ISIS infowar: piano B

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ITALIA – Roma 02/09/2014. L’infowar di Isis prosegue nonostante le agenzie di sicurezza continuino a chiudere a bloccare siti e account riconducibili allo Stato Islamico. 

Se Youtube, Twitter, e Facebook sono off limits, almeno negli intenti, (AGC: Social media Jihad) ai simpatizzanti del Califfato, l’organizzazione islamica ha un suoi piano B. Secondo l’agenzia Vocativ, in uno dei forum ufficiali di Isis, oggi chiuso, l’organizzazione avrebbe un piano in cinque punti per contrastare la sospensione dei suoi account, allo scopo di continuare nella sua strategia di intimidazione dei suoi nemici e reclutamento di nuovi seguaci: 

1. reindirizzamento dei sostenitori dello Stato islamico in social network diversi da Twitter; 

2. caricare video in siti diversi da YouTube;

3 utilizzare server alternativi per far uscire le pubblicazioni dello Stato islamico; 

4. hackerare e disturbare i canali televisivi occidentali o pro Occidente;

5 utilizzare alternative a JustPaste per pubblicare articoli e messaggi. 

Per Isis, inoltre, le diverse reti social possono servire i suoi interessi in maniera diversificata: Google può essere uno strumento efficace utilizzando e incrociando Google Calendar, Docs e Picasa. 

Come piattaforma social, Isis fa diretto riferimento a VKontakte, il secondo servizio di social networking in Europa. Vocativ ha identificato diversi account Isis aperti recentemente su VK come quello di Al-Hayat, la società di comunicazione ufficiale dello Stato Islamico, oggi chiuso. Altri account VK sembrano, per il media statunitense, copie carbone di quanto postato su account Twitter poi sospesi. Ad Isis fa gioco la politica di VK, secondo la quale non va rimosso nulla, anche in violazione di norme di copyright. Altra rete utilizzata era, perché oggi non c’è più, Diaspora, una rete decentrata senza server centrale fatta di “pods”, o sottogruppi regolati da una terza parte. Diaspora ha già fatto sapere di aver rimosso o di star rimuovendo il materiale jihadista dalla rete. Il tutto si incrocia con un utilizzo sempre presente dei canali più “tradizionali”: Twitter e Facebook. Per quel che riguarda l’utilizzo del network professionale, lo Stato Islamico ha detto di utilizzarlo creando profili con il nome di martiri della jihad o di personaggi della storia musulmana, ma non sembrerebbero esserci simili profili su Linkedin.