sanzioni non fermeranno di certo gli investimenti iraniani che hanno un assoluto bisogno di energia a basso per dare nuovo impulso all’economia e liberarsi di un po’ di inquinamento atmosferico e dalle piogge acide causate dall’estrazione del carbone. Dopo tutto in diretta su Press TV, la Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Khamenei, ha dichiarato che gli Stati Uniti non sono riusciti a smantellare il programma nucleare iraniano durante i raid aerei di giugno (Guerra dei 12 giorni). A Donald Trump presidente degli Stati Uniti, Khamenei ha risposto: “Bene, continua a sognare. Chi sei tu per dire quali paesi possono e non possono avere un’industria nucleare?”.
Il 22 ottobre in materia di nucleare ha parlato il secondo attore del nucleare iraniano la Russia. Il Vice Ministro degli Esteri Ryabkov: “Se gli Stati Uniti abbandonano l’iniziativa New START, la minaccia nucleare aumenterà, ma la Russia garantirà senza dubbio la propria sicurezza. L’iniziativa New START della Russia sarà praticabile solo con la reciprocità degli Stati Uniti. Attualmente, le condizioni per un dialogo tra Russia e Stati Uniti sulla non proliferazione non sono all’orizzonte. La Russia deve garantire che gli Stati Uniti siano resilienti nell’abbandonare la linea ostile della precedente amministrazione di Washington. La Russia sta lasciando la porta aperta a soluzioni politiche e diplomatiche nel campo del controllo degli armamenti” […] E ancora ha detto: “Le politiche ostili dei paesi NATO potrebbero portare a uno scontro frontale tra gli stati dotati di armi nucleari. L’Occidente deve concentrarsi sulla ricerca di soluzioni negoziate al programma nucleare iraniano. Non esiste un’alternativa ragionevole. La Russia non si lascerà trascinare in una costosa corsa agli armamenti”.
Sostanzialmente per Ryabkov: “Le richieste di disarmo nucleare senza tenere conto dell’attuale situazione politico-militare sono del tutto irrealistiche”.
Nel frattempo l’Iran ha dato vita a delle riforme interne come l’abbandono dell’obbligo del velo che tanto ha alimentato le proteste femminili nel paese aumentando la tensione interna supportata dalla diaspora iraniana all’estero, e ancora l’Iran che vuole essere trasparente ha riattivato i sistemi di tracciamento AIS delle petroliere iraniane, per la prima volta in sette anni. Alcuni media israeliani hanno descritto questa mossa come un segno di rinnovata audacia e fiducia da parte di Teheran.
Secondo gli esperti, questa decisione ha diverse implicazioni. Da un lato, aprendo le rotte delle petroliere, l’Iran dimostra di non avere nulla da nascondere e che il suo commercio di energia è legittimo. Dall’altro, questa mossa rappresenta un’intelligente forma di deterrenza, poiché qualsiasi attacco a queste navi sarà ora visibile al mondo intero.
Dopo tutto il recente tentativo di tre paesi europei di attivare il “meccanismo di ripristino delle sanzioni” in seno al Consiglio di Sicurezza non ha alcun valore legale o politico. In due riunioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel settembre 2025, non è stato raggiunto alcun consenso sul ripristino delle sanzioni e la maggior parte dei membri, tra cui Russia e Cina, ha respinto l’iniziativa europea.
Al recente vertice del Movimento dei Paesi Non Allineati (NAM) in Uganda, 121 paesi hanno apertamente sostenuto la posizione dell’Iran, affermando che la scadenza della risoluzione è legittima e non può essere prorogata.
Pertanto per Teheran e i suoi alleati la Risoluzione 2231 è scaduta e tutte le restrizioni sulle forniture di armi e tecnologia missilistica all’Iran sono state revocate.
Teheran è quindi passata dalla fase della “segretezza forzata” a quella della “trasparenza deterrente”.
L’Iran in questa nuova fase ha anche annunciato l’acquisto di un lotto di caccia MiG-29 russi e di un sistema missilistico di difesa aerea S-400. Si è parlato anche dell’acquisto di caccia HQ-9 e Su-35 cinesi. Altro paese con cui l’Iran ha un accordo di sicurezza. Nel frattempo, proseguono i lavori di costruzione di strutture sotterranee a Natanz, dove Teheran dichiara che nessuna minaccia può fermare il suo programma nucleare pacifico.
Tommaso Dal Passo
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