
Ancora una volta è difficile comprendere dove sta la verità tra le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e quelle Iraniane del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. Il presidente USA in un incontro con la stampa dopo aver incontrato Benjamin Netanyau ha detto: “L’incontro con l’Iran avrà luogo sabato “quasi al massimo livello”” E ancora ha detto: “Abbiamo negoziati diretti con l’Iran. Inizieranno sabato”. “Il nuovo possibile accordo tra Stati Uniti e Iran sarà diverso dal JCPOA e sarà ‘molto più forte’”. “Se i negoziati con l’Iran non avranno successo, Teheran sarà in grave pericolo!”.
Pronta la risposta del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale attraverso la sua agenzia di stampa iraniana Noor News: “Le dichiarazioni di Trump sui colloqui diretti sono un’operazione psicologica sofisticata e pianificata, progettata per influenzare l’opinione pubblica locale e globale”. La conferma arriva anche dal Ministro per gli Esteri iraniano, Abbas Araghchi: “Sabato si terranno in Oman colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti sul programma nucleare iraniano”, ha affermato il capo del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Islamica.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato che lui e l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Steven Witkoff, saranno i principali negoziatori durante un incontro in Oman sabato 12 aprile. Araghchi ha rilasciato una dichiarazione in merito all’agenzia Tasnim.
Nel frattempo, tre fonti iraniane hanno dichiarato al New York Times che l’Iran e gli Stati Uniti hanno in programma di incontrarsi in Oman sabato per colloqui indiretti. Secondo il rapporto, l’Iran ha trasmesso a Washington il messaggio che, se il round di colloqui di sabato avrà successo, è aperto e pronto a tenere colloqui diretti.
Morgan Ortagus, vice rappresentante speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente ha detto ad Al Arabiya: “Non cadremo nella trappola di Biden dei colloqui indiretti che durano anni e degli iraniani che tirano i fili. Questo non accadrà. I negoziati devono essere rapidi e focalizzati sullo smantellamento del programma di armi nucleari dell’Iran”.
E ancora Trump sul programma nucleare iraniano: “Né io né Israele vogliamo essere coinvolti in un attacco se può essere evitato”. Fonti israeliane dicono a Sky News: “Iran e Stati Uniti hanno un canale diretto per i colloqui, ma le possibilità di ottenere risultati soddisfacenti sono scarse”.
Il fatto è che nessuno per ora ha idea di cosa gli Stati Uniti vogliano raggiungere con l’accordo sul nucleare, non si conoscono nemmeno i termini dell’accordo nucleare. Per ora ci sono solo le minacce di Trump di dover siglare un accordo. E molto probabilmente i contenuti saranno presentati all’Oman sabato.
E il documento è stato redatto direttamente da Israele: “Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha proposto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump un ‘modello libico’ di accordo con l’Iran, che comporterebbe una riduzione completa del programma nucleare di Teheran”, riporta il portale Axios, citando un alto funzionario israeliano.
Secondo il giornalista iracheno Bassim Alhazraji gli Stati Uniti, Regno Unito e Israele hanno concordato un piano per attaccare l’Iran e che l’attacco avrà inizio entro sette giorni. Le fonti delle sue informazioni non sono chiare.
Lucia Giannini
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