Il concetto di IPERSTATO

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ITALIA – Roma 28/09/2014. La definizione di Stato moderno, sia dal punto di vista giuridico che sociale, è certamente a tutt’oggi materia di studio.

Pur tuttavia, è possibile distinguere alcuni elementi fondamentali, comuni agli Stati di diritto:

1. La comunità che forma lo Stato è il Popolo stesso, ovvero quell’insieme di persone che, attraverso il contratto sociale, ha rinunciato ad una parte della propria libertà affinché   questa fosse regolamentata attraverso le istituzioni, ovvero un potere centrale (o “Stato-nazione”); generalmente, la comunità sociale che costituisce lo Stato risiede su un territorio definito;
2. La burocrazia è uno degli elementi fondanti dello Stato di diritto, in quanto lo Stato-apparato  o  Stato- organizzazione esprime il suo funzionamento in modo impersonale, attraverso le leggi stabilite dal Parlamento, a sua volta emanazione del Popolo sovrano.
Rispetto ai punti precedenti ci sono chiaramente alcune eccezioni. Pensiamo ad esempio a quelle Nazioni “non-stati”, ovvero ancora non riconosciute dalla comunità internazionale, oppure alle diverse forme di dittature ancora presenti nel mondo, la cui principale connotazione è una polarizzazione delle decisioni su una sola persona o su una struttura oligarchica.
Esistono poi nuove forme di Stati che non sono “tracciati” in quanto tali, ma che hanno una forza ed un potere almeno pari agli organismi internazionali. Si tratta degli IPERSTATI. Un IPERSTATO è un’organizzazione di persone dislocate su più aree territoriali, già appartenenti ad altri Stati, che ha per scopo il raggiungimento di fini propri, una specifica burocrazia interna ed un insieme specifico di leggi e prassi.
Un IPERSTATO è una multinazionale, una banca o un fondo di investimento internazionale. Un IPERSTATO esercita il proprio potere sul mercato, sugli Stati territoriali propriamente detti, e dunque sugli organismi internazionali.
Attraverso il controllo finanziario dei debiti, un IPERSTATO può condizionare le politiche economiche di un paese o di più paesi, ottenendo decisioni specifiche nell’ambito degli organismi internazionali, espressione degli stati territoriali “semplici”. Se dunque, più Stati afferiscono a diversi organismi, mediante una struttura a matrice chiaramente definita (es. Paesi dell’Unione Europea, UE, Banca centrale, Fondo Monetario Internazionale, OCSE, ONU, ecc.), l’IPERSTATO si ridefinisce dinamicamente e trasversalmente utilizzando come base gli Stati-nazioni, cambiando forma quando necessario, delocalizzandosi o ricentralizzando le proprie attività e strutture organizzative sul territorio, a seconda delle esigenze, spostando capitali dove è utile, pagando le tasse dove conviene.
Questa forma organizzativa, o (de)organizzativa è di tipo organicistico: tutte le volte che un IPERSTATO prende forma presso uno Stato-nazione, porta con se la propria logistica, le proprie politiche salariali, le proprie regole aziendali, ecc. A tutti gli effetti, si riproduce come una struttura cellulare, come un ologramma. Pensiamo ad alcuni grandi marchi presenti nella vita di tutti i giorni, dal food&bevering, alla moda, all’entertainment, ai format.
È evidente dunque che, finché gli organismi internazionali succitati non prendono atto dell’esistenza degli IPERSTATI, sarà impossibile controllarli e dunque esercitare un controllo effettivo sulla dilagante crisi economico finanziaria. Pur tuttavia, questo è forse l’aspetto meno preoccupante. Ci sono organizzazioni che hanno ben presente questo tipo di modello: ISIS è strutturato assolutamente alla stessa maniera. Indipendentemente dagli aspetti religiosi, sono gli ingenti capitali di ISIS a caratterizzarlo davvero, e la rapidità di diffusione è proporzionale alla rapidità di spostamento dei capitali.
Se non si riconosce l’IPERSTATO finanziario che muove ISIS, minando il sistema alla radice economica, qualunque guerra simulata o sul campo sarà sostanzialmente inutile.