L’Iran pensa al dopo sanzioni

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IRAN – Teheran. 27/05/15. Che cosa succederà una volta che le attività dell’Iran saranno scongelate? Ovvero saranno utilizzabili dal governo iraniano? Se lo è chiesto la testata al-Monitor che nella giornata di ieri ha dedicato un ampio articolo alla questione.

L’Iran è noto ha ingenti fondi congelati nelle banche di mezzo mondo si parla di cifre considerevoli, la testata sostiene che si tratti di 120 miliardi dollari. «Considerando che il volume totale del commercio del paese nel 2014 era di circa 160 miliardi dollari, è chiaro che Teheran dovrà fare alcune scelte strategiche su come utilizzare i fondi liberati in modo che esso non pregiudichi il suo sviluppo economico generale».

Secondo Bijan Khajehpour la Banca centrale dell’Iran (CBI) ha rimpatriato circa 25 miliardi di dollari di fondi liberati in forma di denaro o oro al paese. Secondo Valiollah Seif, il governatore CBI, questi fondi sono stati utilizzati per regolare i mercati in valuta nazionale e prevedere un tasso di cambio stabile. Tuttavia, gli esperti concordano sul fatto che un rapido rimpatrio dei fondi rimanenti – una mossa intuitivo per sfuggire sanzioni future – aumenterebbe la liquidità e metterebbe sotto pressione il valore corrente del rial iraniano. Qualsiasi rimpatrio deve essere stimolato e razionale per evitare conseguenze negative per l’economia. Un’altra scelta strategica che l’Iran potrebbe fare è quella di erogazione tali fondi per le importazioni. Per esempio, in alcuni casi specifici (come i fondi iraniani che sono stati bloccati in banche del Regno Unito), Teheran sembra aver optato per dedicare i fondi per l’importazione di merci mediche specifiche per rispondere alle esigenze del mercato. Questo seppur necessario non creerebbe posti di lavoro ne darebbero vita a creazione di capitali in Iran. Non solo troppo spesso questi fondi sono utilizzati per l’acquisto di beni di lusso e questo porterebbe in Iran a una maggiore diseguaglianza sociale. Vedi esempio del passato delle auto di lusso volute da Mahmoud Ahmadinejad che hanno inondando le strade di Teheran con scarso beneficio a lungo termine per l’economia iraniana. Quello che serve all’Iran in questo momento è la modernizzazione del paese. Le industrie ci sono già vanno modernizzate e formati i lavoratori. Inoltre non appena il velo delle sanzioni sarà tolto l’Iran potrebbe aumentare anche la sua performance di esportazione complessiva (in particolare i prodotti greggi e prodotti petroliferi), fino a 20 miliardi dollari l’anno, il che significa che il paese avrà alcuna carenza di valuta pregiata per le sue esigenze di importazione in corso. I calcoli dell’autore indicano che l’Iran potrebbe avere un surplus annuo commercio di 50 miliardi di dollari al prezzo corrente del greggio una volta le sanzioni vengono sollevate. Quello che si evince è che incredibilmente se l’Iran decidesse di rimpatriare i suoi capitali all’estero peggiorerebbe l’economia del paese. A quanto apre gli investimenti all’estero, secondo l’autore dell’articolo, sarebbero gli investimenti più indovinati. Ma secondo altri a dire il vero anche il settore petrolifero necessita di fondi per una ristrutturazione, si tratta di 230 miliardi di dollari in 5 anni. 

L’autore dell’articolo però obietta che «da un punto di vista macroeconomico, ha più senso per incentivare le imprese straniere e nazionali a impegnarsi in tali progetti di investimento per attrarre le più recenti tecnologie e sistemi di gestione in tali imprese. Permettere al governo di eseguire alcuni di questi progetti di investimento necessari con i propri fondi creerà un risultato che l’Iran ha sperimentato più e più volte: la corruzione e la debolezza medio prestazioni a lungo termine dei progetti concreti, così come il fallimento del governo di agire come un regolatore di settori mirati». Tra le opzione considerate anche «investire in un numero di raffinerie in posizione strategica e / o impianti petrolchimici che potrebbero diventare clienti a lungo termine di greggio iraniano, e quindi ridurre le vulnerabilità dell’Iran alle forze del mercato del greggio. Teheran potrebbe anche cercare nuove opportunità di investimento nella regione nelle industrie a base di gas, come il gas naturale liquefatto (GNL). Inoltre, considerando la crescente domanda di attrezzature moderne in settori industriali e agricole del paese, Teheran potrebbe elaborare una strategia di investimento in aziende internazionali nei settori dell’ingegneria, macchinari e soluzioni moderne».

Il timore di tutti è però che la banca centrale, viste le sanzioni dei paesi occidentali, sia piuttosto riluttante nell’investimento in essi. Un elemento non considerato dall’autore dell’articolo di rilevante importanza è la questione politica. L’Iran a differenza di molti Paesi occidentali sta cercando nuove alleanze politiche per ridisegnare la mappa del Medio Oriente. L’occasione, purtroppo l’ha fornita ISIS, che con le sue mire di espansione territoriali ha messo in allarme mezzo mondo e quindi ha fatto dell’Iran il possibile antagonista. Se l’Iran deciderà di avere un ruolo protagonista, come già accade in Iraq e Siria, di certo non sia contenterà di un grazie, e se le cose dovessero volgere a suo favore chiederà in cambio un ruolo importante, come mai avuto, sullo scacchiere internazionale. In tal senso vanno gli ultimi accordi economico-militare con Russia, Cina, Azerbaijan. Sarà interessante, in ultima analisi, sapere quanti soldi l’Iran metterà a bilancio per armarsi e fare la guerra per cercare così di prevedere quale posizione vorrà ricoprire nello scacchiere internazionale.