IRAN. Colpo alla presidenza Pezeshkian: allontanati i suoi uomini: Zarif e Hemmati

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La crisi economica iraniana, dovuta anche alle sanzioni occidentali, ha portato nella giornata del 2 marzo alle dimissioni del ministro per le Finanze Abdolnaser Hemmati. I legislatori del parlamento iraniano hanno votato la sfiducia nei suoi confronti.

I membri del Majlis hanno esaminato la mozione di impeachment del ministro delle Finanze in due sessioni domenica 2 marzo, con diversi che hanno espresso le loro opinioni sia a favore che contro la mossa di estromettere Hemmati, uomo legato al presidente Pezeshkian.

Il voto, iniziato nella sessione pomeridiana, ha portato a 182 voti a favore, 89 voti contrari, 1 astensione e 1 voto non valido, su un totale di 273 parlamentari presenti alla sessione.

Il presidente Masoud Pezeshkian, mentre si rivolgeva al parlamento in difesa di Hemmati, ha riconosciuto che il paese stava affrontando problemi economici, ma ha affermato che nessun singolo individuo era da biasimare. “Può una persona da sola decidere e attuare misure economiche, e poi noi gli diamo la colpa di tutti gli errori e diciamo che se se ne va, i problemi saranno risolti?” ha chiesto.

Ha sottolineato che il gioco delle accuse non avrebbe aiutato a risolvere i problemi e a far uscire il paese dalla guerra economica. “L’unico modo per superare i problemi è attraverso l’unità e l’empatia”, ha detto, aggiungendo che non aveva altre motivazioni per la presidenza se non quella di servire il popolo.

In precedenza, Hemmati ha tenuto un lungo discorso in parlamento, difendendo le misure adottate dal governo del presidente Pezeshkian per migliorare le condizioni economiche del paese. Ha evidenziato i risultati del governo negli ultimi cinque mesi. “Nel 2018, le condizioni economiche del paese erano molto più problematiche di adesso, ma siamo rimasti fermi e abbiamo resistito alla massima pressione”, ha detto.

Hemmati, tuttavia, ha accolto con favore la mozione di impeachment, affermando che è un diritto dei rappresentanti del popolo. “L’impeachment è una manifestazione di progresso politico e porterà a una maggiore empatia, ma si sbagliano sulla mia mancanza di reattività ai problemi”, ha detto. Il suo posto sarà occupato da Rahmatullah Akrami nominato da Masoud Pezhakian, in un decreto, a capo del Ministero degli affari economici e delle finanze.

In precedenza si era dimesso da assistente del presidente iraniano per gli affari strategici vicepresidente della Repubblica islamica Mohammad Javad Zarif. Le dimissioni di Zarif sarebbero effettivamente legate alle sue affermazioni fatte durante il forum di Davos in merito al rapporta tra Teheran e i movimenti insorgenti libanesi e palestinesi e sul rapporto con Israele: “Queste sono false nozioni create dagli oppressori che affermano che questi [Hezbollah, Hamas, Ansarullah, ndr.] sono i proxy dell’Iran.

“Chi dice queste cose vuole che rivolgiamo la lotta contro l’occupazione [Israele]. Vogliono un conflitto tra Iran e Israele. Ma questa non è una lotta tra Iran e Israele!” Per la prima volta, un alto funzionario iraniano indicava in un evento pubblico e internazionale, Israele con il suo nome: Israele, senza usare circonluzioni. 

“L’Iran fornisce solo supporto morale a queste forze. Questo supporto motivazionale è il potere dell’Iran. Ma non li abbiamo assunti per agire per nostro conto. Quello che abbiamo fatto è stato dare alle persone la capacità di credere di potersi ribellare. La nostra rivoluzione ha dato loro questa motivazione.” Così si era espresso Zarif, all’epoca vicepresidente per gli Affari Strategici ed ex Ministro degli Esteri della Repubblica Islamica d’Iran.

In merito all’operazione “Alluvione di Al Aqsa”, Zarif ha poi detto: ”Non sapevamo del 7 ottobre. In realtà, avremmo dovuto avere un incontro con gli americani sul rinnovo del JCPOA il 9 ottobre. Ma questo è stato minato e distrutto da questa operazione [di Hamas del 7 ottobre, ndr]”, ha poi detto Zarif, che ha attaccato così Hamas per aver sabotato i colloqui nucleari tra Iran e Stati Uniti nel suo intervento al World Economic Forum di Davos, in Svizzera.

Sulla rete va poi segnalato che fonti israeliane individuano la caduta di Zarif in un fatto privato: i suoi figli hanno passaporto statunitense, fattispecie illegale in Iran. 

Si tratta comunque di un grosso colpo alla leadership di Masoud Pezeshkian, che aveva voluto i due politici come ministro delle Finanze e vicepresidente della Repubblica per risollevare le sorti economiche uno e diplomatiche l’altro, senza che i due fossero membri del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, i Pasdaran. Si tratta indubbiamente di una stretta sulla politica dell’attuale presidenza.

Luigi Medici 

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