IRAN. Khamenei agli USA: sul JCPOA “Dalle parole ai fatti”. Ora

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Il leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei ha chiesto agli Stati Uniti di passare “dalle parole ai fatti” e di mantenere la promessa di rientrare nell’accordo nucleare del 2015, Jcpoa, in quanto l’Iran è a un passo dal limitare le ispezioni internazionali sulle sue attività atomiche. È quanto riporta Bloomberg News.

In diretta nazionale il leader iraniano, riferendosi alla decisione dell’ex Presidente Donald Trump di abbandonare l’accordo nel 2018, ha dichiarato: «Abbiamo sentito tante belle parole e ci sono state fatte grandi promesse, nessuna delle quali è stata mantenuta anzi, sono state intraprese azioni opposte. Se vediamo azione, anche noi agiremo di conseguenza. La Repubblica islamica non si farà più convincere soltanto dalle parole e dalle promesse com’è accaduto in passato».

Le dichiarazioni di Khamenei ribadiscono l’impegno dell’Iran di invertire un significativo aumento delle sue attività atomiche iniziate in risposta agli sforzi di Trump per distruggere l’accordo nucleare.

Nel 2018 infatti l’ex presidente degli Stati Uniti si era ritirato unilateralmente dall’accordo nucleare tra l’Iran e le potenze mondiali – che offriva sollievo dalle sanzioni in cambio dei freni al programma nucleare iraniano – e aveva impostato nuove e dure sanzioni al paese che rimangono in vigore ancora oggi.

Ma mentre sia Teheran che Washington ora dicono di voler ridare vita all’accordo, sono in disaccordo su chi dovrebbe fare la prima mossa. L’Iran afferma che gli Stati Uniti devono prima revocare le sanzioni di Trump, mentre Washington afferma che Teheran deve prima tornare a rispettare l’accordo, che ha iniziato a violare dopo che le sanzioni sono state reimpostate.

L’Iran ha accelerato le violazioni delle restrizioni dell’accordo negli ultimi mesi, culminate in un annuncio che il 23 febbraio porrà fine alle ispezioni a sorpresa da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA). Le ispezioni sono richieste da una parte dell’accordo nota come “Protocollo aggiuntivo”, una serie di misure concordate dall’Iran come parte dell’accordo del 2015 e che consente all’organismo delle Nazioni Unite di effettuare ispezioni molto più intrusive, spesso con brevissimo preavviso.

Secondo le parti europee coinvolte nell’accordo si tratterebbe di una grave violazione. Il presidente iraniano Hassan Rouhani avrebbe invece minimizzato la questione, sostenendo: «La fine delle ispezioni non sarebbe un passo importante, perché l’Iran rispetterebbe comunque gli obblighi fondamentali imposti da un accordo di salvaguardia con l’AIEA. Termineremo l’attuazione del protocollo aggiuntivo il 23 febbraio e ciò che verrà implementato sarà basato sulle garanzie. Non c’è stato e non ci sarà mai spazio per le armi di distruzione di massa, comprese quelle nucleari, nel programma di difesa del nostro paese. Non saremo mai alla ricerca di armi nucleari, ma cercheremo tecnologie nucleari pacifiche perché è un nostro diritto».

L’AIEA ha riferito che il suo Direttore Generale Rafael Grossi si è offerto di visitare Teheran per “trovare una soluzione reciprocamente accettabile per l’agenzia in modo da continuare le attività di verifica essenziali”. Rouhani si è detto favorevole alla visita.

Coraline Gangai