INTELLIGENCE. Pubblicata la prima mappa interattiva globale della Flotta Oscura

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Il Global Fishing Watch, organizzazione internazionale senza scopo di lucro, ha pubblicato la prima mappa globale delle cosiddette “flotte oscure”, ovvero dei pescherecci che non trasmettono la loro posizione o non appaiono nei sistemi di monitoraggio pubblici. La mappa rivela la portata della pesca illegale in tutto il mondo.

Questa mappa viene aggiornata quotidianamente e consente alle autorità, ai ricercatori e al pubblico di identificare i modelli delle flotte oscure e di costruire la comprensione necessaria per quantificare le minacce agli oceani, ha dichiarato Global Fishing Watch in un comunicato, ripreso da Occrp.

Oltre a praticare la pesca spesso illegale, non regolamentata e priva di licenza, a bordo dilaga la criminalità, dal traffico di esseri umani allo sfruttamento del lavoro, fino all’omicidio. Le navi sono state definite “flotta oscura” per la loro pratica di spegnere o offuscare in altro modo i loro sistemi Ais, che segnalano la loro posizione sulle onde.

Global Fishing Watch sta utilizzando le immagini radar satellitari per ridurre questa lacuna informativa e fornire i suoi risultati a chiunque voglia assicurarsi che i mari siano gestiti in modo equo e sostenibile.

La nuova mappa utilizza i dati radar del satellite Sentinel-1 dell’Agenzia Spaziale Europea. In precedenza questi dati erano stati utilizzati per rivelare circa 900 imbarcazioni di origine cinese che pescavano nelle acque della Corea del Nord.

«Vedendo e caratterizzando l’attività di queste grandi flotte oscure, possiamo iniziare a comprendere e quantificare meglio non solo la pesca illegale, ma anche molte altre attività umane che hanno un impatto sul nostro ambiente marino», ha dichiarato Global Fishing Watch.

L’enorme flotta oscura della Cina sta girando intorno al mondo, depredando gli oceani delle loro ricchezze in una frenesia senza legge che è stata paragonata al selvaggio West. Ma la Cina non è l’unico Paese a impiegare una flotta di pesca d’altura, anche se è esponenzialmente più grande di qualsiasi altra attualmente in campo.

Anche le petroliere russe hanno adottato questa pratica per sfuggire alle sanzioni imposte dall’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin.

Lucia Giannini