INTELLIGENCE. A che servono le informazioni segrete nell’infosfera Open Source?

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Per  anni, la comunità di intelligence, ad esempio quella  degli Stati Uniti, ha fornito ai leader militari e politici informazioni e analisi destinate ad aiutarli a prendere decisioni su questioni di sicurezza nazionale.

Dalla fine della Guerra fredda, tuttavia, l’architettura di intelligence a maglie strette è diventata sempre più un impedimento alla comunicazione tempestiva delle informazioni. In un’epoca di dati abbondanti, rapidi cambiamenti e nuove minacce, la comunicazione libera di idee e fatti è probabilmente più importante della protezione degli strumenti usati per raccoglierli.

Le agenzie di intelligence dovranno il loro successo futuro dipenderà dalla capacità di operare efficacemente in chiaro, per evitare l’irrilevanza. 

La storia della riforma dell’intelligence americana è molto lunga; negli ultimi mesi, gli appelli per rivitalizzare l’intelligence americana si sono intensificati. La maggior parte delle proposte politiche sono abbastanza convenzionali, incentrate sull’inversione della politicizzazione percepita, per esempio, o sull’adozione di nuove tecnologie, riporta Foreign Policy

Queste misure per gli addetti ai lavori sono insufficienti, perché lasciano intatta la macchina chiusa della raccolta e della diffusione delle notizie. Anche se questo enorme apparato globale produce circa 50.000 rapporti di intelligence all’anno, gli standard di sicurezza sono così rigidi che molti di essi sono letti solo da altri ufficiali di intelligence. Nonostante la sua missione di “dire la verità al potere”, la comunità dell’intelligence sta spesso parlando solo a se stessa. 

La rivoluzione dell’informazione ha seminato un crescente ecosistema di servizi di intelligence open-source di diverso genere. Le aziende private e le organizzazioni giornalistiche ora spesso battono la comunità di intelligence al suo stesso gioco, almeno in termini di velocità e accessibilità. E mentre i leader della comunità di intelligence potrebbero consolarsi sottolineando che le tecniche non sono così sofisticate o autorevoli come le loro, la verità è che la velocità e l’accessibilità vincono ogni volta.

Tuttavia, la comunità dell’intelligence lavora ancora sotto un presupposto viziato di esclusività. Le agenzie richiedono agli utenti di essere in strutture sicure solo per accedere all’intelligence creata dalla comunità, e il sistema, che spende la maggior parte del suo budget in costosi metodi di raccolta, si aspetta che gli analisti giustifichino la spesa massimizzando la quantità di materiale altamente riservato nei loro documenti e presentazioni. Gli analisti hanno poco, se non nessun, incentivo a rendere il loro prodotto più accessibile. Ma l’enfasi sulle informazioni raccolte segretamente di solito non è necessaria: le stesse o simili informazioni che sono state raccolte con mezzi segreti possono spesso essere trovate in fonti aperte che non richiedono protezioni di sicurezza e che i funzionari dell’intelligence potrebbero esplorare fruttuosamente se non fossero scoraggiati dal farlo. Per invertire questa tendenza all’isolamento, le informazioni open-source e le tecniche di ricerca e analisi ad accesso libero devono diventare una parte di routine del lavoro di intelligence. 

Le strutture tradizionali della comunità di intelligence sono notevolmente inadatte a questa nuova era di connettività onnipresente che travalica la compartimentazione degli argomenti utilizzata dagli apparati di sicurezza. Una comunità di intelligence aperta riconoscerebbe invece che le minacce alla sicurezza nazionale possono emergere spontaneamente e inaspettatamente da vettori che una volta erano considerati relativamente innocui. Si concentrerebbe meno sull’analisi che sulla sintesi, sulla comprensione dei problemi come un insieme integrato. Tale pensiero olistico non solo produrrebbe più idee e soluzioni migliori, ma fornirebbe anche ai responsabili politici una comprensione più completa delle questioni sfaccettate che le loro politiche devono affrontare. 

La comunità di intelligence, degli Usa cone anche altre, non dovrebbe smettere del tutto di raccogliere e mantenere i segreti. I professionisti dell’intelligence rimarranno sempre nel business di scoprire cosa dicono i leader stranieri a porte chiuse, per esempio, o di valutare un nemico prima di uno scontro sul campo di battaglia; ma occorre che vengano riallineate le risorse limitate spostando l’attenzione sul contesto, concentrandosi su problemi veramente difficili che solo le capacità di raccolta di intelligence tradizionale possono affrontare; per tutto il resto c’è l’Open Source. 


Graziella Giangiulio